Chi sono gli adulti agli occhi dei bambini?

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Fare filosofia con i bambini per aiutarli a capire i grandi: spesso sono d'accordo con Platone, pur senza conoscerlo. E non mancano le sorprese. Di Luca Mori. 

Platone Akropolis_by_Leo_von_Klenze

Cosa rappresentano oggi gli adulti agli occhi dei bambini? Ovviamente non c’è una risposta univoca alla domanda: affrontando l’esperimento mentale dell’utopia, a questo proposito, non sono mancate le sorprese. A partire dalla terza classe della scuola primaria, ad esempio, con una certa frequenza iniziano a comparire isole divise a metà, tra una parte destinata agli adulti e una ai bambini. Negli anni seguenti, poi, capita spesso che gli adulti non vengano accolti nell’isola. Perché? A quali responsabilità ci richiamano i bambini?

Platone e la polis ideale

Quando Platone scrive la Repubblica, un classico filosofico sul tema dell’utopia, ammette che la città (polis) ideale che sta immaginando è difficile da realizzare e precisa che, se ci fosse l’occasione, proverebbe a realizzarla con bambini che non abbiano superato i dieci anni d’età. Perché? Il problema principale, agli occhi di Platone, è costituito dal radicamento delle “vecchie” abitudini e dalla possibilità di apprenderne di nuove: volendo realizzare una città migliore e più giusta di quelle esistenti, servono abitudini nuove, mentre gli adulti porterebbero irrimediabilmente con sé – come un’ombra – le vecchie abitudini, trasformando ben presto la città nuova in una città simile a quelle già esistenti.

Che cosa dicono i bambini?

Quando inventano le loro utopie, i bambini questa cosa non la sanno, perciò è tanto più significativa la loro frequente vicinanza con la posizione di Platone, soprattutto a partire dai nove anni. Lasciamo la parola ai bambini: «Io dico che dovrebbero rispettarle meglio gli adulti [le regole] e invece è il contrario: le rispettano meglio i bambini. Perché gli adulti, come possiamo vedere nel mondo, inquinano l’ambiente e fanno tutte queste cose…» (Edoardo, 7 anni, Pasturana); «Se gli adulti verranno sull’isola, cambieranno tutto quello che abbiamo fatto; tipo io prima avevo detto che non vorrei le macchine; loro però, siccome sono loro che le hanno costruite, le potrebbero portare anche lì e a me questa cosa non mi andrebbe bene» (Diego, 7 anni, Roma); «Secondo me un adulto non riesce a cambiare abitudini, perché gli adulti vogliono sempre avere il massimo; non riescono a vivere con più povertà, anche però divertendosi»; «non potrebbero rinunciare secondo me alle comodità, costruirebbero così le industrie, inquinerebbero il territorio, taglierebbero gli alberi per fare i fogli e così distruggerebbero tutta la natura e il verde che c’è» (Elena, 10 anni, Corleone).

Adulti incoerenti

Sono soltanto pochi esempi di una propensione argomentata alla diffidenza. Gli adulti appaiono spesso incoerenti, perché incapaci di tenere comportamenti in linea con le aspirazioni e i desideri che dichiarano: sognano di vivere bene e di avere più tempo di qualità da dedicare ai bambini, ma alla fine si accontentano di tirare avanti e continuano a passare con fretta da un impegno all’altro; sognano un ambiente più sano, ma non si prendono cura di quello in cui vivono e non si attivano per migliorarlo, per quanto possibile.

Adulti che aiutano

Su questo tema come su moltissimi altri, la conversazione fa però emergere punti di vista differenti che permettono ai gruppi di articolare le argomentazioni con una profondità ben maggiore di quanto il singolo bambino potrebbe fare da solo. Alle voci diffidenti, infatti, possono contrapporsene altre, come le seguenti: «Gli adulti ci dovrebbero essere perché ci placano quando facciamo troppe cose velocemente, e poi ci ascoltano quando noi abbiamo un problema» (Domenico, 9 anni, Molfetta); «Allora, io non li escluderei [gli adulti dall’isola], perché a me non piace escludere. A me piacerebbe diciamo insegnare, perché si può insegnare anche a degli adulti come comportarsi. Possono anche vedere da un altro punto di vista, da un punto di vista positivo, perché loro possono anche non rendersi conto del loro comportamento. […] Quindi secondo me gli adulti potrebbero dare anche una calmata ai bambini; cosa che potrebbero fare anche i bambini con gli adulti […]. Perché il fatto che gli adulti siano più grandi di noi non significa che possono essere superiori. Ci sono bambini che possono essere superiori agli adulti e viceversa. Quindi bisogna andare d’accordo» (Gigliola, 9 anni, Bari).

Ciò di cui bambine e bambini affermano di avere bisogno – tra le righe, anche quando preferiscono non ospitare gli adulti sull’isola – sono compagni di viaggio capaci di ascoltarli e di aiutarli ad immaginare insieme un mondo in cui vivere meglio, dimostrando che è possibile farlo cambiando abitudini e dandosi da fare per apprendere quel che c’è da apprendere.

Strumenti per approfondire

Questo tema offre l’occasione per un bel confronto intergenerazionale. Si può chiedere agli adulti che si conoscono che giochi facevano più spesso e volentieri da bambini, cosa sognavano di fare da grandi, cosa hanno fatto e cosa no di quel che sognavano (e perché), e così via. Impostando domande e questionari in modo adeguato, si può procedere in modo da cogliere aspetti qualitativi e quantitativi (passando così da una conversazione filosofica alla matematica).

Il rapporto tra adulto e bambino è uno dei temi ricorrenti nella letteratura. Tra le storie che permettono di approfondire altri aspetti dell’argomento ci sono i miti, a partire da quello di Dedalo e Icaro, ad esempio, che consiglio di leggere assieme ai bambini anche nella versione che ne dà Ovidio nelle Metamorfosi (che libro VIII, vv. 155 ss.).

Per approfondire le idee dei bambini sugli adulti, in diverse parti d’Italia, rimando a L. Mori, Utopie di bambini. Il mondo rifatto dall’infanzia, Edizioni ETS, Pisa 2017 (cap. 10, Il posto degli adulti) 

 

Nella foto:l 'Acropoli di Atene, opera di Leo von Klenze (1846)

Per saperne di più

Luca Mori è fra i relatori degli incontri formativi Uno spettacolo di formazione. Informazioni e iscrizioni a questo link.

Verona 30 novembre 2017 / ore 15-19
Franco Lorenzoni e Luca Mori
Imparare a pensare in grande. Ascolto e dialogo con bambini e ragazzi

Genova 18 gennaio 2018 / ore 15-19
Luca Mori
Filosofia elementare

Brindisi 15 febbraio 2018 / ore 15-19
Franco Lorenzoni e Luca Mori
Imparare a pensare in grande. Ascolto e dialogo con bambini e ragazzi

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