Parole da contare, parole da raccontare

Un’esperienza di ricerca e azione sulla competenza lessicale in una scuola primaria plurilingue. Di Nicola Zuccherini.

di Redazione GiuntiScuola · 01 dicembre 2016
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Tante domande per partire alla scoperta del vocabolario

Dobbiamo imparare tante parole… Sì, ma quante ne abbiamo già imparate? E poi, quante sono in tutto? E perché certe persone ne sanno di più? E perché certe parole le sanno tutti e altre le conoscono in pochi? Sono state domande come queste, sollecitate da un breve percorso didattico basato su Guida all’uso delle parole di Tullio De Mauro, a metterci sulle tracce del vocabolario italiano: prima una classe, poi una scuola e ora tutte le scuole del nostro Istituto comprensivo (il n. 11 di Bologna).
All’inizio (anno scolastico 2014/2015) si trattava solo di qualificare il “normale” lavoro di arricchimento del lessico con un percorso conoscitivo sulla consistenza e sulla struttura del vocabolario italiano e sulle competenze lessicali dei parlanti. Sulla scorta del capitolo 16 di Guida all’uso delle parole abbiamo parlato di accrescimento del lessico, di vocabolario di base, vocabolario comune e vocabolari speciali, di competenza dei parlanti… senza paroloni, però, ma con schemi, immagini, fumetti.

Scarica la Tavola 1 .

Poi sono arrivate le domande, così tante che alla fine per rispondere abbiamo dovuto, bambini e insegnanti insieme, mettere in piedi un vero e proprio progetto di ricerca, lo abbiamo chiamato “Quante parole conosci?”. Il lessico non è stato più solo un insieme di parole da imparare, ma è diventato un oggetto di conoscenza e riflessione.

Parole conosciute, parole usate

Eravamo in una quarta primaria, gli insegnanti e diciannove alunni, cinque di madrelingua italiana, nove di altra madrelingua nati in Italia, cinque di altra madrelingua e nati all’estero. Una classe a sette lingue: italiano, arabo, rumeno, bosniaco, urdu, bengalese, albanese.
I bambini hanno provato a verificare la loro stessa competenza lessicale,definita in termini molto semplici come numero di parole conosciute, utilizzando due campioni (uno di 100 parole e uno di 50) tratti da due dizionari diversi. Le parole da controllare sono state riportate su una scheda di lavoro insieme a queste indicazioni operative: “Per dimostrare che conosci una parola devi usarla: spiegala, usala per scrivere una frase, presentane il significato con un disegno”. Ecco la scheda .

Le strategie risolutive sono state le più diverse: impiego in frase, indicazione di sinonimi, inclusione in un iperonimo (o ritenuto tale, come in "un peso" per definire “netto”), disegno, e vere e proprie definizioni, in molti casi concrete e narrative ("pasticcione: qualcuno che fa una torta e pasticcia”), in altri più astratte, pur nella persistenza di una certa impronta narrativa (“curare: far guarire una persona dalla malattia”).

Ancor più delle risposte accettate, gli “errori” - o meglio, le risposte non accettate - si sono rivelati significativi, perché lasciano trasparire le strategie di accesso, decifrazione e comprensione della parola. Come nel caso di “coreografia” ricondotto a "correre", a "correggere" (a partire dalla radice) e a "foto" (a partire dal suffisso “-grafia”).

I ragazzi diventano ricercatori

Quando le schede, una volta validate dall’insegnante, sono state restituite e discusse in classe, si è fatta la stima delle parole conosciute . I due campioni hanno dato risultati divergenti. Secondo il campione di 100 parole, tratto da un grande dizionario in più volumi, il patrimonio lessicale medio dei bambini era di 14100 parole: una misura sicuramente eccessiva per dei bambini di nove anni. Il campione di 50 parole, tratto da un dizionario scolastico con circa 20 mila lemmi, dava invece una stima generosa, ma attendibile per l’età: 8700 parole conosciute in media.
I dati di questo questionario sono stati usati per una ricca serie di osservazioni sulla condizione linguistica della classe : se era prevedibile che gli alunni di madrelingua italiana dimostrassero conoscenze lessicali più ampie degli altri, meno scontato è stato accorgersi che tra gli alunni di madrelingua straniera i nati all’estero avevano ottenuto un risultato migliore dei nati in Italia… Finché il dato sulla scolarizzazione non ha chiarito tutto: erano gli alunni più scolarizzati, quelli che avevano frequentato la scuola dell’infanzia o altre classi prescolastiche, in Italia o all’estero, a ottenere un risultato migliore di quelli che non l’avevano frequentata (circa 10000 parole conosciute contro 5900). E questo a prescindere dalla lingua di origine della famiglia.

Criticità e potenzialità del progetto

A quel punto le attività potevano dirsi concluse, con esiti soddisfacenti, ma le curiosità degli alunni hanno riaperto il percorso. Il lavoro aveva stimolato l’interesse di tutti: perché non riproporlo alle altre classi?
Così l’anno successivo (2015/2016) gli stessi ragazzi, ora in quinta, hanno proposto il questionario nelle due classi quarte e nelle due seconde della scuola , assumendo il ruolo di somministratori prima e poi di validatori delle risposte raccolte. In tutto sono stati così coinvolti altri 75 bambini. Nelle classi quarte il risultato è stato lo stesso dell’anno precedente: una stima di 8700 parole conosciute. Nelle seconde la stima è stata di 6900 parole: e un incremento di 1800 parole in due anni è una stima accettabile alla luce delle ricerche più accreditate sull’accrescimento lessicale.
Al termine del secondo anno le criticità e le potenzialità del progetto apparivano con chiarezza . L’efficacia nello stimolare la partecipazione degli alunni era fuor di dubbio, così come la sollecitazione delle risorse linguistiche e cognitive di ciascuno. Era però sentita la necessità elaborare un nuovo campione che rappresentasse in modo coerente le diverse fasce d’uso del lessico, come definite nel Grande dizionario italiano dell’uso (Utet, 2000): vocabolario fondamentale (in sigla FO, formato dalle 2 mila parole più diffuse), vocabolario di alto uso (AU, 2500 parole di altissima frequenza), di alta disponibilità (AD, 1900 parole di uso non frequente ma comprese e usate dalla quasi totalità dei parlanti), comune (CO, le 50 mila parole comprese da chiunque abbia un’istruzione superiore).
Questo non solo per dare attendibilità al risultato, ma per verificare un dato molto significativo emerso nella seconda fase del progetto. Sembra infatti che gli alunni di quarta, rispetto agli alunni di seconda, si siano dimostrati più competenti soprattutto nel vocabolario comune, la fascia che include i vocabolari disciplinari e i termini letterari e che per questo è oggetto di esplicito insegnamento, dimostrando invece una crescita del lessico conosciuto molto più ridotta nel vocabolario di base (il riconoscimento di parole del lessico comune è più che raddoppiato, mentre la conoscenza del lessico di base è aumentata complessivamente di meno del 20%).
Visti questi esiti e queste tracce aperte, è stato deciso di riproporre il percorso in tutte le classi seconde e quarte primarie e nelle seconde medie dell’istituto. In questo modo saranno coinvolti circa 300 bambini e ragazzi ; sarà possibile testare comparativamente i nuovi campioni prodotti e nello stesso tempo verificare le osservazioni fatte sui primi gruppi. Sulla base dei risultati di questo percorso, che avrà luogo nei primi mesi del 2017, sarà definito un protocollo di lavoro riproducibile e liberamente riutilizzabile anche in altri contesti.

Non abbassare il tiro

Al di là dei singoli dati emergenti, che pure ci sono parsi di un certo rilievo, il percorso si è dimostrato produttivo per il carattere progettuale, il coinvolgimento dei ragazzi in tutte le fasi di progettazione e realizzazione, l’ancoraggio alla concreta realtà linguistica degli alunni, il lavoro basato su dati reali in vista di risultati non predeterminati. Grazie a questi caratteri, la proposta di esplorare la propria competenza lessicale è stata interpretata dagli alunni come prova di ricerca e non “compito” in cui cercare opacamente risposte “esatte” (lo dice anche il fatto che non hanno copiato).
Sono risultati significativi, tanto più perché ottenuti in una scuola considerata “difficile” per la presenza di molti alunni immigrati e figli di immigrati e per le condizioni sociali di molti ragazzi. Risultati che servono anche a dire che le pratiche didattiche innovative sono adatte soprattutto alle condizioni educative più complesse e delicate , e dimostrano efficacia proprio là dove è più forte la tentazione di accontentarsi e invece è vitale - soprattutto in presenza di gruppi di insegnanti coesi e determinati come quello che opera nelle scuole di cui abbiamo parlato - non abbassare il tiro.

Per saperne di più

Un resoconto dettagliato dell’esperienza, con dati, informazioni di dettaglio e bibliografia, è stato presentato al XIX congresso Giscel (Siena, 9-12 aprile 2016) e uscirà con il titolo Quante parole conosci? nel volume L’italiano dei nuovi italiani , a c. di Massimo Vedovelli, in corso di pubblicazione presso Aracne Editrice, Roma.

L'immagine di apertura è "Parliamoci" di Francesca Ferri http://gsm-manifesta.tumblr.com

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