Voti a scuola!

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Tempi di pagelle: i voti alla scuola primaria valutano il bambino o il suo compito? Che cosa significa per un alunno ricevere spesso brutti voti? Si può attribuire all’errore un valore costruttivo? Di Adriana Molin.

Voti a scuola 3

Che te ne fai di un voto?

Leggere della campagna promossa dal Movimento di Cooperazione Educativa a favore dell’abolizione del voto numerico nella scuola primaria non può che farmi piacere, proprio perché ritengo necessaria una revisione di come i compiti dei bambini della primaria sono valutati a scuola, tanto più se questa revisione è sollecitata dagli stessi insegnanti. Troppo spesso si valuta il bambino e non il suo compito, o ancora si valuta il comportamento disturbante come se quel comportamento fosse il bambino, che viene così imprigionato in quelle caratteristiche.

Forti sono le ripercussioni del voto numerico dato dall’insegnante, perché ufficializza una condizione: sapere o non sapere, essere adeguato alle aspettative della scuola o non esserlo. Il voto è ambiguo e lo percepisce anche il bambino che, quando vede un brutto voto sul quaderno, e lo vede spesso, fatica a circoscriverlo al compito andato male, si mortifica, perde fiducia e si scoraggia. Al contrario, il bambino che vede un bel voto si esalta, si sente il primo, acquista fiducia e voglia di gareggiare. I voti, belli o brutti che siano, investono il bambino, il gruppo dei pari e la famiglia. È sufficiente osservare cosa succede in questo periodo di consegna delle pagelle che, se brutte, mettono in allarme tutta la famiglia che cerca aiuto al di fuori della scuola.

Pensare, sbagliare, imparare

D’altra parte, la scuola con il brutto voto dato come se fosse una contabilità manifesta la sua difficoltà a rispondere ai bisogni di crescita individuale e sociale del bambino.
In Francia, è il Ministero che ha promosso una conferenza sul sistema di valutazione degli scolari perché quello attuale “mette in evidenza le carenze e i fallimenti”, dice il Ministro dell’Educazione. In Italia, il documento programmatico de “La Buona Scuola” sembrerebbe promettere bene perché esprime fiducia nella scuola italiana. Nel documento sono evidenziate però anche delle condizioni per un miglioramento del nostro sistema educativo. Tra queste condizioni, quella più interessante per me è: “se le scuole diventano i luoghi dove si pensa, si sbaglia, si impara”.

Ecco, questo “se” mi sembra applicabile alla questione dei brutti voti. Perché il brutto voto numerico non è altro che la conseguenza di non sapere, di non aver capito, di aver sbagliato, mentre l’errore di per sé è l’occasione per capire come mai è successo, per ristabilire quei fili che si sono interrotti. 

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