Le Dieci Tesi, un vademecum per l’educazione linguistica democratica a scuola

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Le Dieci Tesi, un vademecum per l’educazione linguistica democratica a scuola

Il 9 settembre a Roma un grande convegno festeggia i 40 anni delle Dieci Tesi per l'educazione linguistica democratica. Maria Antonietta Marchese ne sottolinea l’attualità a partire dalla sua esperienza professionale.

LOGO GISCEL

Che cosa sono?

Le Dieci Tesi per l’educazione linguistica democratica quest’anno compiono quarant’anni. Il documento contiene i presupposti teorici basilari e le linee d’intervento dell'educazione linguistica democratica. Si sofferma sugli aspetti generali costitutivi di una pedagogia linguistica efficace (tesi 1-4); illustra i limiti di una certa pedagogia linguistica tradizionale anacronistica e poco efficace (tesi 5-7); individua i principi dell’educazione linguistica democratica (tesi 8); fa riferimento alla formazione dei docenti (tesi 9); pone l’attenzione sul rinnovamento della scuola (tesi 10). 

I (miei) debiti professionali verso le Dieci Tesi

Che cosa hanno rappresentato le Dieci Tesi nella mia vita professionale? Nel 1975, quando furono pubblicate, ero ancora fra i banchi di scuola. Non sapevo della loro esistenza, né che fossero il manifesto fondativo del Gruppo di Intervento e Studio nel Campo dell’Educazione Linguistica (GISCEL). Se torno indietro di quarant’anni mi ritrovo molto appassionata di letture pedagogiche e filosofiche: prendevo in prestito l’Émile, I pensieri sull’educazione e i Prolegomeni. Insomma, nel mio orizzonte di quindicenne non c’era traccia del fermento culturale e dello scenario linguistico che portarono alla redazione delle Dieci Tesi. Solo dopo il completamento degli studi universitari e la conclusione del mio secondo anno di insegnamento, le Tesi comparvero inaspettate da Scuola e linguaggio (Editori Riuniti), un libro di Tullio De Mauro. Una data (il primo giorno d’estate del 1985) ne attesta la lettura. In considerazione delle molte tracce di matita presenti sulle pagine, desumo che dovette essere per me un incontro importante.

Un nuovo paradigma: dai problemi del docente alle difficoltà degli alunni

Una prima serie di importanti sottolineature compaiono a proposito delle tesi 1-4 che auspicano la fondazione di un nuovo progetto di educazione linguistica:

  • il linguaggio è garanzia per intendere e intendersi. Consente di accedere all’esperienza e diventa modalità idonea per riordinare, intervenire e trasformare l’esperienza stessa (tesi 1).
  • Lo sviluppo delle capacità linguistiche dipende da un adeguato sviluppo organico, da una "buona alimentazione" (tesi 2).
  • La complessità del linguaggio rinvia alle sue molteplici capacità, da quelle direttamente percepibili ed evidenti, quelle cioè che si esprimono sul piano della produttività, come la capacità di produrre parole e frasi appropriate (ma anche la capacità di conversare, interrogare e rispondere, leggere ad alta voce), a quelle elaborative nascoste, come la capacità di dare senso alle parole e alle frasi udite e lette, di verbalizzare e di analizzare interiormente in parole le varie situazioni, di ampliare il patrimonio linguistico (tesi 3).
  • Le premesse di sviluppo della nuova pedagogia linguistica sono poste nel rapporto fra sviluppo delle capacità linguistiche e sviluppo fisico, affettivo, sociale e intellettuale dell’individuo nonché nell’importanza decisiva del linguaggio verbale (tesi 4).

Già queste acquisizioni rappresentarono per me un salto di qualità nel modo di intendere e di affrontare i problemi scolastici. Il disagio di parlare una lingua altra – l’italiano – rispetto a quella più che colloquiale e dialettale degli alunni e delle alunne di una zona popolare e degradata del centro storico di Palermo; il fatto che, alla luce delle Dieci Tesi, un bambino o una bambina se malnutriti parlano, leggono, scrivono male, cessa di essere un evento irrimediabile e diventa una zona di intervento. Le Tesi non sono certo un prontuario per la risoluzione di tutte le difficoltà, ma si preoccupano e si occupano delle esigenze reali degli alunni. A cominciare dal bisogno più immediato, quello di avere una buona alimentazione (esigenza ben conosciuta dai miei primi alunni), fino ai bisogni linguistici più nascosti come seguire, capire e interpretare le parole distanti e i discorsi spesso poco chiari di chi insegna. Inutile aggiungere che tutto ciò ebbe per me l’effetto di una rivoluzione copernicana.

Pars destruens: l’abbandono di vecchie pratiche

Il desiderio personale di abbondonare vecchie pratiche consolidate cominciò a prendere forma dopo la lettura dei limiti della pedagogia linguistica tradizionale (tesi 5-7). Sul testo compaiono segni sparuti sotto “pensierini”, “temi”, “analisi grammaticale” (tesi 5) e sotto le parole “ortografia” e “oscurità” (tesi 6). In opposizione al “non si capisce niente, se ci sono troppi errori ortografici”, fra le righe della sesta tesi, si fa strada un’idea di “oscurità” della scrittura determinata dall’incapacità della pedagogia tradizionale di insegnare a scrivere bene: oltre l’orizzonte limitante dell’ortografia, emerge una visione complessa della scrittura, del testo, delle scelte per essere chiari e comprensibili.  Una sottolineatura marcata nella settima tesi (punto a) segnala un cambio di rotta rilevante: i processi di maturazione linguistica vanno sostenuti coralmente da tutti i docenti e trasversalmente da tutte le discipline.

Di non minore rilievo la denuncia (punto b) su una certa maniera di insegnare l’italiano a scuola tutta centrata sulle capacità produttive. Si supera l’angusta pratica dell’interrogazione per dare rilievo a forme di discorso non insegnate a scuola come la capacità di organizzare un discorso orale estemporaneo o meditato, di conversare, discutere, capire parole e forme nuove. Nel punto (c) si dà risalto alla scrittura che funziona da supporto allo studio (prendere buoni appunti, schematizzare, sintetizzare…) e a tutte quelle forme di verbalizzazione più mediate e riflesse che affrancano la scrittura scolastica dalla verbosità e dalla vaghezza.
Nel punto (d) altre sottolineature evidenziano che la conoscenza riflessa di regole grammaticali da sola non agevola le capacità linguistiche. Si cambia passo a proposito della realtà linguistica di partenza degli alunni e delle alunne: trascurata dall’approccio tradizionale, essa diventa fondamentale per un’educazione democratica. Si contrappone alla tradizione verbalistica di lingue e linguaggi una visione organica e complementare delle capacità verbali, simboliche, motorie, percettive. 

Pars construens: un programma linguistico per una scuola democratica

A questo punto scompaiono le tracce di matita che processano il testo. L’ottava tesi è, in effetti, lineare, chiara ed essenziale:

  • lo sviluppo delle capacità verbali va promosso nel rapporto con lo sviluppo sociale, psicomotorio, espressivo e simbolico; le capacità linguistiche vanno intese come strumenti di partecipazione alla vita sociale e intellettuale. Si fa riferimento alla diversità del retroterra linguistico-culturale degli alunni e delle alunne; si parla delle capacità produttive, senza dimenticare quelle ricettive.
  • Si chiamano in causa l’estensione del vocabolario; il passaggio da formulazioni orali a quelle scritte e viceversa; l’uso dei diversi linguaggi e lo sviluppo della capacità inerente al linguaggio verbale di autodefinirsi, autodichiararsi e analizzarsi. E infine al “si deve/ devi” della pedagogia linguistica tradizionale e della didattica ad essa ispirata si sostituisce il “si può/puoi” di una educazione linguistica vincolata alla funzionalità comunicativa, vero e proprio strumento di orientamento in grado di stabilire se un testo scritto o parlato (o le sue parti) siano adeguate non in assoluto e in astratto, ma in relazione agli interlocutori reali ai quali i testi o le parti di essi sono destinati.

Conclusione

Per un insieme di occasioni non predeterminate, dopo qualche anno dalla lettura delle Dieci Tesi, nel 1989 incontrai il Gruppo di Intervento e Studio della Sicilia, guidato da Silvana Ferreri, una studiosa capace di coniugare il rigore scientifico con la passione per gli interventi sul campo. Da questo momento in poi si realizza l’instantia crucis, l’esperimento cruciale volto a rendere i principi fin qui esposti concreti e attuali nella mia attività didattica. E mentre i programmi cambiano e le riforme si susseguono, le Tesi, come un vademecum inossidabile, rilanciano l’educazione linguistica democratica nella scuola che cambia.

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