Riuscire a scuola: come supportare il successo scolastico degli alunni di origine migrante

Quali sono i fattori che influenzano il loro (in)successo? E come si potrebbe intervenire in pratica per progettare percorsi di successo scolastico per tutti? Un approccio multidimensionale. Di Giovanna Malusà, Università degli Studi di Trento

di Redazione GiuntiScuola · 09 aprile 2019
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Il successo scolastico degli alunni di origine migrante è una delle maggiori sfide dell’attuale educazione interculturale. Dopo oltre cinquant’anni dalla “Lettera a una professoressa” (Scuola di Barbiana, 1967), infatti, sono ancora molti i ragazzi e le ragazze che la nostra scuola perde lungo la strada, soprattutto tra quelli appartenenti alle fasce più fragili e/o con background migratorio , maggiormente colpiti dal fenomeno della dispersione o dell’ insuccesso scolastico nelle sue svariate forme. Le loro traiettorie formative sono frammentate e costellate spesso da abbandoni, ripetenze, bocciature, frequenze irregolari, ritardi rispetto all’età scolare, trasferimenti e iscrizioni soprattutto verso scuole professionali ( canalizzazione formativa ). Ma non solo: di frequente anche da disagio, disinteresse scolastico, basso rendimento, sfiducia nella scuola o disadattamento nonché mancata acquisizione di solide competenze che permettano loro di frequentare con successo le fasi successive di istruzione fino all’università.

Queste evidenze sottolineano come, pur in presenza di dettagliati riferimenti normativi di tutela al diritto-dovere all’istruzione, la nostra scuola sempre più multietnica e multiculturale non sia ancora garante di effettivi processi di giustizia sociale e come siano necessarie ulteriori azioni mirate per ridurre questa disuguaglianza formativa tra studenti autoctoni e di origine migrante.

Ma quale modello di intervento potrebbe supportare percorsi di successo scolastico per tutti? E quale potrebbe essere il ruolo di docenti, dirigenti o delle politiche scolastiche in tal senso?

Cinque indicatori per un progetto efficace

Per cercare di fornire una risposta a questi interrogativi, all’interno di un complesso disegno di ricerca mixed-method , si sono analizzate dal 2014 al 2016 le prassi in atto in 5 scuole secondarie di primo grado nel nord-Italia, identificate considerando differenti caratteristiche (densità di studenti di origine migrante, politiche educative, prestigio percepito dall’utenza…).

Si sono raccolti dati attraverso osservazioni ricorsive intersoggettive nelle classi e nei laboratori, interviste a testimoni privilegiati, questionari, analisi di dati statistici, coinvolgendo complessivamente 23 classi di studenti e oltre 80 docenti. Seguendo le procedure tipiche della metodologia adottata (una Grounded Theory critica ) si sono analizzati i testi trascritti, ricercando le etichette ricorrenti o più dense di significato, per individuare progressivamente i concetti più rilevanti, che hanno permesso di costruire 7 categorie interpretative. Dalle loro relazioni concettuali sono emerse 5 fasi di un processo virtuoso a cui sono chiamati docenti e dirigenti per pianificare percorsi di qualità per tutti:

  1. essere motivati al cambiamento;
  2. costruire relazioni significative;
  3. facilitare l’apprendimento;
  4. pianificare e coordinare gli interventi;
  5. supportare la costruzione di un nuovo progetto di vita.

In particolare, l’analisi dei processi decisionali dei docenti nei Consigli di Classe osservati evidenzia la necessità di una visione del corpo insegnante orientata al futuro ( cosa si può costruire ), per comprendere attese, bisogni e un possibile “riscatto sociale” degli studenti, ovvero di una prospettiva intimamente collegata ad una mission educativa che vorrebbe attribuire alla scuola un ruolo di equalizzatore sociale, con quella necessaria utopia già descritta da Paulo Freire e da Lorenzo Milani.

La scuola che costruisce “il pari”

Tuttavia, il complesso fenomeno dell’insuccesso scolastico non può essere affrontato in modo semplicistico. Le fasi descritte, tipiche di un processo virtuoso, spesso nella scuola si intersecano con crescenti livelli di criticità ( processi viziosi ) a cui i docenti, da soli, non riescono a sopperire.

I risultati di ricerca suggeriscono l’ urgenza di un approccio sistemico che coinvolga tutti gli stakeholders e propongono un modello multidimensionale di intervento che comprenda un livello relazionale, metodologico, organizzativo, politico-economico ed etico.

Di fatto, difendere la scuola pubblica come istituzione che promuove equità e democrazia dovrebbe diventare un’urgente priorità della classe politica, per permettere a ciascun docente o dirigente di assumere (nell’accezione gramsciana) il proprio ruolo di “ intellettuale” dei diritti umani , impegnato a costruire – attraverso l’educazione – una maggiore giustizia sociale.

Per saperne di più

Per un approfondimento di queste tematiche si rimanda al volume di prossima stampa di G. Malusà, Riuscire a farcela. Pianificare percorsi di successo scolastico per studenti di origine migrante nella scuola secondaria in Italia , edito da FrancoAngeli (Milano).

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