Dire e riferire: dal discorso diretto al discorso indiretto in italiano L2

Una delle difficoltà più rilevanti per gli alunni non italofoni è il passaggio dalla lingua orale allo scritto. Una proposta per allenarli a trasformare il discorso diretto in quello indiretto. Di Rosaria Solarino. 

di Redazione GiuntiScuola · 24 marzo 2017
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Dal parlato allo scritto

Una delle abilità più difficili da acquisire per un parlante straniero, immerso in una lingua costituita essenzialmente da discorsi diretti, consiste nella capacità di trasformare questi dialoghi in un testo scritto coeso che ne renda fedelmente il contenuto. La scrittura ha questo vantaggio rispetto al parlato: consente di capire che cosa succede in una interazione tra persone anche se non si è presenti durante il suo svolgimento. Si perde in autenticità, in freschezza, ma si guadagna in capacità di cogliere contenuti 'generali', validi per tutti coloro che ricevono il messaggio e, considerazione non secondaria, addestra alla comprensione e alla produzione di testi 'scolastici'. Quante volte si chiede a scuola di raccontare un'esperienza, personale, di riassumere in Storia, per esempio, un avvenimento che magari contiene dei discorsi diretti, oppure di riportare l'osservazione diretta di un fenomeno nell'ora di scienze?

Allievi stranieri ben scolarizzati nel loro paese d'origine sapevano, probabilmente, già farlo nella loro lingua materna e possono recuperare questa abilità nella nuova lingua, mentre altri devono imparare queste abilità direttamente in italiano.

Questa consapevolezza mi ha spinto a strutturare una parte del percorso di rafforzamento della conoscenza dell'italiano L2 nei miei studenti di scuola secondaria di primo grado in modo da metterli di fronte alle trasformazioni linguistiche che è necessario realizzare in italiano passando dal discorso diretto a quello indiretto , e di farlo man mano che procedeva la loro esposizione alle strutture del parlato.

I personaggi del filmati da cui partono le lezioni si fanno spesso delle domande, introdotte per lo più attraverso 'parole interrogative' (chi, che cosa, quale/che/ , quanto, dove, come, quando, perché), ma anche, fin dall'inizio, con frasi che richiedono, se trasportate nella forma indiretta, l'uso del se. "Vuoi una gomma?" per esempio nella forma indiretta diventa "X chiede a Y se vuole una gomma". Va tenuto presente che le trasformazioni indotte dal passaggio alla forma indiretta non sono affatto semplici, dal punto di vista linguistico: alla seconda persona del verbo si sostituisce la terza (con conseguenze 'a catena' sui pronomi ed aggettivi possessivi), poi bisogna discriminare i casi in cui c'è la parola interrogativa da quelli in cui è necessario inserire il se...

A proposito: il fatto che la scolarizzazione pregressa e lo sviluppo avanzato di funzioni espressive 'alte' nella propria e in altre lingue apprese in precedenza influiscono, e molto, sulla rapidità con cui un allievo le converte all'italiano (appena si mette in moto la sua motivazione all'apprendimento!). Questo è confermato dalle reazioni di due dei miei studenti, entrambi filippini. Il primo, Jade, è in Italia da due anni, la seconda, Chris, è arrivata all'inizio di quest'anno scolastico, ma è molto motivata e diligente. Jade conosce bene l'inglese e non è molto sicuro di voler restare in Italia: fino all'anno scorso fingeva di non capire l'italiano e rispondeva a monosillabi o costringeva l'interlocutore a comunicare in inglese. Quest'anno è più motivato e volenteroso, sembra, e il suo buon livello di conoscenza dell'inglese lo ha portato ad afferrare subito -insieme alla nuova arrivata, con cui si è scambiato una rapida battuta sulla questione- il parallelismo tra il se che introduce un'interrogativa totale in italiano e l'inglese if con la stessa funzione.

Luca: "Senti, vuoi una gomma?"

Ma vediamo come si può arrivare a un controllo su queste strutture, indispensabili per riferire i discorsi diretti e dunque per realizzare correttamente una serie di testi in italiano, tra cui trame, resoconti e riassunti. La via che ho scelto è quella di provare a fermarmi su queste strutture dopo un certo numero di lezioni e dunque dopo l'esposizione ripetuta a una serie di interazioni dirette realizzate dai personaggi dei filmati che contengono diverse forme interrogative, totali e parziali. Per esempio già il dialogo del primo filmati contiene una interrogativa parziale ("tu quanti anni hai" e una totale "vuoi una gomma?").

Bisogna anche tenere presente che, oltre all'input contenuto nei dialoghi, le forme dirette e indirette e la loro equivalenza semantica erano ''offerte' all'apprendimento nei file contenenti domande e risposte. La loro funzione è quella di ampliare la lingua accessibile all'apprendimento attraverso una serie di riformulazioni della forma originaria, che ne permette l'assimilazione graduale. Per esempio, tra le domande e risposte relative al primo filmato c'erano le seguenti:

Luca chiede a Gianni se vuole una caramella?
Luca chiede a Gianni: “Vuoi una caramella?”
Luca chiede a Gianni se vuole una gomma, una gomma da masticare.
Luca chiede a Gianni : ”Vuoi una gomma?”.

Come si vede, in questa lezione vengono ripetute più volte strutture equivalenti del discorso diretto e indiretto, in modo da facilitare la comprensione e agevolarne l'acquisizione in modo naturale. Ho letto ad alta voce le domande e le risposte di questa lezione e ho chiesto ai ragazzi a turno di rispondere, prima con sì/no e poi tentando una risposta più ampia, sulla scia di quella originale. L'esercizio non ha creato apparenti difficoltà: la comprensione sembrava assicurata e le strutture venivano ripetute in modo corretto.

La stessa tecnica è stata impiegata per i dialoghi dei filmati successivi. A questo punto ho voluto fare un passo in più e ho cominciato a lavorare sulle strutture della lingua scritta in italiano.

Fornire sempre dei modelli

Man mano che i testi dei dialoghi venivano 'processati' (cioè ascoltati e riascoltati più volte e riprodotti per iscritto con la tecnica dell'autodettato) ho scritto io stessa una breve trama dei filmati e l'ho dettata ai ragazzi . Il testo dettato ripeteva in gran parte parole che i ragazzi avevano potuto vedere scritte più volte, ma presentava anche altre parole, non conosciute ma facilitate nella loro comprensione dal contesto. Dunque si trattava di un dettato 'facilitato' dalla conoscenza di gran parte del lessico utilizzato. Ho ripetuto la procedura per tutti i filmati e dopo un paio di mesi ho messo su due colonne parallele i testi originali e le trame scritte da me , che trasformavano il discorso diretto in indiretto, e ho distribuito questi testi a tutti i ragazzi, che li hanno incollati sul quaderno.

Queste liste parallele del modo in cui si parla 'in situazione' e fuori contesto costituiscono d'ora in poi i modelli su cui confrontano le loro produzioni. Il passo successivo è stato infatti di far inventare loro delle brevi scenette orali in cui due ragazzi hanno uno scambio di battute dirette e poi a turno 'raccontano' la loro interazione in modo 'oggettivo' ad altri. Il dato positivo è che molti di essi (non tutti, certo) vanno a controllare le strutture utilizzate sui 'modelli' che ho distribuito.

Sugli aspetti linguistici di questa attività ci sono infine un paio di altre osservazioni da fare. La prima è che nello scegliere il tipo testuale in cui fare esercitare gli apprendenti conviene preferire la trama . La trama è per sua stessa natura raccontata al presente e dunque non richiede l'adozione delle forme verbali del passato, che rappresentano sempre una difficoltà in più per apprendenti ancora iniziali di italiano.

La seconda osservazione, questa volta morfologica, è che le trasformazioni di frasi dirette in indirette richiedono di modificare anche la persona del verbo . Nel dialogo chi parla e chi ascolta si esprimono con 'io' e 'tu', con la prima e la seconda persona, nella trasformazione indiretta esse diventano entrambe terze persone: X chiede a Y che cosa vuole. Richiamare l'attenzione sulle differenze di forma tra le voci del verbo utilizzate può indurre un miglior controllo sulle forme del verbo, un'attenzione maggiore sulle finali delle parole.

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