Giocare con i silent book

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Le parole dei bambini per narrare la storia di un libro “senza parole”. Di Antonio di Pietro

Di Pietro_l'onda 1

Mollette per i panni, un leggìo, una penna, fogli di carta e un libro.
Con i bambini nomino più volte queste diverse cose, facendo anche finta di sbagliare: «La vuoi una molletta?», offrendo una penna.
Continuo a scherzare sui miei “errori” cercando di aprire il leggìo (i clown con questo oggetto fanno gag esilaranti) e metterci sopra un foglio, due mollette...
Gioco con la ridondanza nel ripetere le stesse parole per offrire la possibilità di appropriarsi di vocaboli vecchi e nuovi, sostenendo il diritto all'errore.

Senza parole

Mostro il libro e i bambini notano: «Non ci sono le scritte!».
Ho un silent book e spiego che esistono libri anche senza parole. Dico: «Proviamo a scrivere le parole di questo libro?». E mi rispondono: «Ma io non so scrivere». «Io so scrivere il mio nome».
Faccio una proposta: «Scriviamo insieme la storia di questo libro. Facciamo così: chi ha la molletta guarda le illustrazioni e mi può raccontare, se vuole, cosa vede. E io scrivo quello che dite». Decido di utilizzare questa modalità (chi ha la molletta è invitato a parlare, gli altri a restare in attesa) per dare a tutti un tempo di parola.
Molti occhi brillano di curiosità. Qualche bambino sta cercando di capire cosa ho detto. Per includerli confido nella “routine”: offro la molletta a un bambino, giro la pagina, il bambino con la molletta è invitato a dire quello che vede, io ripeto le parole dette e le scrivo, riprendo la molletta per offrirla a un altro bambino e così via.

Un mare di parole

Iniziamo a scrivere le prime pagine del libro L’onda di Suzy Lee. L’ho scelto perché, oltre a essere un albo di qualità, narra una storia molto aderente alla realtà dei bambini (anche se alcuni non sono mai stati al mare) e perché ha parole ricorrenti che permettono di essere apprese (grazie al fatto che possono essere ripetute) da chi non le conosce.
Ci sono bambini che hanno parole per narrare. Altri li invito a descrivere ciò che vedono. Altri ancora a nominare anche ciò che è stato detto (mare, bambina...). Così ognuno riesce a dare un contributo alla scrittura de L’onda. A chi resta in silenzio, chiedo di mettere un dito sulle illustrazioni e ripetere la corrispondente parola, prima di girare pagina.
L’intera storia viene scritta un po’ alla volta, in tre giorni. E la quarta volta che mostro il libro, porto alcune strisce di carta con su scritte le parole dei bambini.

 

I bambini mi chiedono se posso scrivere le loro parole sul libro. Mi soffermo a pensare come rispondere a una richiesta simile. Mi viene qualche idea, ma questa è un'altra storia.

Per saperne di più

Con questa esperienza, in termini di apprendimento linguistico, si attiva prevalentemente la “funzione poetico-immaginativa”, ovvero una motivazione a utilizzare parole e frasi narrative con una particolare attenzione alla forma. Clicca qui

Questa esperienza si è svolta all'interno del progetto “Conoscersi... per stare bene insieme” del Comune di Prato.


 

 

 

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