L'arte di aspettare

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“A chi sa attendere, il tempo apre ogni porta”. La capacità dell’attesa utile, con tutti i sacrifici che richiede, implica determinazione e autodisciplina e non si sviluppa da un momento all’altro. Di Panna Orban. 

L'attesa utile

La saggezza veramente viene con l’età? È uno dei luoghi comuni più conosciuti, e mi è tornato a frullare in testa mentre guardavo questo video.

Sulle prime, l’anziano mi ha dato l’impressione di un poveretto, dimentico persino del proprio nome. Dopo pochi minuti, però, ha preso per me un nuovo volto. "Il vecchio saggio", infatti, è riuscito a ripetermi due lezioni antiche ma ancora attuali, importanti. La prima è "non sottovalutare mai nessuno". La seconda, che riprendo da un proverbio cinese, è "a chi sa attendere, il tempo apre ogni porta". Cerco di spiegarmi meglio...

Non sottovalutare mai nessuno…

Stabilire un piano, preparare tutte le azioni necessarie da svolgere, prevedere possibili scenari e cambiamenti nella strada per raggiungere un obiettivo sono capacità importanti per poter attuare progetti, risolvere compiti complessi, non solo nei giochi di strategia ma anche nella scuola, nella vita quotidiana. Accanto a queste considerazioni, bisogna ricordare che siamo esser sociali, e che quindi tutto ciò che facciamo in qualche modo influenza altre persone (e viceversa). Dunque nella pianificazione, anche di un semplice gioco, bisogna considerare le possibili reazioni ed azioni degli altri. Giovanni, un alunno di classe V che ha giocato alle attività proposte da Mind Lab, a un certo punto ha detto: “il nostro piano non può esser basato sull’ipotesi che forse l'avversario non giocherà troppo bene, che potrebbe distrarsi, che potrebbe non vedere qualcosa... dobbiamo giocare pensando sempre che il nostro avversario sia il miglior giocatore del mondo!".

Gli amici dell’anziano, nella partita del video, forse hanno tante cose da imparare da Giovanni. Il vecchietto invece è automonunito: ha in mente ogni singolo dettaglio del suo “film”, pianifica tutto con precisione, non sembra disturbato dal fatto di perdere le sue preziose risorse (pedine) una dopo l’altra. Le soddisfazioni arrivano quando tutto sembra perduto: il vecchietto prende le pedine dell'avversario e mostra con movimenti decisi che la sua strategia è vicente. Tutto ciò non sarebbe potuto accadere se l'anziano non avesse saputo aspettare il momento giusto per gustare la vittoria e il piacere della vittoria...

A chi sa attendere, il tempo apre ogni porta

Arriviamo così allora alla seconda lezione che traggo dal video. La gratificazione differita, cioè rimandare la gratificazione per ottenere ciò che si desidera, è uno degli aspetti importanti dei giochi di pensiero, particolarmente quelli di strategia. Ma può essere utile anche nella vita di tutti i giorni e anche scuola. Per questo nei laboratori con Mind Lab cerco di far capire ai ragazzi l’importanza di quella che chiamo attesa utile, cioè la capacità di aspettare per creare le condizioni e le opportunità migliori da cogliere, nel momento più opportuno.

Tuttavia i bambini sono più inclini ad agire senza valutare né le conseguenze vicine né quelle più lontane delle loro azioni. Spesso non è facile per loro considerare una mossa, una perdita o un’azione qualsiasi come un investimento per un risultato di maggior valore del futuro. Eppure un pensiero simile li aiuterebbe nella gestione dei compiti, dei giochi, dei rapporti con i pari. Che fare?

Scegliere, preferire

Per rispondere alla domanda posta sopra, proviamo a farcene un'altra: che cos’è un investimento, in realtà, per un bambino? Spesso è semplicemente una perdita, un sacrificio di risorse che non dà nessuna soddisfazione nel momento dell’investimento. Non è facile far capire un bambino che “quello a cui rinunci ora, non preoccuparti, verrà ripagato”, perché il bambino non vede l’effetto immediato e può scoraggiarsi.
Non si scoraggia solo se capisce profondamente che la perdita è funzionale ad ottenere una gratificazione, un risultato, un'emozione di maggior valore della perdita stessa. 

Pietro, 7 anni, ha capito il meccanismo: “fare i miei compiti venerdì pomeriggio per lunedì è un sacrificio perché potrei guardare la TV dopo la scuola. Preferisco però rinunciare a quel tempo davanti alla TV per poter giocare all’aperto tutto il sabato e la domenica con i miei amici”. La capacità dell’attesa utile, con tutti i sacrifici che richiede, implica determinazione e autodisciplina e non si sviluppa da un momento all’altro. Come ci lascia intuire l'affermazione di Pietro, occorre avere un obiettivo preciso in testa, perseguirlo con cura, aver fatto degli errori e aver imparato qualcosa dagli errori medesimi.

Giochiamo ad aspettare?

Pietro ci insegna che l'attesa utile viene percepita come tale dai bambini quando acquista significato per loro  (non per la mamma, non per la maestra, non per altri). E un piccolo fatto mi ha confortata in questa direzione. Voglio raccontarvelo.

In una classe prima, i bambini giocavano Chicken cha-cha-cha, un memory particolare di Mind Lab. I bambini stavano litigando per decidere chi dovesse iniziare il gioco. Invece di intervenire con forza, ho condiviso un piccolo segreto con loro: "in questo gioco, per cominciare, è meglio essere l’ultimo che il primo...". Lì per lì non hanno dato troppo peso alle mie parole, ma alla fine del gioco mi hanno dato ragione: "Chi inizia per primo può contare solo su quel che gli dice la sua carta, invece l'ultimo ha le informazioni di tutte le carte degli altri!". Quando hanno ripreso a giocare, tutti gareggiavano per essere "l'ultimo".

Certo, la battuta dei bambini e il successivo comportamento non testimoniano la comprensione piena dell’attesa utile, ma confermano che un bambino, una volta trovato il significato dell'aspettare, può trovare anche la determinazione e la volontà per intraprendere il cammino dell'attesa. Il nostro ruolo come docenti è di accompagnarlo su questa strada, aiutandolo a porsi domande e obiettivi, a osservare e correggere gli errori con pazienza, lungimiranza, senza dimenticare... la voglia di vincere.

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