Per una scuola plurale e equa

Quest’anno "Sesamo" compie dieci anni. Molti cambiamenti sono accaduti in questo tempo nelle scuole e nelle nostre comunità. Una delle sfide di oggi è quella di costruire contesti educativi che siano al tempo stesso equi e di qualità in grado di tessere legami solidi e coesi fra “vecchi e nuovi” cittadini, nel segno del rispetto e del dialogo. In questa direzione, "Sesamo" si propone di continuare a dare il suo contributo contando sulla partecipazione di tutti i lettori. 

di Redazione GiuntiScuola · 31 agosto 2016
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Per una scuola plurale e equa

Quest’anno "Sesamo" compie dieci anni. Molti cambiamenti sono accaduti in questo tempo nelle scuole e nelle nostre comunità. Una delle sfide di oggi è quella di costruire contesti educativi che siano al tempo stesso equi e di qualità in grado di tessere legami solidi e coesi fra “vecchi e nuovi” cittadini , nel segno del rispetto e del dialogo. In questa direzione, Sesamo si propone di continuare a dare il suo contributo contando sulla partecipazione di tutti i lettori.

Insegnare è mestiere interculturale

Da dieci anni “Sesamo” cerca di accompagnare la scuola multiculturale che mette al centro l’equità e la qualità educativa per tutti. Il primo numero (di carta) venne realizzato nel settembre 2006. Alcune considerazioni avevano portato allora alla decisione, puntuale e feconda, di aprire uno spazio dedicato. Dai primi anni del Duemila, la scuola italiana si andava fortemente modificando in senso multiculturale e la presenza di bambini e ragazzi che avevano lingue, storie, riferimenti culturali diversi era diventata un fatto diffuso, strutturale, ordinario. Ma questo cambiamento di “pelle” della scuola – profondo, importante, veloce – non sempre era sostenuto e accompagnato dalle necessarie attenzioni, strumenti e percorsi di formazione mirati. “Sesamo” ha cercato di riempire un vuoto e si è dato l’obiettivo di sostenere le sfide quotidiane di coloro che insegnano nelle classi sempre più eterogenee e plurali.

Nel frattempo sono cambiati i contesti e i dati : dai 500.000 alunni, pari al 5.6% del totale, del 2006 siamo passati ai circa 850.000 del 2016, con una percentuale raddoppiata e pari a circa il 10%. E si sono modificati anche il “clima”, le reciproche rappresentazioni, la qualità delle relazioni quotidiane fra uguali e diversi . L’incertezza, i timori, le reciproche distanze sono oggi più forti e si fanno sentire anche dentro la scuola, mentre permane il senso di solitudine degli insegnanti di fronte a sfide nuove e la fatica di dover mantenere la qualità e l’inclusione diventa più densa e quotidiana.

Come sarebbe la scuola senza immigrati

Una recente proiezione sui dati relativi alla presenza straniera in Italia proposta dal Censis delinea il ritratto della scuola e della società italiana senza gli immigrati. Se gli alunni stranieri – la maggioranza dei quali è nata in Italia – non ci fossero, la scuola pubblica avrebbe 35.000 classi e 68.000 insegnanti in meno , ovvero il 9.5% del totale dei docenti. Senza gli immigrati, l’Italia sarebbe sull’orlo di un vero e proprio crac demografico. Il nostro Paese diventerebbe immediatamente più vecchio per il venir meno di 2.6 milioni di persone al di sotto dei 34 anni. Ci sarebbero inoltre il 20% in meno di bimbi nati (101.000 i bimbi nati da entrambi e da un genitore stranieri nel 2015); 693.000 badanti e lavoratori domestici (il 77% del totale) e 449.000 imprese in meno (il 14% del totale).
Il rapporto del Censis coglie anche i segnali positivi dell’integrazione “all’italiana” che viene definita: dal basso , molecolare e diffusa sul territorio . Essa si basa soprattutto su due dati strutturali che impediscono o limitano la formazione di “gruppi e comunità separate”: la varietà delle provenienze (197 sono le nazionalità presenti) e la distribuzione capillare e non concentrata. Fra i 146 comuni italiani che hanno più di 50.000 abitanti, solo 74 hanno un’incidenza che supera la media nazionale (8.2% della popolazione complessiva).

Parti uguali fra disuguali

“Sesamo” cercherà anche quest’anno di accompagnare il mestiere di chi insegna che è sempre di più mestiere interculturale, condotto nelle situazioni di pluralità e di incertezza. Situazioni che ci richiamano ai temi dell’ equità e della giustizia sociale.
Riprendiamo allora il nostro dialogo proponendo un’immagine già conosciuta e che rappresenta in maniera immediata la distinzione tra uguaglianza ed equità.

I due termini non sono antitetici, ma non sono neppure sinonimi. Una scuola che persegue l’uguaglianza cerca di garantire a tutti le stesse condizioni di apprendimento a prescindere dalle disparità delle situazioni individuali e di contesto . Una scuola che vuole essere equa è consapevole del fatto che le condizioni di partenza giocano un ruolo cruciale e che, come affermava don Milani : “Non c’è nulla che sia ingiusto quanto fare parti uguali fra disuguali”. Una scuola multiculturale equa organizza dispositivi e azioni specifici: per l’apprendimento dell’italiano per gli alunni non italofoni, per l’accoglienza di chi è appena arrivato, per la mediazione, il riconoscimento e la valorizzazione dei saperi e delle competenze acquisiti.

La scuola che cerca di “fare il pari”, si trova dunque talvolta a dover “decidere il dispari” sollecitando attenzioni e risposte mirate nei confronti di bisogni specifici e dei destinatari più vulnerabili. Ovviamente, senza mai sottovalutare l’importanza delle responsabilità e dell’impegno individuali. Una scuola multiculturale efficace ed equa persegue la qualità e la giustizia sociale per tutti e mette in pratica, fin dall’educazione dei più piccoli e dalla scuola dell’infanzia, quanto affermato dall’articolo 34 della Costituzione “I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i più alti gradi degli studi ”.
Nella scuola multiculturale, il tema dell’equità prende almeno due direzioni che richiedono scelte concrete e consapevolezze condivise. Da un lato, essere equi significa rivedere e riadattare, nei casi di alunni non italofoni e per un periodo transitorio, i criteri della valutazione standard, rilevando i bisogni e i punti di forza all’ingresso, registrando i progressi e gli impacci lungo il cammino. Dall’altro lato, una scuola equa cerca di dare risposte concrete e di qualità a bisogni specifici e non lascia da soli a “nuotare o affogare” coloro che spesso possono contare solamente sulle proprie motivazioni e talenti e che vivono condizioni di solitudine nel tempo extrascolastico.

“Sesamo” guarda verso due direzioni

In questi dieci anni della sua storia “Sesamo” ha un po’ modificato, seguendo le trasformazioni e le domande della scuola, l’impostazione e le priorità, pur mantenendo costante un nucleo di temi e di attenzioni. Inizialmente lo sguardo e le proposte erano indirizzati soprattutto a dare risposte specifiche alle nuove domande: come accogliere gli alunni neoarrivati; come insegnare loro l’italiano per comunicare e la lingua dello studio; come raccontare tratti e aspetti di un altrove che si faceva più vicino e presente. Da uno sguardo “dedicato” e specifico, “Sesamo” ha assunto nel tempo uno sguardo più largo e inclusivo . Le sfide della scuola multiculturale sono infatti duplici. Da un lato, si tratta di continuare a proporre attenzioni, strumenti e percorsi per chi è nuovo alla nostra scuola e alla nostra lingua; dall’altro lato, occorre sostenere una didattica interculturale nelle classi eterogenee e plurilingui che sia rivolta a tutti, “vecchi” e “nuovi” italiani, bambini e ragazzi uguali e diversi. Tutti cittadini di un mondo che si fa sempre più vicino, per alcuni aspetti, e sempre più distante, per altri. Gli alunni non (ancora) italiani sono oggi per la maggioranza nati in Italia, “italiani in attesa”, ma comunque “italiani di fatto”, anche se ancora non di diritto.

Il tema della convivenza e della con-cittadinanza nella pluralità è dunque al centro delle proposte. Proposte che continuano a puntare l’attenzione all’apprendimento dell’italiano L2 di qualità, alle mosse e alle tappe dell’accoglienza, all’osservazione attenta e puntuale dei cammini e di dispostivi per una buona integrazione. E proposte che sollecitano tutti, nel contempo, a valorizzare la diversità linguistica presente nelle class i, a conoscere e riconoscere i repertori plurilingui dei bambini e dei ragazzi, a colorare e ad aprire in senso interculturale i contenuti curricolari comuni.

La struttura di “Sesamo”

Uno sguardo a Sesamo e alla sua struttura permette di orientarci e di cogliere le novità di quest’anno e le conferme. La rivista online si articola in 4 sezioni e, all’interno di esse, troviamo le diverse rubriche.

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Buon anno e buon lavoro a tutti, con un tocco di “Sesamo”!

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