I compiti a casa: favorevoli e contrari

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Croce o delizia? Sul problema dei compiti a casa si fronteggiano due partiti opposti: i favorevoli e i contrari. Non è del tutto necessario prendere una posizione. Piuttosto sarebbe utile far sì che i compiti diventino uno strumento di crescita per il bambino e di “cura del bambino” da parte dei genitori.

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Il dibattito sui compiti a casa appare caratterizzato ancora oggi da due partiti contrapposti: i favorevoli e i contrari.

I contrari – storicamente esperti del settore – affermano che i compiti a casa apportano un vantaggio minimo all’apprendimento, non raggiungono quindi lo scopo per cui sono assegnati, e per di più sugli studenti hanno effetti negativi: preoccupazione, esperienza di fallimento, soprattutto per i ragazzi in difficoltà, impedimento a coltivare interessi extrascolastici e rapporti interpersonali.

I compiti a casa avrebbero ripercussioni negative anche sui rapporti familiari, in quanto sarebbero fonte di tensioni sia per le necessità di controllo e aiuto da parte dei genitori, sia per la riduzione di tempo da dedicare ad attività ludiche, da fare insieme genitori e figli.

Cesare Cornoldi: 24 Agosto 2011 Cultura e pedagogia

iI favorevoli – genitori e anche insegnanti – riconoscono invece ai compiti a casa una rilevante funzione legata all’apprendimento, volta a sviluppare autonomia e più ampie capacità organizzative: essi prefigurano responsabilità, impegno e costanza.

Appare evidente che sia i contrari, sia i favorevoli portano in campo ragionevoli istanze che dovrebbero essere tenute presenti quando si riflette sulle condizioni necessarie affinché i compiti a casa diventino uno strumento di crescita per il bambino e un mezzo di “cura del bambino” per i genitori.

01-01-2010

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Alberto Alberti, Domande sui compiti a casa

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