Oggi facciamo pragmatica. Un progetto di ricerca-azione per l’educazione linguistica a scuola

L’attenzione allo sviluppo delle competenze linguistiche in italiano L1 e L2 è un tema quanto mai attuale nella scuola di oggi. Il progetto qui presentato pone l’attenzione sull’importanza della dimensione pragmatica del linguaggio, facendone oggetto di insegnamento in classe, per tutti. Di Stefania Ferrari. 

di Redazione GiuntiScuola · 13 aprile 2017
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Non solo lessico e grammatica

Lavorando come formatore a stretto contatto con i docenti è abbastanza frequente cogliere commenti poco rassicuranti circa le capacità d’uso della lingua da parte degli allievi. Ad esempio, in riferimento a bambini italofoni, sono comuni frasi del tipo “che parlino con il docente, con il direttore o con un loro amico per loro non fa nessuna differenza” oppure “parlano e scrivono allo stesso modo: male”, quasi sempre accompagnati da rassegnati “eppure io dedico molte ore alla riflessione grammaticale”. Nel caso invece di apprendenti di italiano L2 a questi commenti possono aggiungersene altri del tipo “questi bambini dell’est sono proprio maleducati” oppure “gli alunni maghrebini sono superficiali”, anche qui seguiti da giudizi del tipo “a volte penso che l’italiano proprio non lo vogliano imparare” o “non fanno nessuno sforzo per integrarsi”. Questi esempi mostrano come nell’interazione con gli insegnanti o con i pari, l’impiego di espressioni o formule pragmaticamente inappropriate, oltre a limitare il raggiungimento dello scopo comunicativo che si era prefissato il parlante, porti a giudizi stereotipati sul singolo allievo, quando italofono, o addirittura sulla comunità di provenienza, quando non italofono. Risulta pertanto importante, nell’ambito dell’educazione linguistica, promuovere la diffusione di pratiche didattiche capaci di sostenere lo sviluppo delle abilità pragmatiche, integrandole alle altre competenze linguistiche, già oggetto di intervento didattico nelle ore dedicate alla lingua italiana. D’altronde, chi si occupa di apprendimento linguistico sa bene che imparare una lingua, sia essa L1 o L2, non significa solo acquisire lessico e grammatica, ma anche sviluppare quella serie di abilità che permettono di mettere in relazione parole e contesto comunicativo, guidando il parlante sia nella scelta delle formulazioni linguistiche più adatte alle specifiche situazioni sia nell’interpretazione delle eventuali sfumature di senso o dei significati impliciti delle parole usate (per approfondire il concetto di competenza pragmatica vedi Bazzanella, 1994; Bettoni, 2006; Nuzzo, 2009).
Nonostante in letteratura sia riconosciuta l’importanza della dimensione pragmatica del linguaggio, nella pratica didattica a scuola la riflessione linguistica in L1, oltre a essere dedicata principalmente alla lingua scritta, con le abilità del parlato di rado contemplate nell’insegnamento in aula, è intesa quasi esclusivamente come analisi grammaticale e del periodo. Ne consegue che, anche per assenza di stimoli provenienti dai materiali in uso, difficilmente il docente addestra gli allievi, in maniera consapevole e sistematica, a fare cose con le parole . Nel tentativo di dare una risposta concreta a questo bisogno educativo, a partire dall’anno scolastico 2015/2016 si è dato il via al percorso di formazione e ricerca-azione Oggi facciamo pragmatica . Alla base della proposta di ricerca-azione vi è l’idea che l’insegnamento della pragmatica non solo possa iniziare fin dalla scuola primaria, ma debba essere opportunamente integrato nella quotidianità dell’educazione linguistica, in un percorso in cui grammatica e pragmatica dialogano tra loro, dove le nozioni linguistiche vengono riprese nella pratica d’uso e, viceversa, a partire dall’uso della lingua si riattiva la riflessione grammaticale. Il progetto, nato da una proposta di Stefania Ferrari come parte delle attività di ricerca realizzate presso l’Università degli Studi di Verona, è stato realizzato grazie al patrocinio del Multicentro Educativo Modena M.E.MO., che lo ha inserito tra le proposte formative per gli anni scolastici 2015/2016 e 2016/2017.

Un esempio di pratica inclusiva

La normativa in materia di intercultura, accoglienza e integrazione degli alunni stranieri ci ricorda come “la presenza dei minori stranieri funziona in realtà da evidenziatore di sfide che comunque la scuola italiana dovrebbe affrontare anche in assenza di stranieri” ( La via italiana per l’intercultura e l’integrazione degli alunni stranieri , p.6). Il tema dell’insegnamento che i ntegra nella pratica in classe la dimensione pragmatica con quella grammaticale costituisce un ottimo punto di partenza per pratiche di didattica inclusiva, poiché tocca un bisogno educativo condiviso tra bambini che parlano l’italiano come L1 e apprendenti di L2. I docenti che hanno partecipato al progetto hanno potuto constatare come i percorsi didattici proposti abbiano coinvolto in modo efficace tutta la classe, inclusi gli studenti con un basso livello di competenza linguistica, oltre a quelli con un’ottima preparazione. Ciò è stato possibile per almeno due motivi: innanzitutto il fatto che ogni percorso didattico fornisse occasioni di lavoro comune, che potevano poi essere successivamente completati da momenti di riflessione mirata e ritagliata sui bisogni e sui livelli di competenza di ciascuno; secondariamente l’attenzione alla lingua parlata, raramente oggetto di riflessione e insegnamento in aula, da un lato ha facilitato la partecipazione di chi ha, per storia scolastica, più difficoltà di accesso alla lingua scritta, dall’altro ha comunque permesso anche a chi possiede buone competenze di riflettere sulla lingua da una nuova prospettiva.

Oggi facciamo pragmatica : dalla formazione alla didattica

Il progetto ha coinvolto 50 docenti del primo e del secondo ciclo della scuola primaria e 12 classi, dalla prima alla quinta elementare. L’intervento formativo è stato strutturato in quattro fasi di lavoro: f ormazione teorica, formazione pratica, sperimentazione in aula e documentazione . Il percorso di formazione ha impegnato i docenti in modalità blended : 10 ore sono state dedicate a incontri in presenza, altre 10 ore circa a momenti di studio individuale e di progettazione guidata a distanza con il supporto del formatore.
Nella prima fase di formazione teorica , gli insegnanti hanno avuto modo di riflettere su un insegnamento linguistico attento alla dimensione pragmatica, oltre che di esplorare i punti di contatto tra L1 e L2. Nella seconda fase di formazione pratica i docenti sono stati guidati nell’analisi di materiali didattici, hanno condiviso un modello di unità di lavoro e si sono strutturate tracce di percorsi per la classe disciplinare. Nella terza fase di sperimentazione i docenti hanno condotto le attività didattiche in aula. Sono state affrontate le seguenti situazioni comunicative: saper utilizzare il tu e il Lei in diversi contesti, saper fare un invito, saper fare una richiesta e infine saper gestire le situazioni di conflitto. In molti casi gli insegnanti sono stati supportati dal formatore sia nella conduzione delle lezioni che nella creazione delle attività, in particolare quelle di riflessione linguistica. Nella fase finale di restituzione , i docenti che hanno avuto occasione di sperimentare i materiali didattici in aula, hanno potuto condividere con i colleghi e il formatore l’esperienza. Infine i partecipanti sono stati guidati nella documentazione : questo ha permesso a tutti di reimpiegare non solo i materiali personalmente prodotti, ma anche quelli creati da altri gruppi di lavoro, oltre che generare una più efficace diffusione dei risultati della sperimentazione con la scuola di appartenenza.
Dai commenti dei docenti a fine progetto, oltre alla condivisa osservazione di una maggiore partecipazione di tutti, è emerso stupore per la capacità degli allievi di osservare, notare e riflettere sulla lingua . In particolare si è constatato come sia più efficace per gli allievi partire dagli usi linguistici per poi arrivare alla grammatica , in percorsi che vanno così dall’uso alla forma . Le riflessioni di una collega supportano ampiamente l’idea di partenza del progetto, che vede la pragmatica come componente essenziale di un percorso di educazione linguistica e non un argomento da trattare solo se rimane tempo: «fare riflessioni linguistiche in questo modo ha più senso che fare grammatica in senso tradizionale … riflettere sulle parole che stai utilizzando lascia meno vuoto dopo una lezione … pensavo anche solo al discorso dei verbi … credo che abbiano capito più in profondità durante quella lezione l’utilizzo ad esempio del congiuntivo e del condizionale che in tante lezioni di grammatica … è stato illuminante per i bambini e per me».

Per approfondire

Stefania Ferrari (2016), Oggi facciamo pragmatica: un percorso di formazione e ricerca-azione nella scuola primaria , in ItalianoLinguaDue, 8, 2, pp. 270-80.

Il progetto e alcuni dei suoi materiali

La giornata di studio GISCEL , 7 aprile 2017