Pensando ai campi di esperienza – L’insegnamento contestualizzato

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Pensando ai campi di esperienza – L’insegnamento contestualizzato

Abbiamo già condiviso il modo in cui possiamo costruire un campo di esperienza e valorizzarne le dinamiche. Per finire, riflettiamo sull’importanza del campo nella mediazione didattica.

Per un insegnamento contestualizzato

I campi e l’insegnamento contestualizzato

Avere consapevolezza di che cosa si muove all’interno del campo di esperienza significa disporre di un quadro di riferimento per individuare, sul piano culturale e metodologico-didattico, gli elementi essenziali di un insegnamento “contestualizzato”, quindi autentico, significativo e collegato alla realtà di vita del bambino.
Un insegnamento di questo tipo non può prescindere dall’osservazione attenta di linguaggi, alfabeti, codici culturali che si attivano nel rapporto tra bambino, insegnante, elementi oggettivi del contesto. Al proposito, potremmo puntare su piccoli ma significativi mutamenti nella didattica di tutti giorni. Ecco qualche esempio.

  • Consideriamo l’opportunità di organizzare percorsi didattici su tempi sufficientemente lunghi, per non giustapporre nozioni su nozioni e poter invece sperimentare, accorgerci di quanto stiamo vivendo, riflettere e sedimentare l’esperienza, anche culturale. Spesso a scuola ci affanniamo a fare molte attività senza tener conto dei tempi e dei modi individuali di lavoro e di apprendimento. Dovremmo invece ricercare una qualità del fare e dell’elaborare l’esperienza, indagando poi con i bambini le connessioni tra i fatti, i vissuti, gli eventi dando a tutti il tempo di interiorizzare e di restituire, in modo personale, quanto appreso.
  • Riflettiamo sulla mediazione dell'insegnante come elemento necessario, in quanto tramite tra il contesto interno del bambino e i segni e i vincoli di realtà, che potrebbero in parte rimanere inaccessibili alla consapevolezza del bambino in assenza di un opportuno intervento. Tale consapevolezza ci aiuta a ricercare e affinare le strategie didattiche, cuore della relazione educativa significante.
  • Valorizziamo le sinergie possibili con l’esperienza extrascolastica. Mostriamo dunque attenzione all’ambiente e al territorio, che possono fornire una ricca e interessante “materia prima” a cui attingere per attività da sviluppare e elaborare a scuola e nei gruppi. Adottiamo un atteggiamento di apertura con le famiglie, ciascuna portatrice di una storia, di visioni e di competenze che possono essere efficacemente utilizzate a favore del percorso formativo. Ascoltiamo e curiamo le esperienze familiari e sociali che i bambini vivono e portano con sé. Tutto questo, per dare continuità e unitarietà alla crescita dei singoli e del gruppo.
  • Consideriamo sempre cruciale il ruolo del contesto esterno e del rapporto che si crea tra contesto interno del bambino e contesto esterno. Sono i vincoli della realtà naturale, sociale e culturale, che, opportunamente esperiti dal bambino, ne modificano e ne arricchiscono (grazie a opportuni segni mediatori) il rapporto con la natura e con la cultura umana, con i significati condivisi e con nuove idee che noi stessi possiamo portare al mondo in cui viviamo.

Ricostruendo e rigenerando i campi di esperienza attraverso il fare educativo, possiamo accedere a nuove frontiere di umanità e crescere insieme in responsabilità, consapevolezza, creatività. 

Quali esperienze proponiamo?

Riflettiamo sulle esperienze che organizziamo a scuola per favorire l’incontro dei bambini con i linguaggi. Rendiamoci conto che ogni momento e ogni situazione (di routine, organizzata, libera) hanno una valenza educativa e favoriscono apprendimenti.
È fondamentale sapere se stiamo operando attraverso proposte che avvicinano i bambini a “pezzetti di sapere” (questo accade ad esempio quando proponiamo attività e schede didattiche dedicate a singoli concetti o a frammenti di conoscenza: il sotto, il sopra, il giallo, il rosso, il blu…) senza ricercare i collegamenti di senso tra un concetto e l’altro. Oppure, se siamo capaci di costruire situazioni curiose e motivanti (ad esempio: come realizzare una tenda degli indiani? Come decodificare una mappa? Come organizzare un’uscita?...), nelle quali i bambini incontrano conoscenze e concetti mentre sperimentano, parlano, discutono, provano, disegnano, raccontano.
I concetti, insieme con le idee e la capacità di connetterli, in questo caso sono i “materiali” che servono per risolvere un problema, attuare un gioco, trovare una soluzione, inventare qualche cosa. I bambini li apprendono mentre giocano o lavorano; sperimentano e imparano anche le strategie (i modi di fare, le procedure, le regole d’azione, i comportamenti efficaci, come mettersi d’accordo, come fare ipotesi e inferenze, come comunicare e come pensare, cioè come trovare i significati di ciò che si incontra e si vive...).

Essere una comunità di apprendimento
Quando insegnamento e apprendimento si pongono in un circuito interattivo e reciproco, si attiva un processo che tiene insieme le azioni individuali e le dirige verso obiettivi comuni. Questa consapevolezza è data dal senso di appartenenza e di condivisione e dal valore delle esperienze vissute.
I cambiamenti che si manifestano in noi adulti e nei bambini testimoniano che tutti stiamo apprendendo.
Il ruolo dell’insegnante diventa veramente quello di un mediatore che favorisce e sostiene nei bambini: la capacità di gestire le proprie conoscenze; la riflessione e la meta cognizione; la necessità di apprendere ad apprendere; la valorizzazione dell’esperienza personale e culturale; la cura degli aspetti affettivi emotivi, relazionali e la dimensione spirituale. Con grande attenzione alla motivazione, all’autostima, alla fiducia, alla ricerca di senso. 
Maurizia Butturini: 7 Dicembre 2014 Articoli

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