Se guardo da lontano, se guardo da vicino…

A partire da un libro, segnalato anche su Sesamo, ecco un percorso per avvicinare i bambini alle storie degli altri e a un tema molto attuale. Di Anna Maria Latrofa

di Anna Maria Latrofa · 18 marzo 2019
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Si può parlare con i bambini di quarta elementare delle problematiche relative ai rifugiati, facendo loro così conoscere aspetti rilevanti del presente, che sentono continuamente evocati alla televisione e nei discorsi? Si può fare, ma con le dovute attenzioni e cautele.

Partire da un libro

Lo si può fare si è guidati nella presentazione di un tema così delicato da un libro capace di coinvolgere e interessare i bambini in maniera semplice e diretta. Penso, ad esempio, al libro ”Il mio nome non è rifugiato” di Kate Milner . Il testo racconta le ragioni di una fuga con linguaggio semplice ed immagini molto evocative. Ogni pagina contiene una domanda che porta i bambini a discutere e a partecipare attivamente.

A partire da questa stimolante lettura e discussione, ho avviato in classe delle attività per aiutare i bambini a comprendere meglio il racconto e la ragione del titolo del libro. Abbiamo iniziato con i disegni della storia e le riflessioni scritte. Ne riporto alcuni.

Ho disegnato la parte della storia in cui il bambino e la mamma se ne vanno dalla loro città, perché c’è la guerra ed è troppo pericoloso. Il bambino è triste perché deve lasciare la sua casa. Con questo racconto ho capito che si cambia città per stare al sicuro dalle guerre, non per niente. Jovana

Ho disegnato la parte del libro in cui il bambino parla con il gatto. Ho capito che la mamma aveva detto al bambino che dovevano lasciare la loro città perché era troppo pericoloso vivere lì. Ho imparato che ogni bambino ha un nome proprio e non può chiamarsi Rifugiato. Angela Hu

Io ho disegnato la scena del bambino che vede il gatto e si ricorda della sua vecchia casa, dove abitava prima. Con questo racconto ho capito che non devi dimenticare la tua prima e preferita casa e che non vuoi lasciarla, anche se è brutta. Sara

Dare un nome, immaginare una storia

Lo scopo del libro è quello di spingere il lettore a guardare il bambino rifugiato con uno sguardo più attento ai suoi sentimenti e alla sua storia. Prima di tutto allora abbiamo cercato e scelto un nome che lo rendesse unico e lo abbiamo chiamato Alex.  Il nome non bastava, bisognava pensare alla sua storia e quindi intessere una relazione. Ho dato ad ogni bambino due sagome bianche, i bambini, facendo uso dei colori e delle parole, hanno immaginato la storia di un bambino che fugge dal suo Paese.

L’anonimato poteva essere infranto solo cercando di mettersi nei panni di un amico, così siamo giunti alla scrittura del testo: Vi presento il mio amico rifugiato come lo immagino io. Ecco alcuni esempi.

La mia amica si chiama Meghy e viene dal Congo, un posto che gli piace molto. I suoi occhi sono di colore marrone, i capelli sono neri e il suo sorriso è bellissimo, perché il colore scuro della sua pelle glielo fa risaltare. Meghy è curiosa, proprio come me, ed è anche simpatica. A lei piace molto l’Italia.La affascina tanto il cinema e vedere le stelle. Le manca un po’ la sua casa ma le manca ancora di più la mamma e tutta la sua famiglia perché è da sola in Italia. A Meghy piace tanto la torta con la panna e il cioccolato e adora mangiare la frutta. Il suo sogno nel cassetto è di fare la cantante e l’astronoma. Loriana

Il mio amico si chiama Nino, ha nove anni e viene dal Congo. E’ scappato con la sua famiglia perché in Congo c’è la guerra e lui aveva tanta paura. I suoi occhi sono di un nero scuro e i capelli sono corti e ricci. Il suo viso è color cioccolato e quando sorride fa sorridere tutti quelli che lo guardano. Nino è molto curioso vuole sempre imparare cose nuove e assaggiare cibi nuovi. All’inizio in Italia non si trovava molto bene, gli mancavano i suoi amici, la sua casa e i suoi nonni che erano rimasti in Congo, ma dopo un po’ di tempo si è abituato e adesso gli piace stare qui. Il suo piatto preferito sono gli strozzapreti, la prima volta che glielo ho fatto assaggiare ha detto che erano buonissimi. Nino è un amico fantastico. Una volta mi ha fatto assaggiare un frutto del suo Paese, io l’ho assaggiato e mi è piaciuto tantissimo. Nino ne aveva tanti altri e così ci siamo fatti una bella scorpacciata. Pietro

Ogni alunno ha immaginato il suo amico rifugiato lo ha descritto facendolo assomigliare un po’ a sé; ha provato anche a descrivere i sentimenti dell’altro, i suoi desideri, le sue difficoltà. Nel fare questo ha compiuto un significativo esercizio di decentramento e di empatia, aprendo la mente e il cuore ad una visione più ampia della vita e delle storie di coetanei meno fortunati.

Tutto questo è potuto accadere grazie alle suggestioni potenti di un libro.

Scarica lo schoolkit

Il libro Il mio nome non è Rifugiato è accompagnato da un kit di materiali e attività rivolti alle scuole primarie, disponibili sul sito: www.lesmotslibresedizioni.it .

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