Togliere il “troppo” alla scuola: Zavalloni e la pedagogia della lumaca

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Togliere il “troppo” alla scuola: Zavalloni e la pedagogia della lumaca

L’elogio della lentezza e della qualità. Pagine da rileggere per la scuola di oggi. Di M. Concetta Messina 

zavalloni libri

Ho da poco ultimato la lettura del testo A scuola dalla lumaca che temporeggiava da un po’ sul mio comodino per mancanza di tempo. L’autore Gianfranco Zavalloni è stato un maestro e un dirigente scolastico ma per descriverlo i due epiteti sono troppo riduttivi perché egli ha fatto mille esperienze, comprese quelle di essere stato capo scout, di aver lavorato a Belo Horizonte, di essersi occupato del teatro dei burattini e di essere un creativo disegnatore dal tratto gentile ed onirico.

Qualche anno fa durante un convegno al quale capitai fu consigliato il suo primo libro La pedagogia della lumaca, che acquistai incuriosita soprattutto dal titolo. E come capita rare volte, mentre procedevo con la lettura ne rimasi letteralmente “folgorata” e mi venne in mente ciò che sosteneva Giovanni Pascoli:
“il poeta è colui che sa esprimere ciò che tutti pensano ma nessuno riesce a dire”.

In quella lettura trovai infatti esattamente descritte, condensate ed argomentate con adamantina coerenza e semplicità, tutte le idee sulla scuola che ho pian piano sedimentato nel corso dei miei anni di lavoro come maestra prima, e come dirigente scolastica ora. Vi trovai un’affinità così potente di intenti, una tale coincidenza di principi da rimanerne persino un po’ sgomenta.
Gianfranco mutua la sua impostazione pedagogica dalla migliore tradizione del nostro Paese (forti sono i richiami a Montessori, Milani, Malaguzzi, Lodi, solo per citarne alcuni) e racconta un corollario di aneddoti di ordinaria quotidianità scolastica dai quali trae spunto per riflettere e prendere posizione netta rispetto a tanti temi.

La centralità dell'esperienza

Zavalloni parte dalla centralità dell’esperienza spesso soppiantata oggi dalla realtà virtuale e punta i riflettori sul piccolo, sul vicino, sul familiare e sul vissuto che propone come basi per ogni apprendimento significativo.
Promuove la rivalutazione di attività manuali che spaziano dall’allestimento di un vero orto, all’uso degli strumenti del falegname, alla riscoperta del corsivo e della bella grafia ed esorta a non mettere gli alunni sotto una campana di vetro ma a farli misurare anche con la loro forza, la loro fisicità, il pericolo e il “vuoto”per far capire i limiti delle cose, per rendere capaci di sondarne i confini. 

Voti, fotocopie, compiti...

Il Maestro depreca restrittivi i voti numerici e auspica un ritorno ai meno sentenziali giudizi.
Invita gli insegnanti ad arginare l’uso massiccio ed indistinto delle fotocopie che rischiano di “uccidere la creatività”e chiede un ritorno al disegno dei bambini che ne valorizza lo stile, l’impronta, l’unicità. In tempi non sospetti Zavalloni solleva il tema dei compiti a casa esortando equilibrio e buon senso. Simpaticissimo in proposito è l’episodio in cui, in una circolare scritta per le vacanze di Pasqua, dopo aver fatto gli auguri intima ai maestri di non dare compiti agli alunni per salvaguardarne il doveroso riposo, altrimenti avrebbe provveduto lui ad appioppare loro qualche inaspettata incombenza.

Una scuola a misura di bambini

Egli immagina inoltre una scuola in cui tutto sia alla portata dei bambini: dai quaderni dal formato da rimpicciolire ai banchi ergonomici e su misura. Invita alla cooperazione degli alunni nella cura degli ambienti comuni che devono essere non solo puliti e sicuri, ma soprattutto funzionali e belli. E la bellezza per lui non ha una valenza solo estetica ma è una condizione da far respirare quotidianamente agli alunni.

Ma nel libro Gianfranco Zavalloni passa sostanzialmente un messaggio: l’elogio della lentezza. Rileva che ci sia oggi un “troppo” addosso ai bambini. Un troppo di tutto. Un troppo di informazioni che li bombardano, un troppo di libri, un’eccessiva richiesta di velocità e di prestazione. È urgente togliere qualcosa, tornare ai saperi di base da rifocalizzare, da selezionare, da scegliere e da approfondire con i giusti tempi per la sedimentazione e l’interiorizzazione.

“Passare dalla quantità alla qualità, ridurre la quantità delle cose che si fanno,e per ridurla bisogna andare più lenti, perché poi andando più lenti i bambini ricordano meglio”.

Una visione del mondo

Il libro che ho appena finito, al contrario del primo, parla poco di scuola ma è come se chiudesse un cerchio perché risponde alla domanda: da dove viene, come è maturata una tale visione di scuola?

Il secondo libro ci fa conoscere meglio l’autore, è un’atmosfera di pensieri e prospettive ad ampio raggio, è un clima, un luogo assiologico. Ne traspare una visione ecologica del vivere, una incessante ricerca di equilibri e legami tra l’uomo e la natura, tra l’uomo e il suo passato, le sue radici, la sua storia personale e irripetibile. È uno stare al mondo con passo felpato e discreto e con uno sguardo riconoscente. Vi si legge la continua tensione al rendere più ospitale e accogliente la terra e lo spazio che occupiamo come lascito per le generazioni future.
Gianfranco Zavalloni era un sognatore. E se non ci avesse, ahimè, lasciati troppo presto, chissà quante sorprese ci avrebbe ancora riservato.
Come dirigente scolastico si è speso, per ritornare al poeta Pascoli, per risvegliare nei suoi insegnanti quel “Fanciullino” che ognuno ha dentro, ma che la maggior parte del tempo è assopito. Il suo risveglio, Gianfranco lo aveva capito, può farci vedere il lato attraente di ogni cosa e farci volare con la fantasia in mondi meravigliosi.
Grazie Gianfranco.

La “fanciullina” che è in me Gianfranco l’ha sicuramente risvegliata perché quando, dopo la lettura della “Pedagogia della lumaca” contattai impunemente la sua amata Stefania, sua moglie ed insegnante anche lei di scuola primaria, l’emozione fu così forte che scoppiai a piangere e non riuscii a bofonchiare che delle banalissime insulsaggini.

Per saperne di più

Scuola creativa, il sito dedicato a Gianfranco Zavalloni 

Diario di scuola, il blog di M. Concetta Messina 
 

 

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M. Concetta Messina: 19 Febbraio 2019 Articoli

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