I bambini trasformano ogni cosa in un gioco

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I bambini trasformano ogni cosa in un gioco

Giochi, scuola, creatività ieri e oggi. Ilaria Tagliaferri ha intervistato Francesco Guccini. Ecco il loro colloquio. 

guccini

Nel suo ultimo libro Piccolo manuale dei giochi di una volta (Mondadori, 2015) il cantautore Francesco Guccini racconta i giochi della sua infanzia e insegna a ragazzi e adulti come realizzarli, con moltissimi spunti per inventarne altri, sempre nuovi. Con la sua memoria formidabile Guccini ritorna ad appassionarsi al mondo dell’infanzia, raccontandolo con uno sguardo attento anche ai bambini di oggi. Gli abbiamo rivolto qualche domanda.

La prefazione al suo ultimo libro inizia con una domanda: “Giocavamo noi bambini di un tempo?”. Secondo lei, i bambini di oggi giocano ancora?

I bambini oggi giocano, questo è certo, ma in maniera più solitaria e individuale rispetto ai tempi in cui giocavo io. Credo che i giochi elettronici li spingano a cercare meno il gruppo, mentre quando ero piccolo la maggior parte delle volte si giocava in maniera collettiva. I bambini però giocano anche oggi, al di là dell’elettronica e delle nuove tecnologie, perché i bambini hanno la straordinaria capacità di trasformare tutto ciò che fanno, anche un semplice gesto quotidiano, in un gioco.

Nell’intervista che è stata pubblicata su "La Vita scolastica" n. 4, del 2011, lei ci raccontò che come musicista e cantastorie si è sentito spesso influenzato dalla solitudine dei boschi, dove giocava durante l’infanzia. Di nuovo, nel suo ultimo libro, ritorna la montagna: quanto è importante secondo lei il contatto con l’ambiente e la natura nella fase ludica?

Il contatto con la natura è stato importantissimo nella mia infanzia, perché ampliava la possibilità di creare, trasformare, inventare i giochi. Quando abitavo in campagna noi giocavamo quasi sempre nel fiume, che diventava teatro di costruzioni, battaglie, gare. La frase che mi diceva più spesso mia madre era “vai nel fiume a fare le casine con i sassi”. Ma ricordo che anche quando abitavo in periferia c’era molto spazio per giocare: erano periferie molto diverse da quelle di oggi, perché confinavano con i campi, c’erano poche auto, e la strada stessa diventava teatro ideale per i giochi. Ci infilavamo nei sotterranei labirintici delle case fino ad arrivare a quei luoghi magici e misteriosi che erano le cantine, scavalcavamo cancelli, avevamo a disposizione una quantità enorme di buone ambientazioni per dare vita a nuovi giochi.

A proposito di invenzioni e creatività, crede che i giochi attuali siano ancora creativi e stimolanti per i bambini?

La voglia di inventare c’è ancora , perché le trasformazioni resteranno sempre qualcosa che affascina i bambini, ma forse noi inventavamo con un’energia diversa: i materiali che avevamo a disposizione, quelli di cui parlo anche nel mio libro, erano davvero poveri, come stecche di ombrello, bottoni, rocchetti. Ricordo anche che molti dei giochi che facevamo ci erano stati tramandati dai bambini più grandi: si imparava così a “passarsi il testimone” e a creare una sorta di tradizione, anche giocando.

Inventavate storie mentre giocavate?

Non tutti lo facevano, ma io sì, perché a inventare storie mi son sempre divertito moltissimo. Ricordo che avevo un caro amico, che nel fiume portava sempre a brucare le sue capre, ed era sempre vissuto in montagna. Quando tornavo dalla città mi diceva “tu chissà quanti film hai visto, io qui non ne ho visto nessuno”. In realtà io andavo poco al cinema, perché non avevo molti soldi da spendere, ma parlando con quel mio amico mi divertivo a inventarle, le storie dei film, per fargli credere che li avevo visti davvero. Quando si giocava si parlava all’imperfetto, una cosa che mi ha sempre affascinato, mi sembrava un un modo di raccontarci come in una fiaba il nostro tempo, le nostre invenzioni, le tante scoperte.

Gioco e scuola: quando era piccolo le due dimensioni riuscivano a coesistere? Avevate spazi e tempi per giocare a scuola?

La scuola che ho frequentato io era molto diversa da quella di adesso. I maestri sono praticamente scomparsi, le maestre oggi sono quasi mamme per gli alunni, che danno loro del tu. Quando andavo a scuola io le maestre erano molto severe e non c’era spazio per i giochi, se non per quelli che facevamo di nascosto, come incidere i banchi senza farci scoprire. Oggi non c’è bisogno di nascondersi, a scuola credo che si giochi di più, e mi sembra una cosa giusta, perché i ragazzi non perdano mai di vista la loro straordinaria capacità di trasformare ogni atto, anche il più semplice, in gioco.

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