Insegnare l’italiano L2: come imparano i nostri studenti?

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Insegnare l’italiano L2: come imparano i nostri studenti?

Tre passi e tre attenzioni  per insegnare l'Italiano come seconda lingua: studiare i processi di apprendimento, osservare i nostri allievi e creare un ambiente favorevole all’apprendimento. Di Stefania Ferrari

bambini classe primaria alzata mano

Arriva settembre e noi docenti cominciamo a rimettere in moto le nostre domande didattiche: cosa farò quest’anno per migliorare il mio modo di insegnare? Che corso di formazione potrei seguire? Quale nuovo metodo, tecnica o materiale per riuscire a insegnare ai miei bambini o ragazzi? Già, perché “come insegnare?” è una delle prime domande che ci poniamo, sperando in fondo di riuscire a scoprire anche noi il segreto per diventare l’insegnante dal metodo perfetto. E se quest’anno iniziassimo invece con una marcia diversa? Se facessimo un passo indietro e cambiassimo la domanda? Se invece di interrogarci su “come insegnare” ci chiedessimo “come imparano i nostri studenti”?

Chi si occupa di apprendimento linguistico ci dice che il processo di acquisizione di una lingua è naturale e spontaneo. Lo osserviamo noi stessi, i bambini piccoli imparano la lingua madre senza insegnanti e conosciamo tutti persone straniere che sanno comunicare efficacemente in italiano senza essere andate a scuola. Cambiare domanda ci apre fin da subito a una nuova consapevolezza: l’insegnamento non è una condizione necessaria perché l’apprendimento di una lingua seconda avvenga. Se poi pensiamo ai tanti anni di scuola passati a studiare una lingua straniera senza (forse) mai impararla, si arriva ad avere il dubbio che l’insegnamento non solo non sia necessario, ma non sia nemmeno una condizione sufficiente. Che fare?

 

Studiare i processi di apprendimento

Un primo passo potrebbe essere quello di riprendere lo studio, non dedicandoci tanto all’ultimo metodo di grido, ma piuttosto a una buona descrizione dei processi acquisizionali, così da cominciare ad orientarci sul come si impara.

 

Osservare i nostri allievi

Un secondo passo potrebbe essere quello di cominciare ad osservare i nostri allievi, lasciando la nostra penna rossa e la nostra abitudine a trovare ciò che non va, provando a concentrarci su ciò che c’è, ad assaporare la creatività dietro agli “errori”, a re-imparare a stupirci dei passi, degli inciampi e dei progressi della nostra classe, arrivando a riprenderci il ruolo di guida, di chi accompagna e sostiene il processo di apprendimento della lingua. L’idea di abbandonare l’insegnare per cominciare a guidare coglie sicuramente l’indicazione pedagogica di porre lo studente e i suoi processi cognitivi al centro, ripartendo dall’osservazione come motore dell’azione didattica.

 

Creare un ambiente favorevole all’apprendimento

Il terzo passo potrebbe consistere invece nell’attivarsi per ricreare in classe l’ambiente che permette all’apprendimento di realizzarsi: promuovere un’esposizione alla lingua graduale ed efficace, offrire occasioni d’uso intelligenti e creative, motivare i nostri studenti proponendo attività adatte e stimolanti, favorire le occasioni di riflessione sulla lingua e i suoi usi. Abbiamo un anno intero per metterci alla prova in questo ruolo rinnovato. I primi giorni possiamo concederci di divertirci ad accogliere e osservare: sono cresciuti? Sono cambiati? Cosa sanno fare ora? Quale sarà il prossimo passo? Di cosa hanno bisogno ora?

 

Per approfondire

http://www.glottonaute.it/

http://www.insegnareconitask.it/

https://interlingua.comune.re.it/

  

 

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