Perché conviene che i bambini scrivano in corsivo

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Perché conviene che i bambini scrivano in corsivo

Se per gli adulti le risorse digitali hanno fornito indubbi vantaggi, per i più piccoli servono pratiche che stimolino relazioni tra pensiero e azione. Di Benedetto Vertecchi

scrittura in corsivo

Fino a non molti anni fa era del tutto normale che i bambini imparassero a scrivere in corsivo, utilizzando uno strumento capace di lasciare una traccia su una superficie adatta a riceverla. Che queste pratiche fossero opportune appare con tutta evidenza nella situazione attuale, nella quale ci rendiamo conto non solo della crescente difficoltà che i bambini incontrano nel tracciare i segni, ma anche della cattiva qualità del linguaggio che a quei segni vengono associando. Né vale richiamare il cambiamento intervenuto nella pratica della scrittura, passata in larga misura dall’uso della penna a quello di una risorsa digitale. Sarebbe come affermare che i bambini non debbano più camminare o correre, perché alla forza dei muscoli (peraltro da costruire giorno per giorno attraverso l’esercizio fisico) si può sostituire quella dei mezzi meccanici.

È vero che oggi si scrive prevalentemente usando dispositivi digitali, ma è altrettanto vero che ciò rappresenta un vantaggio per gli adulti, mentre non lo è per niente per i bambini e, fino a una certa età, per i ragazzi, così come il fatto che gli adulti si spostino in automobile non è un argomento per sostenere che i bambini dovrebbero fare altrettanto.

Abilità manuali che vanno disperdendosi

Per quanto siano trascorsi molti decenni da quando ho incominciato a occuparmi della scrittura dei bambini, a un certo punto mi sono dovuto rendere conto che il mio modo di interpretare la questione era sostanzialmente sbagliato. Della scrittura mi interessava, infatti, il prodotto e non il modo in cui ciascun bambino scriveva. Cominciai ad avere qualche sospetto che ci fossero aspetti dell’avviamento alla scrittura che sfuggivano all’attenzione diffusa quando mi accorsi che erano sempre più numerosi gli insegnanti che lamentavano la crescente difficoltà dei bambini a coordinare le percezioni con le attività manuali: tanti bambini non riuscivano ad allacciarsi le scarpe, a servirsi funzionalmente delle posate o a usare un paio di forbici. Spesso bambini di otto o nove anni apparivano incapaci di tenere la penna in modo proprio, con tre dita: l’impugnavano tenendo la mano a tubo, o facendo annidare l’asticciola fra l’indice o il medio. Alle posizioni improprie corrispondeva la tendenza ad abbandonare la scrittura corsiva, a favore del maiuscoletto. Non era infrequente, infine, che la scrittura manuale fosse quasi completamente abbandonata, a favore di quella digitale.

Perché dunque la scrittura manuale

Dalle ricerche che ho condotto (e su cui continuo a lavorare) sulla scrittura dei bambini (sono comprese nel progetto In intellectu et in sensu) ho tratto alcune prime indicazioni:

• la pratica della scrittura manuale investe nell’insieme la relazione fra il pensiero e l’azione;

• la scrittura manuale consente un accrescimento dei repertori lessicali maggiore di quello consentito da altre pratiche di scrittura;

• la scrittura manuale aiuta ad accrescere la memoria e a rendere stabili gli apprendimenti acquisiti;

• più in generale, si può individuare una relazione tra l’affermarsi di stili di vita dominati dal consumismo e la sostituzione della scrittura manuale con quella mediata da risorse digitali.

Benedetto Vertecchi: 10 Ottobre 2018 Articoli

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