Compiti a casa per i più piccoli? No, grazie. Così la pensano molti genitori.

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Compiti a casa per i più piccoli? No, grazie. Così la pensano molti genitori.

Da un po’ di tempo sembra che l’insofferenza dei genitori verso i compiti a casa si sia acuita: il problema si trascina da tempo ma ora appare al top. 

fonte: la stampa

Da un po’ di tempo sembra che l’insofferenza dei genitori verso i compiti a casa si sia acuita: il problema si trascina da tempo ma ora appare al top. Solo in questi ultimi giorni, F. Tortora de "Il Corriere della Sera" (27/3/2012) informa sul dibattito che in Francia ha portato un consistente gruppo di genitori - mobilitatosi tramite web - a boicottare i compiti a casa assegnati a bambini della scuola primaria per ben due settimane; segue l’intervista al Ministro Profumo (riportata da più quotidiani) che, ampliando il discorso ad altri ordini di scuola, non esclude la possibilità di limitare i compiti a casa essendo ben altri gli stimoli per gli studenti; ci sono poi la relazione in apertura del Congresso CNIS “Quando educare è difficile: scuola, ricerca e genitori”, tenutosi a Vicenza il 30-31/3/2012, e, per finire, il dibattito su radio 24 di A. Milan del 2/4, giorno dell’inizio dello “sciopero dei compiti” in Francia. Ovviamente a ciascun articolo, intervento segue lo scatenamento dei commenti non solo su web contro le diverse opinioni espresse nei servizi.

È un tema, questo dei compiti a casa, controverso e dibattuto da tempo, cui neppure la ricerca sembra aver portato luce. Molte sono infatti le variabili in gioco: il bambino, la scuola e gli insegnanti, i genitori. Bisogna tenere presente che i compiti a casa dei bambini piccoli non sono assegnati solo a loro, ma anche ai genitori non avendo i figli ancora sviluppato l’autonomia e le capacità necessarie a gestire in modo personale e indipendente i compiti stessi. Quindi, se insegnanti e genitori sono in disaccordo, è come se il bambino si trovasse tra incudine e martello, frastornato dalla contesa in corso e incerto sul da farsi, sulle richieste apprenditive che gli sono poste.
 

Dal mio punto di vista, occupandomi di apprendimento, non posso che essere favorevole ai compiti a casa se assegnati con raziocinio (si veda "La Vita Scolastica", su carta, 2009/2010 e 2010/2011) poiché per acquisire conoscenze e automatizzare abilità (leggere, scrivere, calcolare…) occorre impegno, allenamento.

Automatizzare vuol dire usare in modo economico abilità e conoscenze, significa esercitarle con quella fluidità e accuratezza che evidenziano l’expertise, che dà la soddisfazione di fare bene le cose ed è il risultato di sforzo e impegno prolungati nel tempo. Mi chiedo se il tempo della scuola, per com’è organizzata e per quanto è investita di compiti plurimi, è sufficiente per raggiungere i traguardi su accennati.

D’altra parte riconosco che i genitori hanno ragione quando affermano che non vogliono sostituirsi al maestro, che non possono essere favorevoli ai compiti a casa se questi comportano un lavoro pomeridiano tale da impedire il gioco con altri bambini, il riposo, lo stare con il papà e la mamma in relax, cioè senza l’assillo dei “compiti” da fare o completare. I genitori hanno ragione a rifiutarsi di aiutare nei compiti a casa se questi ultimi diventano terreno di scontro tra loro e i figli. Tuttavia sono anche consapevoli che il lavoro domestico rappresenta un’opportunità per consolidare l’apprendimento del loro bambino.
Credo che compiti spiegati e concordati nella quantità e qualità sono un’occasione concreta d’incontro tra scuola e famiglia, un perseguire insieme lo stesso obiettivo, cioè il diritto all’apprendimento del bambino. E’ solo un’utopia o potrebbe diventare realtà?
 

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