Migliorare in Italiano: quattro attività

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Che importanza dare a un risultato non soddisfacente nelle prove Invalsi di Italiano di quinta primaria? E, volendo intervenire, da dove si potrebbe cominciare? Di Paolo Mazzoli 

Le 4 attività d'oro dell'insegnamento dell'Italiano

Capita talvolta di sentirsi fare questo ragionamento: “dato che da molti anni i risultati Invalsi mostrano alcune criticità nella qualità degli apprendimenti degli alunni e che, malgrado questo, la situazione non migliora, allora le prove sono inutili”. Devo dire che negli ultimi tempi questa obiezione è andata scemando, ma vale forse la pena prenderla in carico in modo un po’ più approfondito.

Vorrei allora provare a rispondere a questa obiezioni su due diversi piani:

1) l’utilità, o meno, dei risultati Invalsi;

2) l’effettiva impossibilità, o meno, di migliorare gli apprendimenti.

Su quest’ultimo punto mi riferirò all’Italiano, rimandando ai prossimi post un discorso analogo per la Matematica e l’Inglese.

 

Perché continuare a pubblicare dati anche quando le cose non migliorano?

Direi che la risposta a questa domanda è, a dir poco, ovvia. I dati Invalsi servono anche se non si riesce a migliorare (e, forse, in questo caso servono anche di più) per lo stesso motivo per cui servono i dati sull’inquinamento anche se la salubrità dell’aria non migliora.

Servono perché, se nessuno ci avverte che c’è un pericolo, ci si va inevitabilmente a sbattere. Servono per capire se le nostre impressioni sono generalizzabili, o sono solo nostre. Servono per avere un’idea di quanto sono significativi i buoni risultati (o gravi quelli cattivi). E, soprattutto, servono per controllare se i nostri rimedi sono efficaci o meno. Proprio come i dati sull’inquinamento.

 

Ci sono rimedi a portata di mano?

Spesso si dice “non ci sono ricette”. Confesso che questa affermazione, che certamente denota una sana tendenza a non banalizzare le questioni, non mi convince fino in fondo. Mi viene infatti da chiedere: non sarà mica che non ci sono ricette perché quelle che si trovano in giro sono effettivamente banali o poco utilizzabili? Non sarà che quello che servirebbe sono proprio delle buone ricette? cioè qualcosa che ci aiuti in modo concreto a migliorare la nostra didattica per renderla più incisiva ed efficace? A questo punto occorrono degli esempi.

Tengo a precisare che i pochi suggerimenti che sto per dare, e che ho l’ambizione di considerare delle “buone ricette”, non li do come direttore dell’Invalsi ma come persona di scuola. Si sono consolidati nel corso di molti anni di insegnamento nella scuola primaria e di moltissimi anni di direzione di scuole primarie e di formazione di insegnanti, nei più diversi contesti. Sono il risultato di un lungo processo di distillazione di quello che davvero è irrinunciabile e può fare la differenza. Per continuare con la metafora della ricetta, potrei dire che di tutti i piatti che ho imparato a cucinare (grazie all’aiuto di validissimi cuochi) ce ne sono alcuni che, dopo innumerevoli tentativi ed errori, danno sempre dei buoni risultati (è il caso di dire!) e, quel che più conta, chiunque potrebbe prepararli in qualsiasi cucina e a qualsiasi latitudine.

Le quattro attività da cui partire per migliorare davvero in Italiano

Nella figura in apertura sono elencate quelle che, secondo me, dovrebbero essere le quattro attività basilari su cui fare leva per migliorare la padronanza della lingua italiana e, di conseguenza, i risultati nelle prove INVALSI di Italiano.

Apparentemente si tratta di attività “tradizionali”. Non richiedono particolari materiali, né scelte organizzative complesse. Nel prossimo post le esamineremo brevemente una a una.

 

Per saperne di più

Sull’ormai stantìa polemica sull’utilità dei dati INVALSI si può vedere ad esempio:

Tra i convinti dell’utilità:

Mariapia Veladiano. La Repubblica del 26/11/2019: http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/scuola-il-buono-di-un-test.flc

Tra i convinti dell’inutilità:
Corlazzoli. Il Fatto quotidiano del 7/5/2018:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/07/anche-invalsi-ammette-che-il-test-non-serve-a-nulla-ma-ormai-i-buoi-sono-scappati/4336881/

 

 

 

 

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