Tanti modi per dire (e per celebrare il) Natale

Pensate quante tradizioni diverse ci sono nella nostra lunga Italia per festeggiare il Natale. E nel mondo? 

di Lorenzo Luatti · 02 novembre 2015
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Sembra ieri che il nuovo anno scolastico ha preso avvio e già siamo a… Natale! Beh, non proprio ancora, ma sappiamo che arriverà presto e che, anche a scuola, ci appresteremo a celebrarlo nel migliore dei modi. Ma quante modalità differenti ci sono tra i nostri alunni e le loro famiglie per celebrarlo? Pensate quante tradizioni diverse ci sono nella nostra lunga Italia per festeggiare il Natale. E nel mondo? Vi è mai capitato di trascorrere il 25 dicembre nell’emisfero australe, ad esempio, in Argentina? Intanto siamo in estate, e non c’è la neve. Come arriverà Babbo Natale, con il surf? Non ci sembra neppure Natale, il “nostro” Natale, intendo. E perché quello che si celebra a Manila, nelle Filippine, è forse il medesimo di quello che celebrano a Roma? Quello di Madrid ha qualcosa a che vedere con quello di Cusco? Cambiano ritualità, cambiano usanze, cambiano cibi speciali, canti, narrazioni… cambia persino il momento in cui ci si scambiano i doni. Sapevate che in un Paese che passa per essere molto simile all’Italia i bambini devono aspettare fino alla Befana per ricevere i doni?
E allora perché non fare del Natale un’occasione cognitivamente ricca per i nostri allievi? Come? Attraverso un percorso che cerchi di stimolare la curiosità degli alunni sui tanti modi con cui questa festività cristiana viene celebrata nel mondo. A partire da quelli presenti nella nostra classe. E in modo che tutti, anche coloro che non hanno mai celebrato il Natale e mai lo celebreranno perché appartenenti ad altre religioni, si sentano coinvolti. Ci sono feste, e questa rubrica ne ha già raccontate alcune e altre ne verranno, che presentano forti similitudini e somiglianze con il Natale cattolico, rispetto a ritualità, significati, simbologie. E non mi riferisco al Natale ortodosso, ovviamente, di cui parleremo il prossimo mese.
E allora: sapevate qual è il Natale più lungo del mondo? E quello più caldo? E sapevate perché in Spagna c’è una festa persino più attesa del Natale?

Il Natale più lungo del mondo (Natale nelle Filippine)

Le Filippine si sono guadagnate il merito di celebrare la più lunga stagione natalizia del mondo. Comincia a settembre e si conclude a fine gennaio. All’inizio dei mesi che terminano in “bre” (settem-bre, otto-bre…) si sentono già i canti di Natale, nei grandi magazzini, nelle strade e anche negli uffici. Le decorazioni di Natale abbelliscono ogni angolo del paese. Poi in novembre l’accelerazione delle attività. In un paese per la maggior parte cattolico, Natale nelle Filippine è prima di tutto una festa religiosa , dove prevale la scena della natività, molto diffusa, ricca di luci e decorazioni.

La Messa del Gallo e la Messa della notte di Natale. Il giorno di Natale è accompagnato da un periodo pre-natalizio di celebrazioni religiose che iniziano il 16 dicembre e che durano nove giorni, fino alla vigilia (celebrazioni denominate in filippino Simbang Gabi ). Durante questo periodo la gente – adulti, anziani, bambini – va in chiesa ad assistere alla “Misa del Gallo”, alla quattro del mattino, così chiamata perché, si racconta, fu il canto di un gallo ad annunciare la nascita di Gesù. Sono i frati spagnoli ad aver introdotto questa tradizione, per permettere ai contadini di assistere alla messa prima di andare a lavorare nei campi.
Dopo la messa si mangiano i bibingka e i puto bumbong , dei dolci di riso e venduti sul sagrato della chiesa. La sera, gruppi di persone giovani, bambini, adulti si recano nelle case per cantare davanti alle famiglie , accompagnati dalla musica e dalle canzoni di Natale, e in cambio ricevono del salabat , una bibita calda fatta di zenzero, dei kakanin , dei dolci al riso o qualche spicciolo.

La celebrazione di Natale culmina con la “ Misa de Aguinaldo” (che significa “regalo”): la gente si reca in chiesa per festeggiare la nascita di Gesù Cristo. È la vigilia di Natale, la notte più attesa, la cosiddetta “Noche Buena”. Dopo la Messa Natalizia le famiglie condividono un pasto tradizionale composto da prosciutto, pollo arrosto, formaggio, cioccolata calda e frutta. Immancabile lo scambio di auguri e regali.

Ecco un Canto alla luce tradizionale

O ilaw
(‘o i ‘laou)
Sa gabing madilim
(sa ga’bing madi’lim)
Tulad mo’y bituin sa langit
(‘tulad ‘moi bi’tu ‘in ‘sa lang’ghit)
O tanglaw sa gabing tahimik
(o tan’glaou ‘sa ga’bing tahi’mik)
Larawan mo nening
(lara’uan mo’ ne’ning)
nagbgay pa sa akin
(nagb’gay ‘pa sa’ a’kin)
ay…

Traduzione : "O luce / nella sera buia / illuminami come una stella del cielo / O luce che illumini la sera silenziosa / vederti / mi dà forza…" (da G. Favaro, Amici venuti da lontano , Nicola Milano, 1996).

A Natale si suda (Natale in Ecuador)

L’Ecuador è un paese molto cattolico e il Natale è la festa più sentita dell’anno. È una festa familiare e religiosa , con molti aspetti comuni e non poche differenze con le tradizioni natalizie dell’Italia.
Già in novembre la gente addobba le case con luci multicolori e nell’aria si sentono le musiche natalizie. Il 24 dicembre le famiglie si riuniscono per il cenone di “Noche Buena”. Si mangia tacchino e maiale come piatto principale, e come dolce i “pristiños ”, anelli di pasta di farina fritti e bagnati con sciroppo di cannella. Dopo il grande cenone, a mezzanotte, si celebra la “Messa del gallo”. In quei giorni fa molto caldo: la stagione delle piogge è alle porte.

Preghiere e presepi. Il Bambino Gesù è oggetto di grande devozione. In città e in campagna, nella costa e nella sierra, si celebra la Novena di Natale: ogni sera, nei nove giorni antecedenti il Natale, una famiglia, a turno, riceve le altre persone nella propria casa per pregare il Bambino Gesù. Grande è la partecipazione dei bambini, perché Natale è una festa speciale per loro.
Un’attività molto importante è la preparazione dei presepi (nelle case, nelle parrocchie, per le strade). Il materiale che si usa sulla costa è la canna di bambù e il “cade”, cioè i rami che servono per coprire il tetto delle case. Nella sierra le “Nascite” sono a forma di grotta e vengono utilizzati legni, pietre, muschio e molte luci. Come figure si mettono pecore, stelle, angioletti, ma anche i ricordi di battesimi, comunioni… Nei giorni precedenti il Bambino Gesù viene coperto con un telo che viene ritirato il 24, per simulare la sua nascita.
Nella Sierra c’è l’abitudine di accogliere il Bambino Gesù in case diverse dove la comunità si raccoglie a pregare e a cantare inni natalizi. Al termine, tutti i presenti condividono dolci, cibi e bibite... Il Bambino Gesù passa ogni giorno in una casa diversa. Alla Vigilia di Natale, nei centri abitati c’è il “Passaggio del Bambino Gesù”. Ci possono essere molte processioni, e così ai piedi dell’altare si ammassano grandi quantità di Bambin Gesù di tutte le grandezze, per essere benedetti e portati nei diversi presepi. In alcune parrocchie, dopo la Messa si offre una “canelada”, cioè una bibita fatta con cannella, per festeggiare insieme la nascita del Salvatore.

La “Cabalgata de los Reyes Magos” (Spagna)

In Spagna l’Epifania è detta anche “Día de Reyes Magos”, ed è una festa molto popolare che tutti i bambini attendono, ancora di più del Natale. La Spagna è infatti uno dei pochi Paesi dove ancora i regali si portano nel giorno dell’Epifania, e quelli portati dai Tre Re sono “magici” e soprattutto è magica “la noche de Reyes”, la “notte dei Re”.
In quasi tutte le città della Spagna i Re Magi arrivano il pomeriggio del 5 gennaio con un grande corteo, chiamato la “Cabalgata de los Reyes Magos” che assume caratteristiche diverse secondo le località, e che sfila per le vie principali fino a tarda sera. Bambini e adulti attendono lungo le strade e nelle piazze il passaggio della “Cabalgata”, e non appena il primo carro si avvista in lontananza qualcuno grida “ya vienen los Reyes Magos!”.

Ya vienen los Reyes Magos
Por los arenales
Ya le traen al Niño
Mantilla y pañales
Oro trae Melchor,
Incienso trae Gaspar,
Oro, incienso y mirra
El rey Baltasar.

  • Scarpe sul davanzale. La tradizione vuole che i Re Magi non si fermino nelle case dove la luce è ancora accesa e soprattutto dove ci sia qualche bambino sveglio. Prima di andare a dormire però i ragazzini lasciano le loro scarpe sul davanzale della finestra oppure davanti al presepe o all’albero di Natale perché così i Re Magi riconosceranno a chi appartengono e possono lasciare a ognuno i doni richiesti. Le mamme avranno avuto l’accortezza di riempire una ciotola di latte per i cammelli e di lasciare una bottiglia di “anís del Mono” (è un liquore d’anice) e un piattino con alcuni tipici dolci natalizi, come i “polvorones”, gli “alfajores” e i “marzapanes”, per i Tre Re, probabilmente infreddoliti e affamati per la fatica. Ma quel che i Magi preferiscono è il loro dolce: il Roscón de Reyes!
  • Il “Roscón” . È una sorta di ciambellone di pasta soffice cotta al forno e decorata con pezzetti di frutta candita e glassata. Per tradizione tutta la famiglia lo mangia per colazione la mattina del 6 gennaio con una tazza di cioccolata calda, ma il più delle volte si lascia per il pranzo di mezzogiorno. Sempre la tradizione vuole che il “roscón” nasconda delle sorprese al suo interno: se si trova la statuina del Re Magio si viene incoronati re/regina della casa con la corona dorata di cartone del “roscón”. Ma attenzione: chi trova un fagiolo rosso dovrà fare una penitenza!

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