"Parlo e imparo": il parlato a scuola come mezzo di integrazione

Il parlato, pur essendo messo in ombra dalla scuola rispetto alla scrittura, è un potente mezzo di integrazione e di sviluppo linguistico per i parlanti non nativi. Ed è auspicabile per questo una sua rivalutazione nella didattica della L2. Di Maria Cristina Peccianti.

di Cristina Peccianti · 05 ottobre 2017
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Rivalutare la comunicazione orale

Tutto il linguaggio verbale è un potente mezzo di integrazione , poiché consente a ciascuno di socializzare il proprio pensiero e di arricchirlo. La comunicazione orale è tuttavia più incisiva, in quanto la presa diretta della voce le dà immediatezza e attualità.
Nella comunicazione orale , la compresenza del parlante e dell’interlocutore rende infatti possibile l’uso di mezzi paralinguistici o l’uso di deittici (questo, quello, lì ecc.), così come permette all’interlocutore di intervenire direttamente per approvare o disapprovare, chiedere di ripetere o di spiegare, collaborare alla costruzione del discorso del parlante.
E tale collaborazione favorisce in modo particolare il parlante non nativo, il cui apprendimento linguistico trova un terreno privilegiato proprio negli scambi conversazionali.
Nonostante ciò nelle culture occidentali, la scrittura viene ritenuta “superiore” dal punto di vista sociale e la scuola tende a dare grande spazio al suo insegnamento, mettendo il parlato piuttosto in ombra, anche nel caso della L2.
In nome di questa superiorità si prende poi la lingua scritta come norma e, così facendo, si trascura di assumere nella didattica, o di guardare addirittura con sospetto, tutte quello proprietà tipiche della lingua parlata che non hanno una corrispondenza immediata con la lingua scritta.

Educare alle diverse forme di interazione orale

Si dimentica, ad esempio, di lavorare su quella parte della grammatica delle lingue umane che riguarda il flusso informativo fra gli interlocutori. Un messaggio orale infatti, per essere efficace, non deve solo essere grammaticalmente corretto, coeso e coerente, ma deve anche essere conforme alle aspettative dell’interlocutore, di cui il parlante deve avere ben compreso e fatte proprie le intenzioni comunicative.
E gran parte delle intenzioni comunicative in un dialogo si esprimono attraverso tratti paralinguistici, come l’intonazione, il tono e la qualità della voce, la fluenza, le pause di silenzio. La particolare intonazione (o curva melodica) di una frase permette all’ascoltatore di riconoscere immediatamente la stessa frase come interrogativa, assertiva, dubitativa ecc. e di metterla in relazione con diversi stati d’animo.

Se consideriamo poi che il diverso andamento intonativo è connesso a funzioni differenti nelle differenti lingue, in un curricolo di L2, appare ancora più evidente l’opportunità di un’azione didattica mirata su questo punto, così come appare auspicabile un recupero a tutto campo sui tratti paralinguistici della lingua orale, colmando una lacuna che è emblematica del dislivello di considerazione che la scuola ha per la scrittura e l’oralità.
È invece importante educare alle diverse forme di interazione orale , in particolare alle forme di tipo simmetrico in cui, essendo i partecipanti tendenzialmente alla pari, tutti hanno un ruolo attivo e condividono la responsabilità del raggiungimento dello scopo.
Saper gestire un’interazione, riuscire ad esprimere senza difficoltà le proprie opinioni aiuta anche a rapportarsi con gli altri, crea e consolida la coesione dei gruppi, che è un obiettivo niente affatto trascurabile nella classe multiculturale.

Promuovere la narrazione orale

Non trascuriamo poi la narrazione. Per i più piccoli raccontare storie , sentite o inventate sulla base del loro mondo fantastico, è un bisogno espressivo essenziale e una base imprescindibile per la crescita e lo sviluppo del linguaggio. Come fra i più grandi lo è il parlare di sé e delle proprie esperienze, trasmettere agli altri parte del proprio vissuto.
Il racconto orale è in genere sostenuto da forte motivazione, e sarebbe un peccato non sfruttarlo in L2, ai fini dello sviluppo linguistico, guidando i ragazzi nella riorganizzazione verbale delle sequenze di una storia o delle proprie esperienze.
Il solo quadro temporale di un testo narrativo è variegato e complesso e una costante e graduale esercitazione alla narrazione orale, non solo servirà all’apprendimento e sviluppo di quest’ultima, ma aiuterà gli alunni anche nel momento in cui saranno chiamati a cimentarsi con la scrittura.

Quanto alla narrazione di esperienze, consideriamo che in una classe multiculturale il parlare-ascoltare relativo a temi personali aiuta a farsi specchio della cultura dell’altro , a scoprire il piacere dell’attenzione reciproca e della solidarietà ed è quindi importante favorire lo scambio di emozioni e pensieri prima ancora che di contenuti didattici.
Per tutti questi motivi il parlato narrativo dovrebbe trovare uno specifico spazio all’interno della programmazione, con un percorso che parta dall’accettazione di un parlato spontaneo, scarsamente pianificato, dove il contenuto e l’affettività prevalgono sull’organizzazione del discorso, e arrivi ad un utilizzo del linguaggio via via più consapevole nelle sue funzioni e nelle sue strutture.

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