Imparare è creare

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In che modo la scuola può coltivare la creatività? Ecco una nuova proposta: Mind Lab, un progetto per lo sviluppo di "life skills" attraverso l'apprendimento mediato. Scopri il progetto pilota qui.

Il progetto Mind Lab

Per un curriculum centrato sul Significato

Considerare la scuola come un luogo vitale significa farla diventare un luogo di esperienza, di approfondimento e di ricerca. A scuola il curricolo, infatti, “non è mai dato una volte per tutte”, ma lo si costruisce continuamente come percorso di vita che ti coinvolge e ti stimola a prendere delle decisioni. Questo vale per gli insegnanti ma soprattutto per gli alunni.

Quando gli alunni, infatti, vivono la significatività dell’esperienza come una responsabilità diretta, liberano risorse, energie e sperimentano la gioia che è propria dell’evento creativo. Imparare diventa per loro un piacere quando è sinomino di creare. Il curricolo diventa qualcosa di significativo, anzi è centrato sul significato!

Il problema centrale è quello di individuare con quali strumenti operare questo salto culturale in modo che la riflessione pedagogica e l’innovazione curricolare intreccino i loro percorsi.

La proposta Mind Lab

L’attenzione posta negli ultimi anni sull’utilizzo di “materiali aperti”, sulla valorizzazione del gioco, dei dialoghi riflessivi e della dimensione sociale della conoscenza ha permesso lo sviluppo di un approccio curricolare costruttivista e, di recente, l’affermazione del curricolo proposto da Mind Lab.

Articolandosi in giochi e strategie, e proponendosi come parte integrante del curricolo ordinamentale, la proposta Mind Lab costituisce una novità nel panorama delle innovazioni in Italia, recependo i recenti sviluppi del postcognitivismo e garantendo al percorso curricolare quella ricorsività, flessibilità e continuità, tanto desiderate dagli insegnanti, da essere vissute come miraggi in una scuola troppo piena, troppo veloce, ancora troppo centrata sull’insegnante.

Risulta invece possibile elaborare un curricolo centrato sul significato se viene costruito attorno al criterio della mediazione didattica (che il dialogo socratico esemplifica benissimo), dove il primato è attribuito ai processi e alle operazioni del pensiero e non ai contenuti o ai saperi disciplinari, alla creazione e non solo alla produzione. Questo faciliterebbe il risveglio della responsabilità di fronte all’esperienza, e la centralità della posizione che l’alunno assume di fronte all’opacità del contenuto da scoprire permetterebbe la trasformazione dell’evento educativo in “evento creativo”.

      

Creatività e/è educazione

Il rapporto tra creatività ed educazione, infatti, dovrebbe essere rimesso al centro del dibattito sugli scenari futuri della scuola. L’innovazione non è di per sé garanzia di sviluppo e crescita, almeno se non porta con sé rigenerazione, creazione e aumento di consapevolezza. Proprio l’identificazione tra innovazione e progresso ha portato la scuola a persistere inconsapevolmente nei suoi paradigmi obsoleti impedendo a se stessa di generare cambiamento.

Nel luogo in cui il cambiamento dovrebbe essere familiare, è, invece, la persistenza a dominare. Sembrerebbe urgente recuperare il valore che l’educazione deve attribuire all’intuizione, all’immaginazione e alla creatività non come doti personali, ma come atteggiamenti di pensiero intenzionali dotati di una intrinseca razionalità.

La critica all’investimento in metodologie che sviluppino la creatività riposa sull’equivoco che la creatività sia caos, disordine, impulsività. Se invece la pensassimo come capacità in cui si intrecciano i caratteri del pensiero intra-sistematico (selettivo, direzionale, analitico, consequenziale) e di quello extra-sistematico (produttivo, generativo, stimolatore, sintetico) diventerebbe l’ideale regolatore di ogni istituzione educativa.
La mente è relazionale, non potrebbe esserlo anche il curricolo che ha lo scopo farla crescere?


     

La classe come una mente relazionale

A volte ad alcuni alunni sembra di stare come dentro una gabbia. Desiderano cercare da soli, hanno l’esigenza di inventare e scoprire come se avessero bisogno di aria. Per alcuni insegnanti questi alunni hanno la testa fra le nuvole. Alla fine si finisce per scambiare un bisogno intrinseco di creatività con fantasie o inutili stravaganze.

Inventare, creare, curiosare, infatti, non sono vezzi di alunni “svagati”, nemmeno (o non solo) tratti del carattere ma abilità che si imparano. Voler vedere più in là, ampliare la prospettiva con originalità e flessibilità, mettere insieme cose diverse, fare analogie e collegamenti impensati sono atteggiamenti che un curricolo centrato sul significato dovrebbe privilegiare.

Un’inferenza errata che molti insegnanti fanno è quella di associare il disordine, l’approssimazione e la superficialità alla creatività. Disciplina e creatività in realtà vanno d’accordo. I ragazzi che si chiudono in camera a comporre musica hanno regole fisse da seguire. L’intuizione che accende la persona creativa ha bisogno di un pensiero riflessivo che le permetta il tempo necessario all’incubazione, e spesso non può fare a meno delle abilità sociali che permettono la collisione con altre intuizioni venute in mente ad altre persone.

L’efficacia della proposta di Mind Lab avrebbe origine proprio da questa consapevolezza, tradotta poi in pratica: educare il pensiero è aiutare gli alunni nell’integrazione emisferica, e considerare la classe come una mente relazionale, in cui collidono le intuizioni (attraverso il gioco di pensiero) e si genera la gioia dell’imparare.

A scuola per coltivare la creatività

Pochi lo sanno, ma le persone più originali e creative hanno seguito una rigida disciplina per riuscire a realizzare le loro opere. Hanno seguito i consigli di chi aveva già esplorato, hanno studiato e si sono anche annoiati, hanno imitato e ripetuto per molte volte lo stesso gesto. Finché non è arrivata l’intuizione. Se non fosse così ci sarebbe solo disordine nella testa di un creativo!

Quando i desideri, le idee, le emozioni e intuizioni si concretizzano in modo nuovo e unico, prende forma qualcosa di originale. La creatività si trasforma in generatività. 
La scuola può tradire questa possibilità o coltivarla intenzionalmente.

Per saperne di più

Michele Visentin: 27 Agosto 2014 Articoli

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