Burnout degli insegnanti: che cosa fare?

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Burnout degli insegnanti: che cosa fare?

Gli insegnanti sono una “categoria a rischio”, ma prima di arrivare a questo stato di stress psicofisico ci sono molti “passaggi” su cui è possibile intervenire, anche in termini di prevenzione. Di Sandra Giordano
stress burnout insegnanti

Il 28 maggio 2019 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha comunicato di aver ufficialmente riconosciuto la sindrome da burnout come fenomeno di origine occupazionale e l’ha inclusa nell’ICD-11, la revisione della classificazione internazionale delle malattie. 

Dalla stessa nota abbiamo appreso che il burnout viene catalogato alla voce dei fattori che influenzano lo stato di salute o il contatto con i servizi sanitari, a indicazione del fatto che questa sindrome spinge le persone a rivolgersi al comparto sanitario. Si tratta di una condizione di stress eccessivo, cronico, che non è stato gestito con successo sul posto di lavoro. 

Il burnout è caratterizzato da tre dimensioni:

  • Sensazione di “esaurimento energetico”, fisico ed emotivo (il termine “burnout” significa proprio “bruciato”).
  • Distanza mentale, sentimenti negativi, cinismo nei riguardi del proprio lavoro. 
  • Ridotta efficacia professionale dovuta a un sentimento di apatia, di abulia e, in generale, mancanza di autostima e di autoefficacia.

Una professione a rischio


La categoria degli insegnanti, come quella di altre professioni che si occupano di “relazione d’aiuto”, in cui rientra a buon titolo la relazione educativa, già da qualche anno è stata riconosciuta come “categoria a rischio” per ciò che riguarda il benessere psicofisico, un rischio addirittura superiore a quello delle professioni sanitarie. 

Il burnout è uno dei fenomeni più insidiosi, ma prima di arrivare a questo stato di stress psicofisico ci sono molti “passaggi” su cui è possibile intervenire, anche in termini di prevenzione. 

Si consideri, infatti, che esistono due tipi di stress: l’eustress, attivazione fisiologica positiva che l’organismo mobilita in contesti piacevoli, e il distress, attivazione fisiologica negativa che l’organismo manifesta di fronte ad ambienti o situazioni poco piacevoli. La presenza costante di distress provoca lo stress acuto. Dallo stress acuto si passa allo stress cronico e alla lunga si arriva al burnout

Che cosa fare?


L’insegnante che riconosca di trovarsi in una situazione di burnout può rivolgersi a un professionista della salute o a un centro pubblico per avviare la cura che prevede supporto psicologico e, nei casi più gravi, utilizzo di farmaci. Tuttavia, le azioni di prevenzione rimangono il modo migliore di affrontare il problema prima ancora che si verifichi. In Italia esiste una legge che riguarda la valutazione del rischio dello stress da lavoro correlato.

L’INAIL ha pubblicato a riguardo un manuale a disposizione di tutti. Si tratta di chiamare esperti esterni alla scuola e interni, laddove presenti, e di procedere alla valutazione del rischio. A questa valutazione, effettuata tramite un semplice questionario, andrebbero sottoposti tutti, dal dirigente al custode (il questionario è anonimo), per capire quali siano le difficoltà e dove e come intervenire. 

Sportello d’ascolto per insegnanti


Un modo per monitorare il grado di benessere degli insegnanti potrebbe essere la creazione di uno sportello d’ascolto loro dedicato, nonché l’avvio di gruppi di teacher’s training, con l’aiuto di psicologi, per confrontarsi sulle tematiche psicoeducative. Gli insegnanti, infatti, nella relazione con allievi, dirigenti, genitori, colleghi, si trovano a dover far fronte, sempre di più, a situazioni difficili da gestire e il disagio relazionale che ne deriva sta coinvolgendo l’intera categoria professionale, con effetti collaterali per tutto il sistema educativo.

Nella scuola di oggi siamo chiamati a impegnarci, ciascuno con il proprio ruolo, per coltivare e divulgare una cultura non ostile, che promuova il rivolgersi all’altro tenendo conto della sua sensibilità, del suo vissuto, affinché lo scambio relazionale avvenga nel terreno fertile dell’ascolto, che genera incontro e scambio funzionale per tutti.



 

 

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