Per tutti e per ciascuno: i punti di forza per una didattica inclusiva

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Per tutti e per ciascuno: i punti di forza per una didattica inclusiva

Intervista a Graziella Favaro, direttrice della rivista Sesamo, pedagogista e fondatrice del Centro COME: “La scuola deve dare risposta a bisogni specifici, di lingua e di apprendimento, e allo stesso tempo riconoscere e dare valore a quelli che sono gli apporti di ogni bambino”
graziella favaro

Quali sono i punti salienti per una didattica inclusiva, in una scuola multiculturale? Al recente convegno di Psicologia e Scuola, organizzato dalla nostra rivista in collaborazione con Airipa e ospitato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ne ha parlato in un intervento Graziella Favaro, direttrice della rivista Sesamo, pedagogista, fondatrice del Centro COME.

“La multiculturalità a scuola sta diventando ormai un fatto ordinario e diffuso – ha risposto Graziella Favaro – poiché la maggior parte delle classi della primaria e della secondaria di primo grado sono diventate nel tempo luoghi educativi eterogenei e plurali. Ciò implica che essere insegnante oggi vuol dire svolgere una professione interculturale”.

Quali sono gli ingredienti per una scuola multiculturale? “Ne indicherei quattro. Al primo posto – risponde la direttrice di Sesamo – metterei la centralità della lingua, ovvero l’italiano declinato nei suoi usi comunicativi e come veicolo dell’apprendimento. Un altro accento lo porrei sui tempi e sulla precocità dell’agire. Per includere i bambini e i ragazzi che hanno una storia migratoria bisogna cominciare presto, dalla scuola dell’infanzia, da un inserimento positivo a tre anni. È tra i tre e i sei anni infatti che si mettono le basi per una buona inclusione".

"Un terzo ingrediente - conclude Favaro - è il saper porre attenzione e dare riconoscimento a tutti e a ciascuno. La scuola deve dare risposta a bisogni specifici - di lingua e di apprendimento, innanzitutto - ma nello stesso tempo deve riconoscere e dare valore a quelli che sono gli apporti di ogni bambino. Significa comprendere, ad esempio, che il bambino non italofono sta imparando la nostra lingua ma non è una tabula rasa: ha acquisito una lingua madre e in questo codice ha sviluppato competenze e saperi. Infine, porrei una grande attenzione alle relazioni e al clima della classe, alla prevenzione o riparazione di ogni forma di discriminazione e di esclusione. Alle interazioni tra i bambini, anche nel tempo extrascolastico, e anche a quelle tra gli adulti, tra insegnanti e genitori (italiani e stranieri)”.

 

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26 Marzo 2019

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