Come raccontare storie ai bambini: il "Manifesto del buon narratore"

Come diventare narratori coinvolgenti e attenti? Ecco un Manifesto con alcuni buoni consigli e indicazioni utili e sperimentate. Di Candelaria Romero e Circolo dei Narratori di Bergamo

di Redazione GiuntiScuola · 17 febbraio 2021
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2 Aprile 2019 Argomento: Sesamo didattica interculturale
 
 
 

Il Manifesto del buon narratore raccoglie una serie di consigli e di indicazioni per allenarsi al racconto e alla lettura di libri ai bambini. È il frutto del mio lavoro di anni come contastorie e affabulatrice ed è anche il risultato di percorsi formativi con lettori volontari che vogliono regalare storie ai bambini. Si compone di tre parti: prima di narrare; il racconto della storia; dopo la narrazione.

Prima di narrare

- Scegliamo di narrare storie che ci appassionano e che ci fanno stare bene. Storie che ci stanno a cuore e ci emozionano. Il piacere che troviamo nella storia lo trasmetteremo anche agli altri. Scegliamo una storia che in qualche modo si relaziona con la nostra vita, sarà più semplice da interiorizzare.

- Leggiamo tante volte la storia e facciamo in modo che diventi nostra. Togliamo gli aspetti della storia che non ci piacciono e aggiungiamo particolari a noi cari. Raccontiamo la storia ad alta voce, a noi stessi e poi a qualcuno che conosciamo.

- Man mano che diventiamo sicuri, cercheremo di ricordare bene le parti salienti della storia e le parole più importanti, gli intercalari e le espressioni che ritornano spesso, oppure immagini e sequenze essenziali. Non bisogna imparare a memoria il testo, ma saperlo raccontare in maniera efficace.

- Proviamo diversi modi di narrare per vedere quale si adatta meglio alla storia: leggendo il libro, raccontando (senza leggerlo), mimando, facendo suoni e rumori legati a quello che succede nella storia cambiando tono di voce, utilizzando oggetti, pupazzi, burattini a dita, una sedia come palcoscenico, mettendo una corona da re a tutti i bambini …

- Cerchiamo di trovare una simpatica introduzione alla storia. Questa parte è essenziale perché è il momento che ci aiuterà a creare un legame tra noi e chi ci ascolta. L'introduzione è una sorta di accoglienza che ci permette di prendere per mano i bambini e portarli dentro il mondo delle fiabe. Si può fare in mille modi: spieghiamo ai bambini in modo semplice perché abbiamo scelto proprio quella storia.

- Facciamo un piccolo “rito” prima di iniziare la narrazione: accendere una candela, fare luce, far chiudere gli occhi e immaginare insieme qualcosa che aiuti a creare un clima d'ascolto e di attesa.

- Possiamo anche recitare una filastrocca che funzioni da “apristorie”. Questa modalità veniva usata tradizionalmente dai contastorie per attirare gli spettatori nelle piazze. Ecco esempi di apristorie di Bruno Tognolini:

Stretta è la foglia, larga è la via
fate la vostra che faccio la mia.

Lunga lunghissima sia la mia strada
dovunque porti, dovunque vada ….

Apro la bocca e dico la rima
ride il silenzio che c’era prima.

Un filo brilla fra le parole
mare con mondo, luna con sole….

(Bruno Tognolini da “Rima rimani”)

Il racconto della storia

- Narrare la storia davanti a un gruppo di bambini vuol dire che tanti occhi ci fissano e aspettano da noi qualcosa di bello! Questi sguardi vanno ricambiati. L’introduzione serve anche a questo, ci abitua ad avere un primo contatto visivo con il gruppo che va mantenuto nel tempo. Mentre narriamo, guardiamo il gruppo, senza fissarci su un singolo bambino. Il nostro sguardo è vagabondo, va e viene dall’uno all’altro: si ferma, riprende, si fissa per poi cambiare direzione in modo naturale.

- Stare comodi . Qualcuno preferisce raccontare in piedi, oppure è più a suo agio se racconta stando seduto. C’è chi sta in mezzo ai bambini, disponendoli tutti davanti a sé, o in semicerchio, o tutti in un cerchio, seduti su sedie, per terra…

- La luce . Si possono creare effetti di luce e ombre con le luci seguendo i passaggi del testo. Ad esempio stava dormendo e poi si è svegliato”, “siamo arrivati in un bosco tutto buio”, “al tramonto tutti hanno guardato il sole meravigliati...”

- I gesti sono come lo sguardo e vanno misurati. Sono gesti calmi, ponderati e a volte sorprendenti. Gesti naturali che ci aiutano a dare un ritmo e una vivacità alla storia. Non sprechiamo i gesti, se sono troppi fanno andare i bambini in confusione e a lungo andare stufano!

- La voce che usiamo è la nostra voce naturale ; usiamo il nostro timbro senza affaticarci. Durante la narrazione, possiamo poi variare tonalità e volume, ma tornando sempre alla nostra voce.

- Non dimentichiamoci di RESPIRARE ! In realtà il segreto sta tutto qui; nel nostro respiro. Manteniamo un respiro profondo, lento e calmo.

- Interpelliamo i bambini . Guardiamoli mentre raccontiamo, facciamo delle domande, chiediamo il loro parere; “ Secondo voi lo troverà?”, “Ma chi sarà stato?”, “Chi di voi mangia le carote come il coniglietto”. Stringiamo la mano a diversi bambini facendo bau bau, “Io sono la principessa Vanessa” fai un giro su te stessa e chiami qualcuno a fare un giro “ Fatemi vedere le vostre zampine ” e accarezzi le loro mani …

Dopo la narrazione

- Finita la narrazione, concludiamo come abbiamo iniziato e cioè con un piccolo rito di chiusura . Può essere identico all’introduzione: canzone, filastrocca, commento alla storia o semplicemente un ripercorrerla insieme guardando le illustrazioni del libro. Questa pratica del far memoria di quello che abbiamo appena ascoltato è molto utile per i più piccoli.

- Esempi di chiusura : una canzoncina o soltanto il ritornello di una canzone conosciuta che ha vedere con il nostro racconto. Si canta, si battono le mani, si fa un girotondo, si balla due a due.

- Raccontiamo ai bambini la nostra emozione per aver vissuto questo momento insieme; “ Grazie di essere venuti, mi è proprio piaciuto raccontarvi questa storia che mi piace tanto” … “che mi raccontavano sempre quando ero piccola” … “che è la mia preferita”, “che racconto ai miei figli prima della nanna ”. Chiedete loro: “ Vi è piaciuta questa storia?” un pochino, molto, tantissimo?, “la conoscevate già?”, “cosa vi è piaciuto di più?”, “non credete che l’elefante sia un po’ furbetto?”, “vi ricordate chi ha vinto la corsa?” …

Buona narrazione!

Per saperne di più

Informazioni in questo PDF

 

“Le storie sono un’ancora” è il titolo di un progetto, che viene condotto da quattro anni a Milano e ora anche di un libro che lo racconta (Favaro, Negri, Teruggi, Le storie sono un’ancora , Franco Angeli, Milano 2018).

 
 
 
docente