I tempi della giornata educativa

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L’organizzazione della giornata tiene conto delle esigenze del gruppo e dei ritmi individuali di ciascuno. Da qui il bisogno di rallentare e selezionare all'ìnterno dei servizi educativi per l'infanzia. Di Angelica Guidi

La dimensione temporale è una cornice essenziale della nostra attività mentale e attraverso le esperienze quotidiane, relative anche al tempo e allo spazio, nel bambino avviene la formazione del proprio sé.

L’organizzazione della giornata educativa svolge perciò un ruolo importante nella vita di un servizio per l’infanzia e i suoi tempi - con i momenti di gioco, di cura, di esperienze - influiscono sul benessere delle bambine, dei bambini e degli adulti; e far star bene il bambino è per noi il primo passo del progetto educativo di un servizio per l’infanzia.

L’organizzazione temporale della giornata tiene conto delle esigenze del gruppo e dei ritmi individuali di ciascuno. Non può non tenere conto anche di ciò che accade “fuori” dal nido: viviamo in un mondo connotato da sovrabbondanza di stimoli, frammentarietà, velocità, scarsa presenza - spesso - del reale. Se velocità e sovrabbondanza stanno già nella vita familiare, il nido, lo spazio gioco, ogni servizio educativo, potrebbe, dovrebbe, allora, rallentare e selezionare, offrire ciò che manca fuori, tentando di “riequilibrare le esperienze dei bambini”, come ci suggerisce Penny Ritscher: “recuperando la semplicità e l’essenziale”, “imparando lentamente e dal quotidiano”, “stando nella calma senza avere paura del silenzio”, “educare alla lentezza e allo stupore” (P. Ritscher, Slow School, p. 15).

Ambienti del "saper stare"

 

I bambini non hanno bisogno di repentini e continui cambiamenti di scenari perché il cambiamento di scenario lo vivono già. La nostra sfida educativa e culturale può essere, allora, quella di creare delle situazioni in cui ogni bambino e ogni bambina possa saper stare, con un tempo lento a misura dei suoi bisogni di crescita; possa misurarsi con il concreto e la realtà “reale” (con quella virtuale già si misurano o si misureranno presto, fuori); possa essere sostenuto dagli educatori a dare senso al quotidiano, a saper stare nella relazione, a percepire se stesso e gli altri.

Per realizzare ciò occorre dare un tempo disteso a ciascun momento (sia che si tratti di cura o di altre esperienze, perché tutte sono ugualmente significative), stando nel piacere della relazione e dell’esperienza, sempre. Occorrono anche degli educatori capaci di soffermarsi sulle cose, di godere di un tempo rallentato, dell’attesa, senza aver paura del ritardo o del vuoto. Degli educatori consapevoli del fatto che “soltanto la calma rende possibile, per il bambino, la costruzione di una narrazione rispetto a quanto sta esplorando e sperimentando”. Occorrono perciò comportamenti che sono, almeno in parte, in controtendenza rispetto alla realtà che ci circonda e che prendano a misura delle cose un tempo lento e individuale, il tempo “delle esperienze e dei vissuti”:

Il tempo è il ritmo con cui le cose cambiano dentro e fuori di noi, è quanto ci concediamo per abitare le situazioni di gioco, di scoperta, di apprendimento, è una dimensione esistenziale a noi necessaria e utile. Significa essere consapevoli di avere diritto al tempo, diritto al senso e all’esistere.”. (L. Malavasi, L’educazione naturale, p. 41).

Angelica Guidi è coordinatrice pedagogica della cooperativa sociale “La luce” per gli Spazi gioco e il Centro bambini e famiglie, gestiti dalla cooperativa (titolarità del Comune di Lucca).

 

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Angelica Guidi: 16 Maggio 2019

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