Pensare e scrivere

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La scrittura manuale ha un’enorme potenzialità educativa, perché spinge a una riflessione più profonda e a manifestare un pensiero meglio formulato? I risultati dell'esperimento "Nulla dies sine linea".

Nulla dies sine linea

I bambini non sanno più scrivere a mano?

Da tempo molti insegnanti segnalavano al Laboratorio di Pedagogia sperimentale dell’Università Roma Tre una crescente difficoltà da parte dei loro allievi nel produrre testi ricorrendo alla scrittura manuale. Era sempre più frequente osservare l’abbandono della scrittura corsiva, a favore di caratteri stampatelli o maiuscoli. In vari casi si assisteva al tentativo di ricreare una sorta di corsivo, collegando fra loro i caratteri maiuscoli.

Si potevano formulare varie ipotesi circa le ragioni della caduta della capacità di scrivere a mano, così com’era possibile immaginare che nel seguito tale incapacità avrebbe contribuito a espandere ulteriormente l’estraneità degli adulti nei confronti del linguaggio scritto che costituisce da almeno un quarto di secolo un aspetto critico nel profilo culturale delle popolazioni dei paesi industrializzati. Ma anticipare interpretazioni o proiettare le conseguenze di ciò che si stava lamentando in un futuro più o meno lontano poteva distrarre l’attenzione dal fenomeno specifico.

Per questa ragione, nell’autunno del 2013, ho proposto ai miei colleghi del Laboratorio di avviare un esperimento centrato specificamente sullo sviluppo della capacità di scrittura manuale, conseguente alla sua pratica quotidiana.

Un testo al giorno...

Dopo aver incontrato e discusso con i dirigenti e gli insegnanti di due scuole primarie, una di Ostia e l’altra della periferia orientale di Roma, è stato raggiunto un accordo: ogni giorno, dalla metà del gennaio 2014 alla fine di aprile, sarebbe stato proposto a circa 380 alunni di terza, quarta e quinta di scrivere un breve testo, rispettivamente di quattro, cinque e sei righe. L’esperimento è stato chiamato, riprendendo un’espressione di Plinio il Vecchio (il quale a sua volta l’aveva desunta dal pittore greco Apelle), Nulla dies sine linea, nessun giorno senza tracciare un segno: quel che si voleva verificare era quali fossero le modifiche nel profilo culturale dei bambini derivanti dalla pratica quotidiana della scrittura.

Sono state organizzate le attività in modo da sottrarre pochissimo tempo allo svolgimento delle attività didattiche: tutte le operazioni, la scrittura da parte dei bambini e gli adempimenti organizzativi da parte degli insegnanti, si sarebbero esaurite in 15 minuti.
Prima dell’inizio dell’esperimento, presso il Laboratorio è stato elaborato un elenco di argomenti sui quali gli allievi avrebbero potuto esercitare la loro capacità di scrittura. È stato un lavoro di notevole impegno, perché si è deciso di non proporre mai argomenti che potessero creare imbarazzo (e, di conseguenza, rifiuto) anche solo in una piccola parte di allievi. Per questa ragione non sono stati proposti argomenti centrati sulla famiglia (oggi i contesti di vita dei bambini sono estremamente vari), sui beni di consumo (le differenze sociali avrebbero determinato un vantaggio per alcuni, e uno svantaggio per altri), sulla religione (parte della popolazione è laicizzata e, anche per effetto dell’immigrazione, cresce il numero di quanti praticano religioni diverse da quella cattolica) eccetera.

Si è visto nel seguito che questa cautela era necessaria. Un errore che abbiamo commesso è consistito nel chiedere di descrivere una festa di compleanno: un bambino ha scritto di essere un testimone di Geova e quindi che non festeggiava i compleanni, considerati una festa pagana.

I risultati

In pochissimi giorni, dopo l’avvio delle attività, gli allievi non solo si sono abituati a corrispondere alle richieste nei modi indicati, ma hanno mostrato di gradire la pratica della scrittura manuale. Col procedere dell’esperimento, gli insegnanti ci segnalavano cambiamenti importanti nel comportamento degli allievi: si manifestava un nuovo piacere di scrivere, era evidente l’impegno per riacquisire il controllo della penna, si osservava un progressivo ritorno all’uso del corsivo. L’esperimento ha prodotto una quantità enorme di dati (sono stati raccolti oltre 25000 documenti manoscritti), dai quali si possono trarre indicazioni di grande interesse che riguardano sia il problema tecnico della scrittura, sia le sue implicazioni sullo sviluppo linguistico.

Proprio tenendo conto della rilevanza che nell’esperimento avrebbe avuto lo sviluppo del linguaggio, è stato elaborato un modello interpretativo dei dati tutto orientato a cogliere le modifiche che sarebbero intervenute attraverso il tempo. Quel che si voleva accertare non era il quadro sincronico (rilevabile in un momento determinato), ma quello diacronico, derivante dalle modifiche gradualmente intervenute nell’intera durata dell’esperimento. E in effetti, l’interesse dei risultati ottenuti sta proprio nelle tendenze che si sono manifestate attraverso il tempo: al miglioramento della capacità tecnica di scrittura ha fatto riscontro l’uso di un lessico più ricco, una formulazione più appropriata dei testi, un incremento di parole piene e una riduzione corrispondente di quelle vuote.

Dall’esperimento si ricava che la scrittura manuale ha un’enorme potenzialità educativa, per il fatto che spinge a una riflessione più profonda e a manifestare un pensiero meglio formulato. La scrittura manuale non richiede il ricorso a particolari dotazioni tecniche (che oltretutto sono rapidamente superate dallo sviluppo tecnologico): il dominio dei simboli è molto più importante della superficie che li accoglie e dello strumento col quale sono tracciati. Altre soluzioni sono praticabili al momento, ma non è detto che lo siano di qui a pochissimi anni: scrivere a mano è per sempre. Nel lungo corso della vita, la scrittura manuale continuerà a sostenere l’espressione del pensiero anche quando soluzioni che oggi appaiono cariche di suggestioni saranno state coperte dalla polvere del tempo.

Per saperne di più

Benedetto Vertecchi: 15 Dicembre 2014 Articoli

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