Per imparare bisogna capire

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È dimostrato che esiste una varietà di ritmi e stili di apprendimento, di attenzione e memoria, di interesse e motivazione... Occorre trovare la strada migliore perché ciò che si vuole insegnare sia comprensibile e significativo. Di Silvana Loiero.

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Può capitare, nel corso del percorso di insegnamento/apprendimento delle diverse discipline, che un bambino non capisca subito, o capisca soltanto in parte, ciò che sta imparando: concetti, abilità, strategie… Non capisce, e non può pertanto integrare nuovi apprendimenti con quelli precedenti. Se l’ostacolo incontrato, piccolo o grande che sia, non viene in qualche modo rimosso subito, l’alunno si troverà davanti a sempre nuove e maggiori difficoltà.
Dire che i bambini di una stessa classe scolastica non imparano allo stesso modo potrebbe apparire un luogo comune. È stato infatti da tempo dimostrato che esiste una varietà di ritmi e stili di apprendimento, di capacità di attenzione e memoria, di interesse verso alcuni contenuti rispetto ad altri, di motivazione ecc. In realtà riportare l’attenzione sul problema non è affatto banale: il “deficit cumulativo” di cui parlava Martin Deutsch alla fine degli anni ’60 riguarda, seppure con un’accezione diversa, anche i bambini degli anni 2000. Oggi l’espressione non fa riferimento, come nelle ricerche di Deutsch, alla deprivazione culturale dell’ambiente di provenienza, ma viene usata per sottolineare la particolare importanza che il processo di insegnamento/apprendimento riveste ai fini del successo scolastico degli allievi, nessuno escluso.
Ripetere più volte la stessa spiegazione può non essere efficace, così come non basta fare, da parte dell’alunno, esercizi dello stesso tipo: se non ha capito non può svolgere autonomamente gli esercizi e impegnarsi nello studio, pena la noia, la demotivazione, l’abbassamento del senso di autoefficacia. Occorre trovare la strada migliore perché ciò che si vuole insegnare sia comprensibile e significativo. Da ciò discende l’esigenza di stimolare una riflessione nella scuola, a poco tempo dall’inizio dell’anno scolastico, sulla necessità di ottimizzare l’utilizzo di tutte le risorse disponibili affinché gli insegnanti (al plurale) possano farsi carico nel migliore dei modi delle differenze presenti nei variegati contesti delle classi. 

Editoriale di La VIta Scolastica n. 3, 2017/2018

Silvana Loiero: 3 Novembre 2017 Articoli

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