Primo giorno di scuola: alla ricerca di amici

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L’importanza e la profondità delle prime amicizie tra pari sono documentate da studi e ricerche. Nascono per simpatia, bisogno d’incontro e d’intesa. Di Adriana Molin.

bambini mano

È sempre con interesse che assisto alla riapertura della scuola primaria, a settembre. C’è un affollarsi di adulti e bambini: la scuola è aperta e risuona di voci squillanti, saluti e gridolini di gioia che si mescolano in un mixage che trasmette piacere e auspici per il nuovo anno scolastico. I più grandi si muovono con sicurezza, raggiungono in fretta i compagni e, con passo deciso, si dirigono verso l’aula lanciando sguardi e saluti ai bambini più piccoli, quelli di “prima” che, accompagnati da mamma, papà, nonni e zie, un po’ frastornati, stanno per iniziare il loro primo giorno di scuola primaria.
Sono i debuttanti che hanno atteso con trepidazione questo momento: hanno avuto il tempo e l’opportunità – nella maggior parte dei casi – di elaborare un’intuizione profonda del ruolo che la scuola primaria ha, la cui importanza è messa in rilievo dai rituali di preparazione e accomp agnamento a scuola il primo giorno da parte delle persone più significative per il bambino. Sono finalmente “scolari” che, con orgoglio, indossano il loro primo zaino, gonfio di quaderni, astucci e di tutto ciò che può servire nella scuola dove s’impara a leggere, scrivere, calcolare. I bambini si guardano attorno con occhi curiosi e vivaci, alcuni, attirati dai materiali di benvenuto, già s’impossessano dello spazio dell’aula, altri avanzano ritrosi e rivolgono sguardi seri, con domande silenziose, ai genitori. Tommaso è fra questi, non si decide a lasciare la mano della mamma, sebbene già molti accompagnatori abbiano lasciato l’aula e la maestra lo abbia invitato più volte ad avvicinarsi, a esplorare l’aula con gli altri bambini... Perché appare così pensieroso? Forse perché sa cosa vuol dire frequentare la scuola dei grandi avendo una sorella maggiore sempre alle prese con compiti, voti, pagelle, e avverte la sfida che sta per iniziare? Probabile, però, prima di entrare in aula era felice ed eccitato per il suo primo giorno di scuola. Continua a guardarsi intorno, quando un guizzo di gioia gli attraversa lo sguardo: ha visto Simone, l’amico del cuore, conosciuto alla scuola dell’infanzia. Un lampo di riconoscimento reciproco e d’intesa: i due bambini si avvicinano, prendono posto in due banchi vicini e, con disinvoltura, incitano mamma e papà ad uscire. Intorno tutto è nuovo e ignoto: aula, maestra e compagni, ma loro due si capiscono, si aiutano vicendevolmente nei momenti difficili, sono contenti di giocare ed imparare insieme: sono “pronti ” per la grande avventura della scuola primaria.

Un reciproco sostegno emotivo

Chi trova un amico, trova un tesoro: per alcuni bambini il passaggio dalla scuola dell’infanzia alla primaria è più facilmente superabile se affrontato insieme ad un amico grazie al reciproco sostegno emotivo. L’importanza e la profondità delle prime amicizie tra pari sono documentate da studi e ricerche. Nascono per simpatia, bisogno d’incontro e d’intesa, spesso in ambito scolastico oltre che familiare. Sebbene ancora piccoli, i bambini di 6 anni sono capaci di condividere con alcuni compagni sentimenti e idee in modo stabile, cioè con continuità temporale; si esprimono affetto e attaccamento in modo reciproco, come quando si cercano nel gioco e nelle situazioni sociali manifestando così bisogno di vicinanza oltre che di condivisione; sono capaci di preoccuparsi per l’altro, dimostrando comprensione delle idee e sentimenti altrui, impegno e fedeltà. Essere amici, però, significa anche litigare e minacciare “Non sono più tuo amico”, come accade talvolta, affrontati dai bambini nel modo più naturale. Sono questi i momenti in cui il bambino sta imparando a gestire le proprie emozioni a comprendere il mondo sociale che lo circonda e l’amico lo aiuta a superare l’impasse. Questa capacità di “autoregolazione” delle emozioni influenza in modo rilevante il tipo di amicizia che nasce tra bambini.

L'importanza del gruppo dei pari

Con l’aumento del numero di ore che i bambini, nel nostro contesto sociale, trascorrono in istituzioni educative, il gruppo dei pari assume un’importanza sempre maggiore e la nostra attenzione di docenti dovrebbe facilitare la nascita di sentimenti di amicizia favorendo quelle situazioni in cui ciò può avvenire più facilmente, in modo spontaneo. Il gioco di finzione, per esempio, è un laboratorio di relazioni sociali, dove più facilmente di altre occasioni nascono intese, simpatie. I bambini nel “far finta di” devono immedesimarsi nel ruolo che devono assumere, nel contempo esprimono un interesse reciproco per lo svolgimento del tema, solitamente risultato di un accordo, di un’intesa di fondo. Devono anche imparare a comprendere il compagno per sintonizzare il proprio comportamento sullo scambio comunicativo del momento, e a risolvere i conflitti che possono nascere però in un clima di gioco, di vicinanza e comprensione reciproca. Esplorando insieme ciò che li diverte, entusiasma o spaventa sviluppano amicizie, interconnessioni tra menti che riflettono fiducia e intimità nei confronti dell’altro. Buone premesse per iniziare il primo anno scolastico che resterà impresso nel tempo.

Per saperne di più

Per approfondire: J. Dunn, L’amicizia tra bambini, Raffaello Cortina, Milano, 2006.

Leggi anche: Scuola primaria una promessa

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