L'educazione scientifica per un nuovo orizzonte

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L'educazione scientifica per un nuovo orizzonte

Come può la scuola incoraggiare e sostenere le bambine nella scoperta delle proprie capacità, percettive, cognitive ed emotive nel rispetto delle pari opportunità? Intanto valorizzando il corpo e la sperimentazione. Di Anna Aiolfi

anna aiolfi febbraio 2019 01

Gli stereotipi di genere iniziano a radicarsi nei primissimi anni di vita e fanno si che vengano stimolate talune aree comunicative ed espressive piuttosto che altre a scapito di una educazione fondata sulla valorizzazione del “pensare” da sé, liberi di immaginare altri orizzonti.

Sappiamo che la percezione che un individuo ha di se stesso dipende da tantissimi fattori. Interagendo con gli altri e con il mondo le bambine e i bambini ricevono molteplici suggerimenti e modelli, diretti o indiretti, verbali o non verbali, su chi essere e su come comportarsi. E’ un esempio la narrativa tradizionale dove le bambine al contrario dei bambini, ricoprono il ruolo di piccole vittime, in genere passive, fragili, dedite alla cura delle cose e degli altri, poco avventurose, creative, sempre bisognose di essere salvate da principi o cavalieri. Spesso la bellezza fisica delle protagoniste oscura quella della mente. Ancora oggi cadendo nella omologazione culturale vengono scelti giochi, giocattoli, sport e vestiario in base al genere. Detto questo, in che modo la scuola può incoraggiare e sostenere le bambine nella scoperta delle proprie capacità, percettive, cognitive ed emotive nel rispetto delle pari opportunità? Come accompagnare la costruzione della loro identità? Come rendere bambine e bambini protagonisti del loro orizzonte?

Le scienze fin da piccoli per costruire identità

A scuola è fondamentale accompagnare e incoraggiare le bambine e i bambini nel loro percorso di autodeterminazione partendo dalla valorizzazione del corpo come primo strumento di conoscenza del sè e del fuori di sè. Si tratta cioè, di iniziare le bambine e i bambini alle scienze sperimentando i fatti della vita. Ragionando insieme sulle cose che succedono e predisponendo contesti operativi di senso vengono così sollecitati e potenziati atteggiamenti di curiosità, di ricerca e scoperta diventando nel tempo coraggiosi e autonomi nell’imparare ad imparare, zigzagando tra errori e successi. L’educazione scientifica a scuola fin da piccoli è un atteggiamento di vita, dove è lecito toccare e sporcarsi, fare e rifare, provare e sbagliare, sostenere o cambiare idea, cercare e scegliere, immaginare e fantasticare, coltivare sfumature e originalità, sperimentare linguaggi personali creativi, essere critici e riflessivi, capaci di fare e pensare indipendentemente dal proprio genere. Per fare ciò servono insegnanti dallo stile educativo coerente, incoraggiante e rispettoso dei saperi delle bambine e dei bambini, con una visione ampia e complessa del loro processo formativo.

Costruire capacità di pensiero

Fa parte dell’educazione alle scienze coltivare e costruire capacità di pensiero cosa fondamentale se vogliamo rafforzare autostima e liberare le menti dagli indottrinamenti, dagli stereotipi, da ciò che è già predisposto senza tener conto dei saperi, delle possibilità e delle crescite personali. Non c’è posto nella scuola dell’infanzia per una educazione trasmissiva se la nostra azione, come suggerito dalle Indicazioni Nazionali, è volta a costruire “teste ben fatte” capaci di agire e di pensare. Un ruolo quello dell’insegnante inclusivo, atto a mediare ed incoraggiare idee e pensieri, sogni e desideri, volto a promuovere la personale comprensione delle cose. Scelte professionali che incentivano la presenza femminile negli studi e nella ricerca scientifica, consapevoli del valore culturale e sociale delle nostre azioni.

Per saperne di più

M. Arcà, P. Guidoni, F. Alfieri, Il senso di fare scienze. Un esempio di mediazione tra cultura e scuola, Bollati Boringhieri, Torino 1995

C. Pontecorvo, La condivisione della conoscenza, La Nuova Italia Firenze, 2000

 

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