La relazione allievo-scuola-genitore

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È importante che, nell’interesse dell’allievo, insegnanti e genitori si impegnino nel coltivare una buona relazione reciproca. Di Gabriele Dimitrio, psicologo, psicoterapeuta
colloquio genitori insegnanti

Crescere un figlio è una sfida complessa e le famiglie si sentono molto esposte nel loro compito educativo: un comune errore di valutazione che fanno i genitori è pensare che il loro valore coincida con la loro genitorialità. Questo li porta ad andare in crisi quando un insegnante riferisce loro qualcosa sul figlio che “non va come dovrebbe”. Il genitore (già sotto pressione per la complessità del ruolo) interpellato dall’insegnante per difficoltà in ambito disciplinare/comportamentale del figlio, si sente stretto in una morsa giudicante. Rischia di innescarsi così un circuito vizioso in cui il buon intento dell’insegnante viene percepito come un’ingerenza impropria. Niente di peggio per la qualità del benessere a scuola! L’allievo può ritrovarsi allora in classe in una dinamica complessa, come un metallo tra l’incudine ed il martello. Un tale clima pesa negativamente sugli apprendimenti e sul modo con cui essi si imprimono nella mente del bambino: la relazione ha un correlato emotivo che accompagna il vissuto nel momento dell’apprendimento. Recenti ricerche mostrano infatti come l’acquisizione delle informazioni siano agevolate quando si sperimentano emozioni quali gioia, eccitazione o tranquillità e serenità.

La relazione docente-genitore 

 

La creazione di un asse armonico genitore-scuola-allievo è quindi la base per la buona funzionalità della scuola. Si consideri che la relazione docente-genitore può avere dinamiche simili a quelle che scattano nella relazione di coppia, ed è fondamentale quindi fare attenzione a non farsi prendere da contenziosi personali, e a mettere al centro, e non perdere di vista, il bene del bambino/ragazzo, le sue reali necessità.
Nella relazione docente-genitore possono emergere delle differenti visioni dell’“educare” che talvolta sfociano in veri e propri conflitti. Il rischio è di inficiare la trasmissione dell’insegnamento, costituendo così nella memoria a lungo termine un “qualcosa di non buono”. Il bambino introietta il conflitto e la disistima del genitore nei confronti dell’insegnante, il quale perderà di autorevolezza nella relazione educativa, impattando malamente sul clima di classe.

 

La relazione scuola-famiglia come crescita personale


Se dunque è importante che gli insegnanti siano empatici nei confronti dei genitori, per evitare che questi si sentano messi sotto accusa, al tempo stesso è importante che i genitori mantengano atteggiamenti e comportamenti rispettosi nei riguardi dei docenti, anche se vi possono essere visioni diverse se non addirittura discordanti. Un suggerimento è vivere la relazione scuola-famiglia nell’ottica di una crescita personale, come luogo di incontro e conoscenza ricco di umanità. È dunque responsabilità del genitore mantenere la funzione autorevole dei docenti, parlando con rispetto ai figli dei propri insegnanti e, qualora vi siano forti dispute, confrontarsi con i docenti in assenza degli allievi, magari con ottime figure preposte alla mediazione come il dirigente o un vicario della sua funzione, o come lo psicologo scolastico: quest’ultimo può essere un’importante risorsa per agevolare la comunicazione scuola-famiglia oltre che per integrare il dialogo con le ASL ed eventualmente altri istituti della zona.
 

16 Ottobre 2019 Comunicazione, Relazioni

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