I bisogni linguistici degli alunni di 8-10 anni

Quando si parla di bisogni di alunni stranieri, si ha la tendenza ad affrontarli come un tutto indifferenziato. E invece... Di Maria Cristina Peccianti 

di Cristina Peccianti · 12 ottobre 2018
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Il tema dei bisogni linguistici degli alunni stranieri viene in genere affrontato in modo globale e indifferenziato, come se i bisogni di alunni di prima fossero uguali o molto simili a quelli degli alunni di quinta, e si tende a impostare le risposte didattiche più sulla base dei livelli di conoscenza dell’italiano che dell’età. Tanto che accade che alunni stranieri, con competenze minime o nulle in L2, vengano inseriti in classi inferiori rispetto a quella adeguata all’età, anche se rimane difficile capire quale possa essere il vantaggio che gli alunni ne possano ricavare.

Mentre possiamo ipotizzare che ne abbiano degli svantaggi, a cominciare dal ritardo scolastico, che favorisce quanto meno gli abbandoni.

I bisogni cognitivi crescono

Nell’individuazione dei bisogni, nel caso della L2, si parla molto di bisogno di comunicazione, ma è un termine tuttavia vago, che può essere definito in termini di obiettivi concreti assai diversi.

I ragazzi stranieri inseriti nella scuola italiana, oggi in gran parte nati in Italia ed esposti fin da piccolissimi all’italofonia, hanno certamente bisogno di essere supportati nell’impatto con la lingua scritta, la comprensione dei testi e la lettura a scopo di studio. E ciò fin dai primi anni e ancor più negli anni successivi, pur non sottovalutando per questo l’oralità

In ogni caso, l’ età dei ragazzi ha un peso non indifferente sui loro bisogni linguistici, che non possono essere scissi da quelli più generali di natura cognitiva, a cui è assolutamente necessario dare delle risposte in termini di obiettivi e di attività. Queste, anche a parità di livello linguistico, devono essere sempre differenziate a seconda delle caratteristiche evolutive , escludendo la possibilità di utilizzare con alunni di 10 anni attività, pensate per quelli di 6, solo perché adeguate alla loro scarsa competenza linguistica. Ne deriverebbe un danno incalcolabile in termini di svalutazione implicita, percezione dl sé e motivazione all’apprendimento della L2.

Dentro la didattica

Per impostare una progettazione adeguata ed efficace, dobbiamo anche considerare i profili e i bisogni individuali ad essi legati. E’ perciò importante conoscere non solo il livello di competenza linguistica in ingresso di ciascun alunno, ma anche le caratteristiche della lingua e cultura di origine e della scuola frequentata, la famiglia, la storia di immigrazione, le attività extrascolastiche, le relazioni con i compagni, in classe e fuori.

Creiamo magari un dossier per ogni alunno, in cui annotiamo tutti gli elementi utili a mettere a fuoco ogni alunno nella sua molteplicità di aspetti individuali, positivi e negativi, e non solo nella sua identità di “straniero” portatore di una sacca vuota che la scuola deve riempire. Questo dossier ci aiuterà a prevedere che magari dobbiamo essere più ripetitivi con gli alunni cinesi abituati a stili didattici centrati sulla ripetizione o che dobbiamo favorire le attività di gruppo con quei bambini che risultano avere scarse relazioni, che dobbiamo rispettare il silenzio di chi ha bisogno di tempo per interiorizzare l’idea che il rumore delle nostre classi è normale o incoraggiare i timidissimi a tirare fuori la voce.

Saranno dunque preziose tutte le informazioni che riusciremo a reperire dai mediatori culturali, su internet, su libri e riviste specializzate, relative alle diverse lingue e culture di origine e al tipo di pedagogia e didattica che caratterizza le scuole dei diversi paesi.

Per saperne di più

Maria Cristina Peccianti, Età, classe e livello linguistico , Sesamo online, ottobre 2014

Da “CDLEI”, Una nuova bibliografia sulle famiglie della migrazione , Sesamo online, settembre 2018

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Maria Cristina Peccianti, I bisogni linguistici degli alunni di 6-7 anni , Sesamo online, settembre 2018