A comprendere il testo si insegna

Se tutti i bambini e i ragazzi faticano a comprendere i testi scritti quali sono le responsabilità della scuola? E quali le particolari difficoltà degli stranieri e le risposte didattiche più efficaci?

di Cristina Peccianti · 03 novembre 2015
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Leggere e comprendere: una difficoltà generalizzata

Oggi pare che i tutti i bambini e ragazzi fatichino un po’ a comprendere i testi scritti, trovandosi spesso spiazzati soprattutto di fronte ai testi espositivi delle discipline, i più lontani dal linguaggio orale. I motivi? Sicuramente la grande esposizione agli audiovisivi e quindi a una lingua orale interattiva filtrata dalle immagini, l’uso sempre più esteso dei telefonini, con l’assunzione di tutte le semplificazioni dello scambio di immagini senza parole, dei messaggi vocali e degli SMS, a scapito della lettura personale o quella fatta dagli adulti, con una erosione progressiva del contatto con la lingua scritta e le sue caratteristiche.
Ma anche forse un ritardo della scuola nell’adeguarsi ai cambiamenti, affrontando con determinazione e fin dalla scuola dell’infanzia il tema dell’avvicinamento dei bambini alla lingua scritta e quello dell’insegnare a bambini e ragazzi, in modo graduale per tutto il primo ciclo di istruzione, a comprendere ciò che leggono.
Per questo è a nostro avviso urgente sostituire a un insegnamento basato sulla teoria dell’impregnazione, secondo la quale il contatto ripetuto con la lettura di molteplici testi costituisce il principale motore di sviluppo e successo, un insegnamento diretto ed esplicito , centrato sulla consapevolezza dei meccanismi soggiacenti alla comprensione e su un approccio strategico verso le sue difficoltà.

Le specifiche difficoltà degli alunni stranieri

Guardando poi allo specifico degli stranieri , se osserviamo gli scarti medi fra i risultati degli alunni italiani e stranieri nelle prove nazionali, dal 2009 al 2015, vediamo che essi sono sempre statisticamente significativi e, con l’aumentare del numero di alunni stranieri che hanno sostenuto le prove negli ultimi anni, lo scarto tende ad aumentare, soprattutto per le prime generazioni. E’ un’informazione importante che purtroppo non può che significare che la scuola è ben lontana dal riuscire a colmare le carenze linguistiche degli alunni stranieri, mettendoli in grado di leggere e comprendere testi al pari dei coetanei italofoni, e che la comprensione del testo appare essere un punto molto critico, su cui verosimilmente si riverberano in modo forte le carenze linguistiche e anche quelle relative a talune conoscenze pregresse di tipo latamente culturale. Ed è un punto critico anche per il suo valore di prognosi, in quanto indice di difficile accesso ai saperi e alle attività di studio, specie ai livelli superiori di scolarità, quando i testi diventano sempre più complessi e viene richiesta piena autonomia e padronanza nella loro lettura e gestione.
Accade purtroppo che in un contesto in cui non ci sono interventi mirati a colmare le lacune linguistiche, a insegnare strategie, a riconoscere i segnali che permettono di non perdersi fra le parole, per molti bambini e ragazzi stranieri il testo rimanga come uno scrigno chiuso di cui non posseggono la chiave.
Questo “divieto di accesso” si ripercuote poi pesantemente su tutto l’apprendimento, aumenta il dislivello di preparazione fra italiani e stranieri (secondo i dati del MIUR nel 2012-2013 i quindicenni in ritardo erano ancora il 67,2% del totale degli stranieri, e a dieci anni il ritardo riguardava comunque un non insignificante 20,7%), aumenta la demotivazione dei ragazzi immigrati i quali hanno difficoltà a rapportarsi con i coetanei italiani, anche a causa della scarsa corrispondenza fra età e classe frequentata.

Una piccola rivoluzione

La scuola, riflettendo su questi dati, deve compiere sulla lettura una piccola rivoluzione, cioè passare dal principio, seguito per tanto tempo, che la lettura si apprende, attraverso le spinte motivazionali, i modelli familiari e sociali, al principio che la lettura si insegna , ed è compito primario della scuola insegnarla.
Si tratta quindi di elaborare strategie didattiche mirate, in modo che tutti, ma proprio tutti, gli alunni della scuola di oggi siano domani dei lettori esperti, con piena padronanza di una competenza, che, ne siamo certi, per quanto la tecnologia possa cambiare i canali di trasmissione, sarà sempre di primaria importanza. Dalla società dell’alfabeto non si torna indietro!

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