Dire, fare, giocare: per imparare l’italiano a scuola

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Dire, fare, giocare: per imparare l’italiano a scuola

Attivare più funzioni linguistiche per potenziare e imparare l’italiano. Di Antonio Di Pietro

Di Pietro foto

Fra le tante cose che potrei fare per cominciare un nuovo anno scolastico è riordinare un po’ le idee. Rispolvero qualche teoria che vorrei “mettere in pratica ludica” in contesti plurilingui.

Parole per...

Mi soffermo sulle teorie delle “funzioni linguistiche” che considerano la lingua come una vera e propria azione. Balboni, integrando i modelli di Jakobson e Holliday, parla di sei funzioni da intendere come lo scopo di un atto comunicativo.

 

È ovvio che quando parliamo si attivano più funzioni linguistiche, ma questo schema di riferimento mi permette di acquisire maggiore consapevolezza sul fatto che ci sono “parole per...”.

 

Ogni “dire” è anche un “fare”

Se la lingua ha diversi modi funzionali per essere utilizzata, la prima cosa che penso è quella di fare ogni tanto un “bilancio” di come sollecito le parole a scuola. Quanto mi soffermo sulle parole utili a relazionarsi? Su quelle per riflettere sulla lingua? E quelle per descrivere il mondo intorno a noi?

 

Giocare… con le parole

Un secondo pensiero è relativo a quei giochi che possono attivare una o più funzioni linguistiche, in modo da offrire diversi spunti motivazionali per imparare e potenziare l’italiano.

A questo punto, mi prendo un po’ di tempo.

I prossimi post che scriverò su questo blog saranno dedicati ai giochi che attivano “parole per...”. Ovvero, come una situazione di “necessità” può creare “virtù ludica”.

 

Per saperne di più

Balboni P. E., Le sfide di Babele. Insegnare le lingue nelle società complesse, UTET, Torino, 2012.

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