Occhio ai metodi: le false scorciatoie

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La ricerca didattica ha dimostrato in più modi e in più riprese che le panacee nel complesso processo di insegnamento-apprendimento sono pure fantasie.
Bruno D'Amore e Martha I. Fandiño Pinilla

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La ricerca didattica ha dimostrato in più modi e in più riprese che le panacee nel complesso processo di insegnamento-apprendimento sono pure fantasie e che non può esistere un metodo sicuro, anzi che dire “un metodo” è già dizione di per sé destinata all’insuccesso, perché la scelta di una sola metodologia di insegnamento preclude l’apprendimento efficace per tutti in aula, dato che una classe è composta di più individui destinati ad apprendere.

Da tempo dunque compiamo l’esercitazione di porgere ai nostri lettori alcune rassegne delle illusioni e delle idee distorte della didattica, pensando che ciò possa essere d’aiuto a superare i fraintendimenti più diffusi.

La logica

“Insegniamo la logica a tutti, fin dalla scuola dell’infanzia, calcando un po’ la mano nella scuola primaria e sviluppandola nella scuola secondaria; i ragazzi apprenderanno le basi stesse della matematica, impareranno fin da piccoli a ragionare, a far uso di deduzione, a dimostrare”. Ci siamo caduti tutti, un’illusione che sembrava l’uovo di Colombo; ma poi si sono fatte ricerche empiriche opportune e si è visto che questa decisione relativa all’insegnamento complica notevolmente l’apprendimento.

Insegnare la logica in modo prematuro si è dimostrato errore strategico e metodologico, peggio che tempo perso, azione affettivamente dannosa perché contribuiva ad allontanare sempre più studenti dalla matematica. Il che non vuol dire che non si debba insegnare la logica in assoluto, se si vuole farlo (in modo adeguato e opportuno); essa è parte della matematica come l’aritmetica o la geometria o la probabilità; bisogna solo convincersi che non risolve alcun problema metadidattico più generale, che non conduce di per sé all’apprendimento.

La teoria degli insiemi

“Privilegiamo, a partire dalla scuola dell’infanzia, la teoria degli insiemi, una teoria non eccessivamente formale, e trattiamo quella e solo quella fino a che non sia così radicata nelle conoscenze dello studente da permettergli di inserire in questo contesto logico-linguistico-rappresentativo qualsiasi aspetto della matematica”.

Su questo fondamento si fonda l’avventura iniziata negli anni Settanta che portò il nome di Nuova matematica e che si basava quasi del tutto sullo studio di una teoria (che qualcuno chiamava ingenua) degli insiemi. Ci siamo caduti tutti, sembrava così ragionevole. Ma poi […] le ricerche condotte in tutto il mondo, anche in Italia, mostrarono che si trattava di un sogno, lontano da ogni realtà apprenditiva e la teoria degli insiemi venne così abbandonata in fretta e furia. […]

Non occorre sviluppare una teoria apposta per disegnare un grafico dal significato intuitivo. Né vuol dire che sia bandita la parola “insieme” dal vocabolario scolastico, ma solo che non occorre sviluppare teorie specifiche. […] Più in generale, sono fallimentari tutti i sogni creati nel tempo come aiuto algoritmico sicuro per far sì che i bambini risolvano problemi scolastici con successo.

(da: “La Vita Scolastica”, 6, 2016, pp. 18-19)

"Uno spettacolo di formazione"

Bruno D'Amore e Martha I. Fandiño Pinilla saranno ospiti di “Uno spettacolo di formazione” promosso da Giunti Scuola e in programma il 9 novembre a Roma, il 12 novembre a Perugia e il 19 marzo a Francavilla Fontana (Brindisi). Clicca sui collegamenti per avere maggiori informazioni.

In occasione degli incontri di formazione sarà fornita ai presenti una dispensa con all’interno la versione integrale di questo articolo.

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