Lo sviluppo del parlato, cenerentola della didattica

Lo sviluppo della lingua parlata tende ad essere trascurato dalla scuola, specie quando entra in gioco la scrittura. È invece importante recuperare fin dall’infanzia, specie nella L2, una buona didattica del parlato, sia interattivo che monologico.

di Cristina Peccianti · 06 febbraio 2016
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La comunicazione orale come mezzo privilegiato di integrazione

Tutto il linguaggio verbale è un potente mezzo di integrazione , poiché consente all’individuo di socializzare il proprio pensiero e di arricchirlo. Ma l’oralità è più incisiva in quanto la presa diretta della voce dà immediatezza e attualità alla comunicazione, rendendo possibile l’uso di mezzi paralinguistici (gesti, mimica facciale, intonazioni) o l’uso di deittici (questo, quello, lì ecc.) e, nella comunicazione faccia a faccia, lo scambio naturale dei ruoli tra chi parla e chi ascolta permette immediati processi di feed-back e quindi di controllo sulle attività di produzione e ricezione dei messaggi.
Tale controllo favorisce in modo particolare il parlante non nativo , che ha la possibilità di contrattare, segnalando le proprie difficoltà e chiedendo aiuto al nativo che può supportarlo in vari modi. Inoltre, saper gestire un’interazione, riuscire ad esprimere senza difficoltà le proprie opinioni aiuta anche a rapportarsi con gli altri, crea e consolida la coesione dei gruppi, che è un obiettivo niente affatto trascurabile nella classe multiculturale.

A scuola tuttavia lo sviluppo della produzione orale tende ad essere trascurato, a tutto vantaggio della produzione scritta. Si è infatti portati a credere che la lingua parlata sia più facile ed immediata rispetto a quella scritta, vedendo parlato e scritto in opposizione, e ignorando spesso, anche a livello didattico, il carattere complesso e organico del parlare, sia di tipo interattivo che monologico.

Il parlato interattivo

È invece importante iniziare a lavorare in modo organico sullo sviluppo del parlato fin dalla scuola dell’infanzia , dando la precedenza a quello interattivo. Potremmo creare dei piccoli gruppi di bambini, eterogenei per età e/o competenza linguistica e affidare loro un compito collettivo, in cui sia compresa una parte linguistica. Sarà interessante, e ricco di spunti didattici, osservare le formule interattive usate dai bambini e come i più competenti sostengano le difficoltà comunicative dei compagni.

Passando poi alla scuola primaria e oltre c’è la tendenza a dare grande spazio all’insegnamento della scrittura, mettendo il parlato piuttosto in ombra, anche nel caso della L2 e trascurando di assumere nella didattica tutte quelle proprietà tipiche della lingua parlata che non hanno una corrispondenza immediata con la lingua scritta.

Si dimentica, ad esempio, che gran parte delle intenzioni comunicative in un dialogo si esprimono attraverso tratti paralinguistici, come l’intonazione, il tono e la qualità della voce, la fluenza, le pause di silenzio. La particolare intonazione (o curva melodica) di una frase permette all’ascoltatore di riconoscere immediatamente la stessa frase come interrogativa, assertiva, dubitativa ecc. e di metterla in relazione con diversi stati d’animo.
Se consideriamo poi che il diverso andamento intonativo è connesso a funzioni differenti nelle differenti lingue, in un curricolo di L2 appare ancora più evidente l’opportunità di un’azione didattica mirata su questo punto, all’interno di varie forme di interazione orale.

Il parlato monologico

Anche il parlato monologico dovrebbe essere sviluppato fin dall’infanzia, attraverso la narrazione orale che oggi è poco praticata e priva i bambini di un’esperienza motivante ed emotivamente coinvolgente.
Dal punto di vista delle competenze linguistiche il parlato monologico richiede l’uso di legami sintattici , fondamentali per l’articolazione del discorso: per quanto i bambini usino una sintassi semplice che procede per aggiunte successive, è almeno necessario che conoscano e gestiscano l’uso di poi , dopo , allora , perché .

Attraverso la narrazione, di fatti personali, storie lette o inventate, i bambini si abituano poi, dalla scuola dell’infanzia alla primaria, a procedere con ordine, a organizzare il discorso e a rispettare le strutture cronologiche e/o logiche, dando ragione delle cause e degli effetti, degli scopi e dei risultati. La narrazione può diventare così un terreno privilegiato per apprendimenti linguistici non secondari, che si riverberano in modo significativo sulle varie prestazioni che la scuola richiede. È infatti uno strumento che prepara in modo efficace a quella che si rivela per molti alunni (non solo stranieri), di ogni ordine di scuola, una delle maggiori difficoltà, cioè l’esposizione orale delle materie di studio, avendo nel contempo una ricaduta positiva anche sulla produzione scritta.

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