La continuità educativa: come possiamo sostenerla "a distanza"? (Seconda parte)

Riusciamo ad avere continuità nella relazione con i bambini e le famiglie? Come rispondono bambini e famiglie alle proposte: quanti partecipano e ci offrono dei feedback?E cosa capiamo dei bambini attraverso il contatto con loro e con le famiglie?Ecco una raccolta di riflessioni e buone pratiche emerse nelle dirette Facebook con insegnanti

di Maurizia Butturini · 02 maggio 2020
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2 Maggio 2020 Argomento: Scuola dell'infanzia , autore: Maurizia Butturini , Maurizia Butturini è insegnante, autrice e pedagogista e coordinatrice per la didattica della rivista 'Scuola dell'infanzia'. Recentemente ha visitato molte scuole africane. Ha raccontato il suo viaggio in un blog.
 
 
 

Riusciamo ad avere continuità nella relazione con i bambini e le famiglie?

Come rispondono bambini e famiglie alle proposte: quanti partecipano e ci offrono dei feed back?

E cosa capiamo dei bambini attraverso il contatto con loro e con le famiglie?

Ecco una raccolta di riflessioni e buone pratiche emerse nelle dirette Facebook con insegnanti.

Leggi la prima parte e la terza parte

 

Bambini e famiglie

Tra i vari interventi, abbiamo parlato anche dei bambini e delle loro famiglie, raccogliendo alcuni segnali e domande sulle quali vale la pena riflettere. Vediamo due dialoghi molto significativi:

Quale nuova prospettiva di sguardo possiamo adottare per aiutare i bambini a "sentire" sicurezza anche oggi quando il rischio può essere quello di avere al loro fianco adulti che "vacillano?

Una domanda veramente impegnativa. Da un lato possiamo confidare che gli adulti anche se vacillano sappiano essere affettuosi e rassicuranti con i bambini, pur dimostrando, fino ad un certo punto, le proprie debolezze. Nel momento in cui possiamo mostrare una nostra difficoltà esponiamo anche il lato più umano ma è necessario tirar fuori anche le risorse che ci possono aiutare. Certo saperlo fare con equilibrio e senza impaurire i bambini non è facile. È importante essere in ricerca, ricercare insieme tra adulti le parole e i gesti che ci possono sorreggere, far vedere ai bambini che con l'aiuto reciproco possiamo affrontare le difficoltà. Poi c'è la narrazione, sia di storie vere che di racconti, lì troviamo sempre delle buone risposte.

Proprio questi periodi difficili possiamo far ricorso alle nostre forze per aiutare i bambini a fare esperienze positive. Ce lo insegna la vita che non è necessario stare nel negativo. È importante, bensì, prenderne atto e utilizzare il pensiero creativo per trovare soluzioni che ci aiutino a viaggiare in avanti, spinti dalla curiosità per scoprire quello che accadrà. È di questo che hanno bisogno i bambini: adulti consapevoli che fanno della paura l'emozione che alimenta il coraggio. La paura è un'emozione che diventa sublime quando sappiamo trasformarla in coraggio. E questo i nostri bambini lo impareranno solo con il nostro esempio. Forse questa capacità è ancora così lontana dalla nostra cultura, dipende dalle nostre storie, dai nostri vissuti, tutti degni di rispetto e di nota. Il coraggio bisogna sempre trovarlo da sè, nessun altro ci può essere d'aiuto. A scuola dovremmo, al di là delle varie e squisite programmazioni, lavorare sulla gestione dei sentimenti e sulla capacità dei bambini di poterla esprimere; in questo periodo, quando ci colleghiamo da lontano, privilegiamo la relazione e con storie e giochi aiutiamo i bambini a riconoscere e esprimere i propri stati d’animo.

Ascoltare e capire i segnali di disagio dei bambini: come rispondervi?

Da alcune parti mi giunge voce che i bambini mostrano delle regressioni, tornano a fare la pipì a letto, non vogliono mangiare, e così via; con comportamenti non verbali mostrano il disagio che vivono, anche se sono in famiglia e circondati dall'affetto dei genitori e dei fratelli. Cosa dire di questo aspetto che forse ci sfugge?

I bambini comunicano il loro disagio con il corpo e con il loro comportamento... Accade quindi che possano regredire e tornare a bagnare il letto, a chiedere maggiore vicinanza fisica, a chiedere di tornare nel lettone, a parlare “male”, mangiare poco, fare più capricci, ecc... Queste regressioni rappresentano anche il desiderio inconscio del bambino di volere tornare alla normalità, alla vita di qualche mese fa, scandita in modo più rassicurante, forse... Almeno per alcuni.

Innanzi tutto siamo d’accordo che occorra aprirsi di più allo spazio dell'ascolto . Capire come stanno veramente i bambini; farsi raccontare dai genitori e dai bambini quello che vivono e non esprimono a parole. Alcuni utili suggerimenti li troviamo nel gruppo Facebook Star bene a scuola/star bene sempre di Giunti Scuola .
Non dobbiamo essere distratti da ciò che vogliamo proporre, far fare e magari ascoltare poco. Ma come accorgerci dei loro cambiamenti?

L'ascolto è strumento principe della relazione e in questo momento risponde a bisogni importanti per tutti, dei bambini e degli adulti. È il mezzo attraverso il quale possiamo osservare i segni che ci arrivano dall'altro. L'ascolto può essere diretto , attraverso l'incontro e il dialogo o anche indiretto , attraverso le narrazioni, gli elaborati grafici e costruttivi dei bambini o mediante i giochi che fanno. Allora se progettiamo proposte teniamo conto che siano esperienze in grado di aiutarci ad ascoltare per meglio comprendere bisogni e segnali che ci vengono dai bambini.

È fondamentale riuscire a stare accanto ai genitori, per sostenerli, incoraggiarli e aiutarli nell’organizzazione della quotidianità. I genitori possono parlare con noi, cogliere questi segnali non verbali e intuire un malessere. Se sono presenti nella nostra rete figure che ci possano sostenere , esperti e psicologi, avvaliamoci della loro competenza.

Una collega psicologa e psicoterapeuta dice: è importante aiutare i bambini a capire cosa sta succedendo attraverso semplici spiegazioni o brevi storie che in questo periodo sono facilmente reperibili per noi “del settore”... Per i genitori non è così semplice reperire questo materiale, per questo il nostro lavoro è prezioso! Inoltre confermo che è importante ascoltare i bambini, dare loro uno spazio per raccontarsi e raccontare le loro paure o i loro desideri . Infine è fondamentale organizzare una nuova routine per i bambini, sapere che è tutto sotto controllo e che la mamma o il papà hanno pensato alla giornata, li fa sentire sicuri e fiduciosi. Preparare il classico cartellone anche in casa con degli incarichi e delle attività può essere una bella idea! È importante cercare di pensare con armonia alle diverse proposte : qualche mansione pratica per garantire un po’ di movimento ( ad esempio, apparecchiare la tavola...), qualche attività grafica e qualche momento sociale ( una video chiamata, un disegno da spedire ai nonni...).

Da non dimenticare qualche momento creativo (dalla cucina ai giochi con diversi materiale) e qualche momento di nutrimento dello spirito attraverso qualche buona lettura.

Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato con esperienze, domande e pensieri, in particolare M. Dondoli, E. Rizzato, E. Caffelli per questi contributi.