Memorizzazione e riflessione

Se nella ricezione e produzione linguistica la memoria di lavoro svolge un ruolo fondamentale e i processi di memorizzazione sono legati a doppio filo alla riflessione e alle strategie cognitive indispensabili all’apprendimento, quali suggerimenti può trarne la didattica? Di Maria Cristina Peccianti.   

di Cristina Peccianti · 05 dicembre 2016
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Apprendimento linguistico e memoria di lavoro

Oggi si guarda in genere con sospetto all’ apprendimento mnemonico , etichettato come apprendimento di serie B, e si fanno raramente attività mirate al rinforzo della memoria, convinti che il maggiore motore dell’apprendimento non sia la memoria, ma la riflessione e l’attivazione delle strategie cognitive. Eppure i processi di memorizzazione sono indispensabili per l’estrinsecarsi delle abilità cognitive, gli uni influenzano le altre e viceversa, con una osmosi che va tenuta presente e sostenuta in qualsiasi percorso di insegnamento-apprendimento, e con particolare attenzione nel caso di quello linguistico.

La memoria di lavoro è infatti essenziale nella comprensione e produzione della lingua parlata , così come nella comprensione della lettura e nella scrittura. Nel caso della comprensione permette di tenere attive le parole, sentite o lette e riconosciute, per un lasso di tempo sufficiente per consentire a chi ascolta di collegare tra loro le informazioni addotte dalle parole e generare un’interpretazione efficace di un’intera frase. Nella produzione, chi parla o scrive deve conservare nella memoria di lavoro la semantica della frase che intende produrre e contemporaneamente comporre la sintassi e produrre le forme corrette.

A questo proposito, teniamo anche presente che la memoria di lavoro ha una capienza limitata e nel caso in cui un apprendente si trovi davanti a un compito linguistico che richieda abilità di elaborazione o mantenimento in memoria eccessive per il suo livello, ci sarà una perdita di informazione e, di conseguenza, una prestazione inadeguata.

Memoria e consapevolezza metalinguistica

La memoria è poi strettamente legata alla riflessione e consapevolezza metalinguistica , come viene confermato anche dai numerosi studi e ricerche, che dimostrano che le persone odono e ricordano enunciati tramite la loro conoscenza della grammatica della lingua.
Un ascoltatore percepisce infatti un enunciato in base alla sua analisi della struttura e dei costituenti dell’enunciato medesimo ed è pertanto un interprete attivo dei segnali linguistici che riceve.

Le persone non ricordano un enunciato semplicemente come una sequenza di parole: lo prova il fatto che è più facile richiamare alla memoria un particolare enunciato, con la sua struttura sintattica, piuttosto che una sequenza casuale composta dalle stesse parole. Inoltre, poco tempo dopo avere udito un enunciato, una persona può ripetere il significato generale di quell’enunciato, anche se ha dimenticato le parole precise o altri dettagli.
E, a parità di numero di parole, uno comprende e ricorda con maggiore difficoltà enunciati con una struttura sintattica complessa, specie quando la complessità impegna la memoria di lavoro, come, ad esempio, nel caso delle proposizioni incidentali.
Struttura sintattica e significato giocano quindi un ruolo importante nella memorizzazione, e quindi nell’apprendimento di una lingua.

Suggerimenti didattici

Quali allora possono essere i suggerimenti per la didattica delle lingue e per chi ha il compito di sviluppare la competenza linguistica in italiano L2 dei bambini e ragazzi delle nostre scuole?
Partendo dalla considerazione che la comprensione e la memorizzazione degli enunciati non pare governata da puri automatismi e che quindi non si avvantaggia troppo di ripetizioni e attività passive, quanto piuttosto di attività riflessive, è importante favorire negli alunni una costante presa di coscienza delle regole sottostanti ai loro usi linguistici.

Ciò non significa affatto partire dall’enunciazione di regole grammaticali astratte e complesse quanto guidare gli alunni all’osservazione di dati linguistici concreti, tratti dai loro stessi usi. Invitiamoli a riflettere e conduciamoli a scoprire quali siano le regole che ci permettono di esprimere un dato senso, quali gli elementi che in quel contesto trasformano in significato ciò che altrimenti sarebbe un insieme sconnesso di parole
Possiamo cominciare un lavoro di riflessione linguistica, basata sugli usi reali dei bambini , abbastanza presto, già dai 7-8 anni, e con alunni con bassa competenza, ma muovendoci con molta gradualità e considerando sempre i meccanismi e i limiti di capienza della memoria di lavoro, specie dei più piccoli.

Possiamo poi permetterci di spaziare maggiormente con alunni del secondo biennio della primaria e, soprattutto, con quelli della secondaria. L’approccio tuttavia non cambia. Perché si sviluppi una reale consapevolezza delle regole che governano la lingua, in grado di tradursi in competenza d’uso, dobbiamo sempre guidare gli alunni nell’osservazione, riflessione e scoperta. La guida può essere fatta attraverso domande stimolo, provocazioni che inducano gli alunni ad attivare progressivamente le risorse cognitive, per arrivare a scoprire quali sono i fili invisibili che reggono e danno un senso piuttosto che un altro a un certo insieme di parole.