Mescoliamo i giocattoli? Colloquio con Irene Biemmi

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Mescoliamo i giocattoli? Colloquio con Irene Biemmi

Una piccola storia contro i pregiudizi di genere. L’autrice Irene Biemmi ci racconta “Federica e Federico”, da poco uscito per Giunti Kids. 

Federica e Federico

Federica e Federico sono gemelli. Già prima della loro nascita, i genitori preparano tutto quel che serve per curarli e accoglierli. Allestiscono anche una cameretta: Federica ha una parete dipinta rosa, tante bambole, una finta cucina con cui giocare; Federico invece dorme su lenzuola azzurre, come azzurre sono le pareti della sua stanzina e molti dei suoi giochi – automobiline, trenini, palloni. 

Ma cosa succede se Federica scopre di avere una passione per il calcio e Federico di avere una passione per il gioco del "cuoco"? Lo chiediamo a Irene Biemmi, autrice per Giunti Kids di questa storia...

Federica e Federico è una piccola storia che racconta i pregiudizi degli adulti e le scelte dei bambini... in che modo gli insegnanti potrebbero leggerla con i bambini in sezione?

Credo che la lettura condivisa di questa storia, a maggior ragione nel contesto scolastico, possa costituire un importante valore aggiunto, per diversi motivi. Innanzitutto perché rende possibile il confronto e la discussione tra bambine e bambini su preferenze, gusti, “inclinazioni” che diamo troppo spesso per scontati. Femmine e maschi, nel nostro paese, crescono in un ambiente familiare e sociale che allestisce due scenari di vita differenti per le une e per gli altri: fin dalla nascita (e spesso ancor prima, già nel periodo dell’attesa della figlia/del figlio) gli adulti cominciano a tessere intorno alle bambine un mondo rosa pastello all’interno del quale si possono svolgere solo certe attività e praticare solo determinati giochi e sport.
Processo analogo coinvolge i bambini che sono addestrati a vivere nel loro mondo azzurro dove sono banditi giochi, colori, atteggiamenti propri dell’altro sesso. La preferenza per il rosa e l’azzurro viene alla fine confusa come un attitudine naturale, quando invece è un evidente prodotto culturale.
Leggere in classe Federica e Federico può essere utile per sfatare questi presunti gusti femminili e maschili: ci saranno bambine che amano correre all’aria aperta e giocare a calcio, come Federica, e bambini che si divertono a giocare con la cucinetta, come Federico. In più, il fatto che sia una figura adulta competente a proporre questa lettura è importante perché può fornire strumenti utili a decostruire gli stereotipi di genere.

Federica e Federico trovano un pezzetto della propria identità nei giochi che preferiscono. Anche per comunicare le loro preferenze ai genitori utilizzano i giochi, e specialmente manifestano il desiderio di "mescolarli" e giocarci insieme. Perché ha scelto questa soluzione?

Perché credo che la cosa migliore sia creare uno spazio condiviso in cui maschi e femmine possano scegliere liberamente, di giorno in giorno, quali giochi utilizzare. Ed è importante che bambine e bambini giochino insieme, in gruppi misti, non solo nei primi anni di vita. Alcune ricerche dimostrano che se al nido, e poi ancora nei primi anni della scuola d’infanzia, esiste una completa libertà di scelta dei giochi e delle attività a cui dedicarsi, nella scuola primaria il gioco tende progressivamente ad assumere una precisa connotazione di genere e maschi e femmine si avviano a giocare in gruppi separati. È come se eventuali gusti “devianti” (per esempio il gioco della bambola per il maschio) fossero considerati accettabili quando si è molto piccoli, ma diventassero assolutamente da correggere con il proseguire dell’età, in vista forse di una corretta assunzione dei modelli di genere adulti.
Mescolare i giochi e non etichettarli come “da maschi” o “da femmine” è un primo passo per creare nuovi spazi di libertà nell’educazione dei nostri figli/delle nostre figlie.

Lei è un'esperta di questioni di genere... i suoi studi l'hanno aiutata nella stesura del lavoro? In che modo?

I risultati dei miei studi sono stati la molla emotiva che mi ha portato a scrivere questo libro. Da una mia ricerca sull’immaginario di genere nei libri di lettura delle scuole dell'infanzia e primarie (Educazione sessista, Rosenberg & Sellier, Torino 2010) sono emersi dati assai preoccupanti. Le bambine protagoniste delle storie sono dolci, premurose e pazienti, giocano a fare le pulizie oppure con le Barbie, passano gran parte del tempo nella loro cameretta; i maschi giocano con razzi spaziali e carri armati, sono coraggiosi, movimentati, liberi di muoversi al di fuori delle mura domestiche.
Da un altro mio studio (Genere e processi formativi, ETS, Pisa 2009) risulta che spesso gli/le insegnanti diventano complici acritici di questa cultura sessista, all’interno della quale loro stessi si sono formati. Come si vede, il rapporto tra scuola e cultura di genere è ancora assai problematico: si registra una mancata assunzione di responsabilità su questi temi da parte dell’editoria scolastica e una carenza di formazione specifica del corpo docente alla cultura di genere.
Di fronte a questo panorama demoralizzante tento, nel mio piccolo, di fare qualcosa: conduco studi e ricerche per denunciare le discriminazioni che si continuano a perpetuare in ambito educativo, e scrivo libri come Federica e Federica che possono contribuire ad innalzare il livello di consapevolezza su questi argomenti.

Le questioni di genere, i rapporti tra maschi e femmine e l'identità sessuale nella letteratura per l'infanzia hanno suscitato non pochi dibattiti quest'anno. L'associazione SCOSSE, per esempio, ha creato un archivio bibliografico raccogliendo libri che propongano visioni libere da stereotipi. Cosa pensa di queste iniziative? Crede siano utili e che la scuola possa accoglierle?

Credo che queste iniziative siano non solo utili ma necessarie. Il progetto è quello di ampliare l’immaginario di genere che offriamo ai bambini/alle bambine aprendo il ventaglio dei modelli di femminilità/mascolinità. Riprendendo ciò che dicevo prima, non tutte le bimbe sono (o devono essere) dolci, premurose, pazienti e non tutti i bimbi sono coraggiosi, movimentati. Si tratta semplicemente di prendere atto della realtà. Il rischio che si incorre nell’utilizzo di stereotipi è proprio questo: ridurre la complessità a poche, limitate categorie prestabilite, assolutamente inadatte a fornire una rappresentazione realistica del mondo che ci circonda. Purtroppo l’attitudine a pensare per stereotipi è assai diffusa perché determina un enorme risparmio cognitivo (ragionare per stereotipi è facile e veloce!) ma produce un effetto perverso: quello di cercare continue conferme sulla validità dello stereotipo, oscurando i dati di realtà che rischierebbero di metterlo in discussione. Questo è proprio quello che non si deve imparare a scuola: la semplificazione, la generalizzazione e l’assunzione acritica di certe opinioni.
Per questo è fondamentale fornire a bambini e bambini strumenti che li spronino a decostruire la realtà, andando a scovare le contraddizioni di certi modelli precostituiti. È questo il principio ispiratore della Collana “Sottosopra” che sto curando per l’editore Giralangolo di Torino: fornire immagini alternative, contro-stereotipi di genere, che rendano più complessi, e quindi realistici, i modelli di genere. Una nonna guida il trattore, un nonno prepara una torta, un bambino vuole giocare con una bambola, l’abominevole orso delle nevi non è altro che un tenero orsetto che ama cucinare… Niente di cui sorprendersi.

Per saperne di più

Redazione : 18 Ottobre 2014 Articoli

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