La “scatola azzurra” va alla scuola primaria

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La “scatola azzurra” va alla scuola primaria

Un'attività che suscita ogni volta il piacere e l’interesse dei bambini, insieme a una grande calma. Di Maria Concetta Occhipinti
 

scatola azzurra 2

Ho lavorato per molti anni nella scuola dell’infanzia ed è lì che ho imparato ad utilizzare la Scatola Azzurra e a conoscerne le numerose potenzialità educative: quando ho fatto il passaggio alla scuola primaria ho pensato di continuare a proporre questa attività.

Mentre riflettevo su come organizzarla, venne inserita nella mia classe una bambina di sette anni, appena adottata, proveniente da un paese indiano: non parlava l’italiano. Sin da subito notai la sua grande familiarità con gli elementi naturali, in particolare amava la pioggia: ogni volta che pioveva voleva uscire per giocare sotto l’acqua come fosse la cosa più normale del mondo!

Per permetterle di svolgere una attività con i compagni in cui non risultasse deficitaria, pensai fosse l’occasione giusta per introdurre la Scatola Azzurra. Durante le ricreazioni realizzammo delle scatole in cartoncino in cui i bambini potevano utilizzare sabbia, terra, sassi e altro materiale naturale facile da trovare nella pineta della scuola, e giocarci dando forma plastica al proprio mondo personale. Ovviamente il gioco era libero, e la bambina iniziò subito a comporre con la terra montagne e paesaggi. Quello che mi affascinò subito era il modo in cui manipolava la terra: trasmetteva un piacere e uno stato di benessere tale che, piano piano, anche altri bambini si interessarono a quel gioco.

 

L’anno successivo, un forte vento aveva depositato un voluminoso cumulo di sabbia vicino la nostra aula. Pensai che fosse l’occasione giusta per introdurre la Scatola Azzurra nelle attività didattiche: invitai i bambini a setacciare la sabbia, distribuendo grandi cucchiai e colini: alla fine del lavoro raccogliemmo la sabbia in una scatola di latta. Durante questa attività quello che mi colpì fu la concentrazione con cui i bambini lavorarono e il silenzio operoso che venne a crearsi.

La sabbia setacciata divenne il materiale di base per il percorso di arte e immagine che elaborai: il percorso prevedeva la manipolazione dei materiali, l’esplorazione creativa e la ricerca di armonia nelle composizioni. Realizzammo dei vassoi con il cartoncino azzurro e ciascun bambino ne ebbe uno, li fornii anche di un bicchiere pieno di sabbia e un cucchiaino. Poi li lasciai liberi di esplorare e di comporre, ma anche di “scomporre”. Feci ai bambini una sola raccomandazione: la sabbia non doveva cadere fuori dal vassoio. Fu un grande successo, non ci furono versamenti di sabbia e anche i più vivaci si immersero con piacere e impegno nell’attività.

Decisi di proporre questo laboratorio nel pomeriggio del venerdì: pur essendo l’ultimo giorno della settimana, e pur essendo stanchi, i bambini giocavano molto intenti e con evidente piacere. Il clima era sereno.

Man mano che l’attività proseguiva il gioco si arricchì di nuovi elementi: oltre agli oggetti naturali che raccoglievamo in pineta, arrivarono anche quelli che i bambini portavano spontaneamente da casa.

  

Durante l’attività, sono molto attenta a non eccedere con i materiali e anche a non soddisfare la richiesta eccessiva di quei bambini che hanno “gli occhi più grandi della pancia”: c’è sempre qualcuno che vuole più sabbia, più perle, più legni… bambini fragili che chiedono il materiale al posto della relazione e quindi con loro cerco di raggiungere un equilibrio che contenga la richiesta e sostenga l’utilizzo di ciò che hanno a disposizione.

Ogni volta che propongo la Scatola Azzurra riscontro il piacere e l’interesse dei bambini, e lo stabilirsi di una grande calma insieme ad una alacre laboriosità, anche in quei bambini che in classe fanno fatica a controllarsi.

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