Giochiamo a fare il circo

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Un progetto di educazione all’arte circense nella scuola Bay di Torino. Ce lo raccontano Costanza Canavesio, Detta Peirolo, Laura Sosello, insegnanti referenti, e Marica Marcellino, coordinatrice pedagogica.

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La scuola municipale dell’infanzia Bay i trova nel quartiere torinese di San Salvario, un tempo tristemente famoso in tutta Italia per le difficoltà provocate dal crescente insediamento di cittadini stranieri; attualmente il quartiere è considerato invece un esempio positivo di riqualificazione urbana, un esempio di come l’intervento dell’ente locale possa contribuire a contrastare la ghettizzazione di un territorio.

L’arrivo massiccio di famiglie di origine straniera verso la seconda metà degli anni Novanta aveva costretto la scuola Bay a confrontarsi con una situazione sociale e professionale carica di difficoltà ma anche straordinariamente stimolante dal punto di vista pedagogico. L'atteggiamento positivo della scuola nei confronti del cambiamento aveva creato nel 1999 le condizioni per l'avvio di un progetto speciale, Sul Tappeto Volante, promosso dai Servizi Educativi della Città. Il progetto aveva individuato nel sistema della formazione un elemento fondamentale di sviluppo per la crescita della cittadinanza e della qualità della vita in quartiere, valorizzando il ruolo di sperimentazione educativa e aggregazione delle famiglie svolto dalle scuole.

Uno degli elementi portanti del progetto era stato l’alleanza con i soggetti pubblici e privati del territorio e con importanti istituzioni culturali, a partire dal Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, il primo fondamentale partner di tutta la sperimentazione. Grazie al Tappeto Volante la scuola ha invertito la tendenza delle famiglie italiane a fuggire verso altre scuole tenendole ancorate al quartiere e garantendo un equilibrio tra le componenti dell’utenza.
Da allora la scuola ha cercato di salvaguardare quello che è diventato un elemento della sua identità pedagogica, l’apertura al territorio e alla collaborazione con istituzioni culturali, con l’obiettivo di rinnovare le metodologie educative e soprattutto di condividere un progetto culturale forte, imperniato sulla creatività e sulla dimensione internazionale della cultura e della convivenza.

A teatro

I linguaggi artistici sono stati individuati come strumenti privilegiati di incontro tra le persone e le culture; dopo l’arte contemporanea, gli insegnanti hanno aperto nuovi percorsi nell’ambito della musica e del teatro, utilizzando, per quest’ultimo, il contributo di Almateatro, un gruppo teatrale formato da donne migranti, e dei centri di cultura di ITER, l’istituzione municipale che affianca il sistema dei nidi e delle scuole dell’infanzia.

Le metodologie che le insegnanti hanno acquisito in quelle occasioni di scambio e coprogettazione hanno permesso di realizzare un laboratorio di teatro autonomo, che di anno in anno ha coinvolto i bambini divisi in tre fasce d’età (le sezioni sono eterogenee). Ogni anno si è scelto un tema diverso, ma la metodologia è rimasta la stessa: da settembre a dicembre il laboratorio è rivolto ai bimbi di cinque anni che preparano uno spettacolo finale a Natale per tutti gli adulti e gli altri bimbi.
Da gennaio a marzo “lavorano” i bimbi di quattro anni organizzando un loro spettacolo, quindi, nell’ultima parte dell’anno scolastico, entrano in campo i tre anni presentando anche loro uno spettacolo. Talvolta le insegnanti fanno confluire i diversi percorsi in un unico grande spettacolo cui partecipano attivamente anche i genitori e che si tiene nella piazza centrale di San Salvario.

Tanti modi di fare circo

L’anno scorso, grazie a un contributo economico della Circoscrizione 8, si è profilata una nuova collaborazione con la Scuola di Cirko Vertigo di Grugliasco, comune della cintura di Torino. Va precisato che a Torino esiste una solida tradizione di scuole circensi. Per caso il direttore della Scuola Vertigo è diventato un papà della Bay, e in breve tempo è nata l’idea di far vivere ai bimbi dall’interno quest’arte antica e affascinante, scoprendo che si può fare circo in tanti modi diversi.

La Scuola di Grugliasco ospita molti giovani provenienti da diversi paesi del mondo e ha come obiettivo la formazione e diffusione del circo contemporaneo, il cui clima umano e artistico si basa sui valori della cooperazione tra le diversità culturali. Il circo quindi come luogo d’incontro e di relazioni: una visione e una metodologia di lavoro cui le insegnanti si sono subito sentite vicine.
La prospettiva era quella di far misurare i bimbi con gli aspetti psicomotori e di espressione corporea propri della disciplina, ma anche con i valori della collaborazione e della fiducia nell’altro, sperimentando l’importanza del senso dei limiti e della consapevolezza del rischio.

A tu per tu con gli artisti

Il programma di lavoro ha previsto un’iniziale visita di due giovani artisti alla scuola, la partecipazione dei bimbi a uno spettacolo della Scuola Vertigo e una successiva serie di incontri con gli artisti.

Si è stabilito un rituale che è rimasto stabile per tutto il laboratorio. Ecco l’esempio di un incontro:

  •  “Come si saluta al circo?”: ci mettiamo in cerchio e ognuno dice il suo nome a voce alta accompagnandolo con un movimento.  “Ciao, sono Morgana e faccio un salto” (Morgana, 4 anni). “Sono Nicola e faccio un inchino” (Nicola, 3 anni).
  • Adesso iniziamo con gli esercizi. I primi movimenti sono molto semplici, consistono nelle imitazioni di animali: il ranocchio, il cagnolino pazzo, i coniglietti, la scimmietta.
  • Camminiamo in punta di piedi e sui talloni, saltelliamo a piedi uniti, facciamo i galoppi laterali.
  • Poi impareremo come si fanno le capriole avanti e indietro. C’è un metodo che bisogna seguire per non farsi male: guardarsi l’ombelico, poggiare bene la testa sul materassino senza piegare il collo e darsi la spinta.
  • Impariamo a fare le palline con il nostro corpo: a terra seduti ci prendiamo i piedi con le mani, incliniamo il corpo di lato e cominciamo a rotolare.
  • A fine incontro si eseguono esercizi di stretching per rilassare i muscoli: inspiro, espiro, allungo le braccia, apro e chiudo le mani, allungo le gambe, muovo i piedi e le caviglie .

L’incontro si conclude con il saluto finale in cerchio: si battono le mani e si salta ruotando su se stessi.
Nel modo di lavorare degli artisti si intuisce che il messaggio che vogliono trasmettere ai bambini è che si possono svolgere esercizi anche un po’ difficili divertendosi, senza farsi male. Vedere ragazzi così giovani eseguire con tanta naturalezza i numeri acrobatici nello spettacolo sotto il tendone a Grugliasco rassicura i bambini sulle loro paure per i rischi degli esercizi. “Ma noi non possiamo fare quello se no bruciamo la scuola!” (un gruppo di bambini di fronte al numero delle palle luminescenti di Uiliames).

Negli incontri con gli artisti Edvige, Rafael, Carlotta e Alessandra i bambini e le insegnanti hanno assorbito tutta una serie di indicazioni e suggestioni. Le insegnanti ne hanno poi ricavato un metodo per continuare in autonomia il laboratorio e progettare tre spettacoli divisi per fasce d’età da proporre ai genitori. La tecnica è stata mediata dall’espressione corporea, basata sia su esercizi più strutturati sia su momenti creativi, ad esempio la “caccia del coccodrillo” e il “gioco dello scatolino”, spunti narrativi che si traducevano in giochi motori di gruppo, facendo particolare attenzione ai desideri dei bambini: “Vorrei essere l’uomo più forte del mondo” (Matteo 5 anni, Rodolphe 3 anni), “Vorrei riuscire a domare dei leoni” (Nidal 4 anni), “Voglio fare la ballerina sul filo” (Linda 5 anni).

Un laboratorio per tutti i campi di esperienza

Il laboratorio non ha toccato solo il campo d’esperienza relativo al corpo e al movimento, ma tutti gli altri: il sé e l’altro, i discorsi e le parole, il campo logico-matematico, quello grafico-pittorico; quest’ultimo ha riguardato in particolare la realizzazione delle scenografie e dei costumi. II gioco del teatro ha raggiunto livelli molto ricchi di simbolizzazione e al tempo stesso di consapevolezza del rapporto tra finzione e realtà (i bimbi che sollevano i “pesi” dei bilancieri si massaggiano esausti la schiena di fronte ai genitori per attirare il loro ammirato stupore).

Si è lavorato da settembre a dicembre con un gruppo di 38 bambini di 5 anni, tra cui due bimbi diversamente abili; da gennaio a marzo con 22 bambini di 4 anni di cui un bambino diversamente abile; da aprile a giugno con 16 bimbi di 3 anni.

Il laboratorio ha avuto una parte propedeutica in cui le insegnanti hanno intervistato i bambini chiedendo loro cosa pensavano del circo e cosa desideravano riproporre: quale personaggio interpretare, in quale numero esibirsi. Che differenza c’era tra il circo che andavano a vedere con i genitori e quello della Scuola Vertigo?

“Ma qui non ci sono gli animali!” (Leone, 5 anni)
“Il circo è dove i giocolieri tirano le palle” (Martino, 4 anni)
“Nel circo ci deve essere la donna cannone!” (Samuele, 4 anni)
“Il circo è una cosa dove si devono fare tante cose bene” (Milla, 4 anni)
“Il circo è un’arte” (Elia, 4 anni)

Ecco allora profilarsi la traccia dello spettacolo, discussa e concordata tutti insieme.
I bimbi di 5 anni hanno voluto cimentarsi con le figure acrobatiche: una piramide umana costruita aiutandosi uno con l’altro, sfruttando le diverse strutture fisiche: i più robusti sotto e i più leggeri sopra.
Per il gruppo dei 4 anni il numero più scenografico è stato sicuramente quello dei domatori di leoni: un gruppo di bambini-leone è comparso in scena, si è infilato nel cerchio di fuoco per poi posizionarsi su piedistalli e spaventare i genitori con un potente ruggito.

I 3 anni con un effetto scenico ricco di humour e ironia, ispirato al teatro di ombre, si sono esibiti sollevando un elefante, un treno, e, niente meno, la Mole Antonelliana… ovviamente sotto forma di sagome disegnate da loro stessi.
I genitori sono stati coinvolti in gag ironiche e divertenti. Ad esempio nella scenetta di Guglielmo Tell due papà bendati con una mela in testa hanno atteso “tremando” che una freccia finisse zigzagando sulla loro testa, e invece sono stati bagnati da un getto d’acqua, sparato dai loro figli con una pistola ad acqua. A fine spettacolo “gli addetti alle pulizie” della pista hanno rovesciato due secchi pieni di coriandoli sulle prime file di spettatori.
Entusiasta dello spettacolo un papà ha avuto l’idea di coinvolgere altri genitori per preparare un numero a sorpresa di clown da inserire nella festa di fine anno in piazza Saluzzo, dove si riepilogava il lavoro di tutti e tre i gruppi.

Gli esercizi circensi sono stati accompagnati da musica e canti, risultato dell’impegno dei bambini all’interno del laboratorio musicale, curato da Teodora Gapik e Sureymis Santana, due giovani insegnanti della Scuola Popolare di Musica Pequenas Huellas, ispirata al metodo venezuelano Abreu, che propongono ai bambini divisi per fasce d’età i primi elementi del linguaggio musicale e un primo contatto con alcuni strumenti (violino, violoncello, percussioni). Tra il laboratorio musicale e quello di teatro si sono creati continui momenti di scambio, che hanno contribuito in modo significativo al risultato scenico finale.

Un bilancio

Il bilancio finale del laboratorio è stato indubbiamente positivo. Le insegnanti si sono rese conto fin dall’inizio che la scuola di circo poteva costituire un ottimo contesto per stimolare i bambini a esplorare le proprie capacità e potenzialità oltre che a diventare consapevoli dei propri limiti. Conoscenza di sé intesa come autoriflessione, stimolata però dalla collaborazione e dal confronto con gli altri.
Come hanno risposto i destinatari principali agli stimoli e alle proposte delle insegnanti? L’entusiasmo dei bambini è stata la verifica più sicura. La partecipazione e il desiderio di intervenire hanno reso possibile il lavoro anche con i bambini che, soprattutto all’inizio, si mostravano più osservatori che protagonisti.

Un elemento importante è stato lasciare spazio ai loro interventi. “Cosa vi piacerebbe fare? Come possiamo realizzare il cerchio di fuoco?” Si sono inseriti così nella trama dello spettacolo vissuti e temi cari ai bambini. Infine l’impegno in un progetto collettivo ha necessariamente richiesto la partecipazione attiva di tutti.  È nato un forte sentimento di collaborazione che ha reso tutti responsabili per il buon esito finale dinanzi ai genitori e ai compagni più grandi o più piccoli.

Anche la presenza di bambini con difficoltà certificate ha stimolato un ulteriore impegno alla piena partecipazione di tutti: i bambini più sicuri hanno accompagnato i compagni e ricercato con loro le soluzioni nei numeri impegnativi, come la piramide umana. Tutti i bimbi hanno goduto di un’occasione positiva di protagonismo, compresi i bimbi timidi o condizionati da precisi limiti corporei. L’emozione visibile nei visi attenti dei genitori, presenti al completo in ogni spettacolo, è stata un’ulteriore conferma dell’efficacia complessiva di questa incursione nel mondo del circo.

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