Compiti a casa: tempi, modi e significato di una pratica sempre più discussa

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [2XALU686] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [D92XWMH1] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [99IUKU9V] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true

Compiti a casa: tempi, modi e significato di una pratica sempre più discussa

Riflettiamo sul tempo complessivo che il bambino dedica alla scuola, per non sovraccaricarlo di compiti a casa, inutili oltre una certa quantità e con il rischio di aumentare la sua dipendenza dall’aiuto esterno.

bambino lettura tramonto

Vale la pena parlare ancora di compiti a casa? Direi proprio di sì, a patto di uscire dalla querelle tra fautori della loro inutilità e sostenitori delle facilitazioni che possono offrire al bambino stesso.
I primi sono supportati anche dal rapporto OCSE che evidenzia la non corrispondenza tra maggior tempo medio dedicato allo studio a casa dagli studenti italiani delle medie superiori (9 vs 4,9 dei Paesi Ocse) e risultati ottenuti nelle prove di lettura e scienze sotto la media OCSE.
I secondi, con varie motivazioni psicopedagogiche, sostengono l’utilità dei compiti, l’opportunità e la necessità purché ispirati al principio di aiuto al bambino/ragazzo. In questa discussione spesso si scontrano genitori e docenti. Questi ultimi talvolta assegnano compiti a casa a completamento dell’attività scolastica e obbligano a un surplus di lavoro scolastico, favorendo il ricorso ad aiuti esterni alla famiglia.

I compiti per imparare a lavorare in autonomia  

Più che sui benefici o sull’inutilità dei compiti svolti a casa con o senza aiuto, vorrei portare l’attenzione sul bambino e sugli impegni scolastici imposti dalla programmazione educativa. Premesso che la scuola per il bambino è il luogo dove poter esprimere le proprie potenzialità e svilupparle secondo un iter predeterminato, dovremmo, prima di tutto, chiederci se il tempo e l’impegno profuso nelle attività svolte a scuola permettono al bambino di affrontare il carico aggiuntivo dei compiti a casa. Secondo me, questa è la domanda chiave, quella che dovrebbe indirizzare noi docenti nella scelta e nella quantità di eventuali compiti da assegnare a casa. E se proprio fosse il caso di proporli, coinvolgeremo gli alunni affinché il lavoro casa sia accolto come momento di attenzione nei loro confronti, occasione per imparare in autonomia. Non dobbiamo dimenticare che il bambino ha necessità - come l’aria che respira - di tempo e spazio liberi, cioè non programmati da altri, in modo da gestire personalmente i suoi bisogni più profondi.

La motivazione è il motore dello sviluppo

Il tempo a scuola, purtroppo, non sempre è tarato sui bisogni del bambino che devono essere declinati in base all’età, all’apprendimento potenziale, all’offerta delle opportunità extrascolastiche, alle necessità sociali. La stessa permanenza a scuola si caratterizza per esperienze di apprendimento molto diversificate: alcune entusiasmano e non fanno avvertire la fatica d’imparare, ma solo il piacere di nuove conoscenze, di mettersi alla prova rendendo il bambino disponibile a riprendere il compito a casa, poiché vissuto come prolungamento di un momento felice, da condividere con le persone significative; altre, invece, sono così frustranti, da indisporre verso ulteriori obblighi, tanto più se presuppongono aiuti per lo svolgimento degli stessi.
L’impegno scolastico è il tempo dell’apprendimento intenzionale, del consolidamento di abilità e dell’ampliamento di orizzonti, non è racchiuso solo nel tempo passato a scuola e/o nel compito a casa, ma dilatato al tempo della motivazione. Le occasioni per apprendere sono infinite poiché siamo nati per imparare, ma sono la motivazione e il bisogno di scoprire mondi possibili la forza e il motore dello sviluppo individuale. Sta alla scuola il compito di incanalare queste energie verso traguardi possibili, e coniugare gli impegni scolastici del bambino con le spinte fondamentali della crescita individuale. Allora, forse saranno minori le lamentele dei genitori riguardanti compiti scolastici a casa.

Prima di tutto il benessere del bambino

Nella scuola primaria, semplici attività da svolgere a casa durante lunghe pause scolastiche, secondo me, sono auspicabili poiché possono rappresentare il filo che crea continuità tra scuola e famiglia, purché i compiti siano concordati. E’ questa una pratica di tutti i paesi OCSE, una consuetudine che accomuna le genti e rinsalda, se ben gestita, il legame tra genitori e figli. In ogni caso, la scuola, per la sua funzione, deve preoccuparsi del benessere del bambino e, di conseguenza, riflettere sui compiti a casa – così spesso motivo di malessere tra genitori e figli, genitori e docenti - che devono essere assegnati con parsimonia e cautela, soprattutto nei periodi dell’anno scolastico in cui gli impegni scolastici improrogabili per il bambino sono già molti.

Per saperne di più

COMPITI A CASA PER I PIÙ PICCOLI? NO, GRAZIE. COSÌ LA PENSANO MOLTI GENITORI

SUI COMPITI A CASA

Condividi:

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola