Fare grammatica come gioco e scoperta

Esperimenti di lingua a partire dalla forma delle parole e dalla relazione tra forma e significato. Una traccia per sperimentare in classe o in laboratorio

di Stefania Ferrari10 marzo 20188 minuti di lettura
Fare grammatica come gioco e scoperta | Giunti Scuola
Grammatica e riflessione sulla lingua sono certamente temi “caldi” della programmazione scolastica. Dietro la parola grammatica si celano una varietà di possibili interpretazioni sia rispetto al contenuto che al tipo di attività da proporre agli allievi. Ad esempio, nel caso degli apprendenti italofoni, o comunque nella classe curricolare, con l’espressione “fare grammatica” si intendono in genere attività di etichettatura delle forme linguistiche, nel caso degli apprendenti di italiano L2 più spesso ci si riferisce a esercizi per l’uso corretto di strutture morfosintattiche. In questo contributo, ispirandomi ampiamente al lavoro di Maria G. Lo Duca e ai suoi “Esperimenti grammaticali”, presento una traccia per sviluppare attività di riflessione esplicita sulla lingua dove la “grammatica” è proposta come percorso di scoperta da parte dei bambini, apprendenti italofoni e non, delle regole implicite che applicano quando parlano o quando scrivono.

Perché fare grammatica?

L’acquisizione della lingua è un processo naturale, i bambini sviluppano la lingua madre (ma anche la lingua seconda) grazie all’innata capacità dell’essere umano di trarre informazioni per ricostruire un sistema lingua. Grazie all’immersione nel contesto in cui la lingua viene usata, alla motivazione e alle occasioni d’uso date dalla necessità di interagire e socializzare, attraverso un lungo processo di osservazione, selezione ed elaborazione dei dati linguistici, i bambini imparano a usare la lingua, anche in assenza di insegnamento. Gli errori, sappiamo bene, non sono altro che la prova del percorso “intelligente” che tutti i bambini fanno per sviluppare la competenza linguistica. La lingua dunque si impara usandola e lo scopo della riflessione grammaticale non è certo quello di insegnare la lingua a chi ancora non la sa. Così come affermavano le Dieci Tesi “pensare che lo studio riflesso di una regola grammaticale ne agevoli il rispetto effettivo è, più o meno, come pensare che chi conosce meglio l’anatomia delle gambe corre più svelto, chi sa meglio l’ottica vede più lontano, ecc.” Se ciò vale per bambini italofoni, è ancora più vero per gli apprendenti di L2: se analizzare ed etichettare aspetti morfo-sintattici noti non aiuta a usare meglio la lingua, tale compito diviene ancora più inutile quando richiesto a chi tali strutture non è nemmeno in grado di utilizzarle.
La riflessione linguistica però, quando fatta in modo intelligente, ha un valore intrinseco come conoscenza in sé e costituisce un potenziamento del pensiero formale, un modo di sviluppare una mentalità di approccio scientifico ai problemi. Ecco che la grammatica, intesa come attività di ricerca, come esercizio all’osservazione di frammenti di lingua reale (e non inventati), all’analisi, al confronto, alla scoperta di analogie e differenze, diventa, oltre che attività interessante ed educativa, un’ottima palestra per lo sviluppo del pensiero scientifico. Poiché la lingua è un contenuto ben noto ai nostri allievi, quale tema considerare più adatto per lo sviluppo di abilità di riflessione critica?

Come fare riflessione grammaticale esplicita?

Uno dei modi per fare riflessione grammaticale esplicita è quello proposto da Maria G. Lo Duca negli Esperimenti grammaticali, ossia il metodo della scoperta. I bambini, come giovani linguisti, esplorano la lingua a partire da piccoli corpora, parole, frasi o brevi testi, possibilmente tratti da fonti scritte o orali reali. Gli esempi di lingua vengono vissuti come oggetti fisici da studiare con la lente di ingrandimento.
Il docente attiva la conoscenza consapevole di fatti grammaticali già “noti” al bambino attraverso domande che stimolano la curiosità sui meccanismi di funzionamento della lingua e orientano la ricerca di risposte capaci di spiegare il funzionamento di tali meccanismi. Il docente accompagna i bambini nella scoperta della grammatica per piccole tappe, senza l’ossessione della completezza. Su uno stesso aspetto, nel tempo, sarà possibile ritornare più volte, anche da diverse prospettive, per sciogliere eventuali ambiguità o riflettere su eccezioni. Le riflessioni sulla lingua possono essere avviate dal docente, o scaturire da un errore, o semplicemente da una lettura, dall’ascolto di un’interazione o da un incontro con una lingua diversa. Il tutto senza avere fretta, nel rispetto della maturazione cognitiva e linguistica degli allievi.

Le parole dell’acqua: un esempio di percorso

La traccia di percorso presentata è dedicata alle regole di derivazione di parole che permettono il passaggio da un verbo a un nome attraverso l’affisso (z)ione. L’attività è collegata a un percorso sul ciclo dell’acqua: i testi disciplinari affrontati dagli allievi per studiare l’argomento di scienze contenevano infatti un buon numero di nominalizzazioni, in particolare parole in -zione (e.g. evaporare>evaporazione). Elementi del linguaggio disciplinare diventano così il punto di partenza per riflettere anche sulle regole di funzionamento della lingua.
La traccia di percorso di seguito esemplificata si realizza in sei tappe: osservazione di una piccola banca di parole (corpus); organizzazione delle parole in sottogruppi per forma; elaborazione di ipotesi rispetto alla regola di trasformazione che permette a una parola di passare da un sottogruppo a un altro; verifica dell’ipotesi con una nuova banca di parole; eventuale revisione o ampliamento delle ipotesi sulla base dell’analisi di alcune eccezioni; verifica della nuova ipotesi; ricerca di parole simili in un testo.

Esperimento con le parole

Attività 1: L’insegnante propone un elenco di parole ai bambini e organizza la classe in coppie o piccoli gruppi. Gli allievi devono suddividere i termini in gruppi omogenei per forma.

Coltivazione, accettare, realizzazione, affermare, assicurare, coltivare, accettazione, assicurazione, liberare, realizzare, affermazione, liberazione

Soluzione:
(a) accettare, affermare, assicurare, coltivare, liberare, realizzare
(b) accettazione, affermazione, assicurazione, coltivazione, liberazione, realizzazione

Attività 2: L’insegnante porta i bambini a osservare i due gruppi di parole e a identificare elementi simili ed elementi diversi

Soluzione:
Che cosa hanno osservato i bambini: parole più lunghe vs più corte; parti uguali tra le parole; parole che finiscono in -are/-ere/-re vs -zione; significati diversi vs significati vicini

Attività 3: l’insegnante chiede ai bambini di riordinare le due liste abbinando le parole corrispondenti e li guida nell’identificazione di una regola che permette il passaggio delle parole da una lista all’altra

Soluzione
Liste:
Accettare accettazione
Affermare affermazione
Assicurare assicurazione
Coltivate coltivazione
Liberare liberazione
Realizzare realizzazione

Ipotesi: Ogni parola è diventata più lunga grazie a …
ipotesi: tema verbale + (z)ione
tema verbale? = seconda persona singolare dell’imperativo o infinito - re
condensare  condensa + zione = condensazione

Attività 4: l’insegnante guida i bambini a testare la loro ipotesi su altre parole

 

Soluzione:

Attività 5: L’insegnante propone ai bambini nuove parole su cui testare l’ipotesi precedente

 

Attività 6: L’insegnante aiuta i bambini a scoprire perché l’ipotesi in alcuni casi non funziona

La regola non funziona. Perché? Problemi di storia!
Accendere *accendizione accens(um) +ione accensione
Ammettere *ammettizione admiss(um) + ione ammissione
Cedere *cedizione cess(us)+ ione cessione
Commuovere *commuovizione commot(um) + ione commozione

Soluzione
La nuova Ipotesi: Tema verbale dal latino + ione

Attività 7: L’insegnante guida i bambini nelle prove con la nuova ipotesi, arricchita dell’eccezione

Attività 8: L’insegnante guida i bambini a ricercare parole in –zione nelle pagine del sussidiario dedicate alle scienze, a giocare a trasformare frasi e parole per riflettere insieme sull’effetto comunicativo.

Per saperne di più

Colombo, Adriano / Graffi, Giorgio (2017), Capire la grammatica. Il contributo della linguistica. Roma: Carocci.
Colombo, Adriano (1987). ‘Casellario grammaticale’. Italiano & Oltre 5: 209-211.

Colombo, Adriano (2012), Per un curricolo verticale di riflessione sulla lingua. http://www.adrianocolombo.it/riflelin/riflelin07.pdf
Corrà, Loredana & Walter Paschetto (Eds.) (2011). Grammatica a scuola. Milano: FrancoAngeli.
De Mauro, Tullio (2005). La fabbrica delle parole. Torino: UTET.
De Mauro, Tullio (2009). ‘A che serve la grammatica?’ in: G. Fiorentino (Ed.), Perché la grammatica?. Roma: Carocci, pp. 12-22.

GISCEL (1975), Dieci tesi per l’educazione linguistica democratica 
Lo Duca, Maria G. (1997). Esperimenti grammaticali. Firenze: La Nuova Italia.


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