SOS relazioni in classe: mini-corso di comunicazione corretta

Che cosa fare in una classe quando cogliamo segnali di malessere e di conflitto? Una proposta in cinque lezioni per imparare a comunicare in maniera corretta e a gestire i conflitti. Di Francesca Tamanini, SSPG IC Fondo - Trento.     

di Redazione GiuntiScuola · 21 novembre 2016
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Segnali di malessere in classe

Può succedere che la convivenza in classe si faccia a tratti difficile . Ma sì, forse capita anche anche nelle classi migliori, quelle dove tutti sembrano andare così meravigliosamente d'accordo! E allora ecco che l'insegnante, il solito insegnate idealista che cerca di essere attento ai sottili comportamenti verbali e posturali che segnalano i malesseri degli alunni, si trova a scegliere con quale "paracadute" atterrare in classe ...
In passato avevo adottato la strategia della cassetta delle lettere : ogni settimana un alunno-postino ritirava le lettere scritte dagli alunni alla classe o a singoli compagni e poi si discuteva a lungo sui temi emersi.
La corrispondenza aveva suscitato un certo interesse e molte questioni erano state sollevate e risolte dagli alunni stessi, anche attraverso la mia mediazione. Ma questo strumento ad un certo punto mi era sembrato eccessivo, perché, intervenendo direttamente sui conflitti, si finisce spesso per essere giudicanti, si parla molto e si ascolta poco .

La mia seconda di scuola secondaria di primo grado aveva invece bisogno di una strategia nuova, più trasversale: immaginavo di operare per i miei ragazzi un alleggerimento dei conflitti per una maturazione delle modalità di relazione . Infatti in classe si era lavorato poco in cooperative-learning e quindi gli alunni mostravano delle rigidità nella scelta dei compagni di gruppo o nel trovare accordi di lavoro.

Ragazzi, vogliamo imparare la comunicazione corretta?

Ho scelto quindi di dedicare c inque lezioni della durata di due ore ciascuna alla comunicazione corretta . Ho definito un setting a ferro di cavallo per la prima lezione: in questo modo avrei potuto impostare il lavoro mediando gli interventi attraverso domande-guida e operazioni di feedback (semplificando molto: che cosa si narra? che cosa dice questo a te? quando questo può succedere nella realtà?). Nelle tre lezioni successive gli alunni svolgevano i compiti di comunicazione assegnati in quattro isole rettangolari formate dai loro banchi. L'ultima lezione sarebbe stata svolta con gli alunni disposti nei banchi in posizione frontale rispetto alla cattedra. In quest'ultima fase ognuno avrebbe compilato individualmente un questionario e scritto un testo libero di carattere riflessivo sul lavoro condotto. Ho tratto i materiali di lavoro da Organizzare i gruppi cooperativi (E. G. Cohen, Erickson).

1. Nella prima lezione ho letto un breve racconto ( Il fiume dell'alligatore ), nel quale la protagonista Abigail rompe un paio di occhiali in un incidente: i vari personaggi interagiscono per risolvere il problema, ma ciascuno lo fa, agendo in modo non completamente corretto. Dopo aver compreso bene il racconto, il compito degli alunni consisteva nell' ordinare i personaggi del racconto dal peggiore al migliore , argomentando le proprie scelte.

a. Dopo una doppia lettura svolta da parte dell'insegnante, due alunne (la prima di madrelingua italiana, la seconda di madrelingua non italiana) hanno raccontato più volte la storia con parole proprie.
b. Quindi gli alunni hanno espresso liberamente il proprio pensiero motivato : nessuno era obbligato a parlare; si poteva criticare il pensiero altrui, avendo però l'accortezza di non sovrapporre le voci e di commentare solo quando chi parlava aveva finito di esprimersi.
Come insegnante ho sempre solo chiesto spiegazioni o ripetuto argomentazioni , avendo cura di non esprimere posizioni o commenti sulla storia o sulle opinioni.

2. Nelle tre lezioni successive sono state proposte alcune situazioni conflittuali che potrebbero succedere in classe : un alunno che viene escluso dal gruppo, un compagno che gira per la classe senza svolgere il compito assegnato al gruppo, un alunno che prende sempre buoni voti ma non aiuta mai gli altri.
I gruppi di comunicazione corretta sono stati inizialmente costituiti liberamente dagli alunni, per poi essere rimescolati secondo nuovi vincoli: due femmine non possono sedere vicine, almeno due membri del gruppo devono essere diversi rispetto ai gruppi precedenti, eccetera. Si discuteva il caso proposto osservando progressivamente precise regole (suggerite dal testo teorico di riferimento), che venivano controllate da un moderatore: si può discutere per 5 minuti; ognuno può parlare solo per 15 secondi, con una pausa di almeno 3 secondi fra un intervento e l'altro; si può parlare solo ricollegandosi a ciò che è stato detto subito prima; nessuno può parlare una seconda volta prima che nel gruppo siano intervenuti tutti.
La soluzione trovata dal gruppo veniva poi comunicata alla classe dal capogruppo, che diceva anche come si era svolta la comunicazione, se le regole erano state rispettate e quali erano state le difficoltà.

3. Dopo quattro lezioni gli alunni erano molto più disponibili a cambiare gruppo , avevano imparato a comunicare in modo più tranquillo ("se fai così noi ci sentiamo...", invece di "smettila di ..." ; "potresti cercare di ..." invece di "non ... !"), tutti avevano trovato il coraggio di intervenire sia nel piccolo che nel grande gruppo e si erano sentiti ascoltati.
Il questionario somministrato ha messo in evidenza alcuni apprendimenti sociali, che sono stati poi espressi dagli alunni anche nei testi liberi scritti immediatamente dopo la compilazione del questionario. I testi erano stati scritti con una grafia molto più ordinata del solito e presentavano un'ampia correttezza grammaticale e sintattica , oltre che una certa profondità a livello di significato.

Il conflitto può aiutare a crescere

Finalmente, come "insegnante equilibrista" (G. Favaro, A scuola nessuno è straniero . Giunti), mi sentivo soddisfatta di aver scelto il "paracadute" giusto per atterrare nella mia classe seconda . Avevo proposto un lavoro prevalentemente orale: senza gomme né matite, avevo favorito la creazione di un clima pulito ed attento, che aveva liberato i miei scolari, permettendo l'espressione di sé (a voce e per iscritto) senza più paura del giudizio altrui .
La leggerezza del lavoro trasversale sui conflitti e l'apprendimento di alcune modalità di comunicazione corretta tra pari hanno sciolto dei nodi di comunicazione e di pensiero: sono migliorate la sicurezza di sé e l'accettazione dell'altro.
Al termine dell'attività si è posta l'evidenza che il conflitto non è di per sé qualcosa di assolutamente negativo; il conflitto può essere comunicato e può rappresentare un'opportunità di crescita nell'espressione corretta dei propri bisogni (essere ascoltati, trovare un proprio spazio nel gruppo, essere rispettati nelle proprie debolezze) e nell'accettazione serena degli altri.

Francesca Tamanini - Insegnante di italiano, SSPG IC Fondo - Trento

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