L’eterogeneità come punto di forza

Le biografie personali, le scuole e i contesti di vita comuni sono sempre più diversificati e in evoluzione. Come fare dell’eterogeneità un punto di forza? Proponiamo alcuni strumenti per osservare e per osservarci. Di Davide Zoletto, professore associato di Pedagogia Generale e Sociale presso l'Università degli Studi di Udine. 

di Redazione GiuntiScuola · 11 marzo 2016
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    Un passo dopo l'altro

  • Storie e contesti diversificati e in evoluzione

    In contesti eterogenei come quelli di oggi, i percorsi biografici di allievi e allieve – così come quelli di insegnanti, educatori e genitori – sono sempre più diversificati e difficilmente riducibili a chiavi di lettura univoche. Ci sono tante differenze di età, di genere, di lingua, di abilità, di percorsi biografici, scolastici e culturali: una prospettiva “inclusiva” ci chiede di provare a partire da tutta questa diversità per farne un punto di forza per tutti gli allievi e le allieve, a prescindere dal fatto che siano figli di genitori italiani o migranti, o che abbiano o meno conosciuto in prima persona l’esperienza della migrazione. E questo tanto nei contesti scolastici (aule, laboratori, palestre, cortili…), quanto nei molti contesti extrascolastici dei nostri territori (doposcuola, campi sportivi, campi da gioco, biblioteche…).

    Una prospettiva inclusiva ci chiede non solo di impegnarci in progetti e percorsi per aiutare gli “altri” a “integrarsi” in contesti educativi che pensiamo omogenei e stabili. Ci chiede soprattutto di impegnarci in progetti e percorsi che partano dalle caratteristiche (pedagogiche, didattiche, organizzative) di contesti educativi che sono a loro volta sempre in evoluzione . L’obiettivo è cercare di descrivere e comprendere tali caratteristiche, per provare poi ad orientarle in modo che tutti i bambini e le bambine, tutti i ragazzi e le ragazze possano trovarvi uguali opportunità di partecipazione, nonché di accesso a situazioni e percorsi di apprendimento di qualità e che possano infine tradursi in percorsi e risultati (anche scolastici) positivi per tutti/e.

    Strumenti per osservare e osservarci

    Nel loro Index per l’inclusione , Tony Booth e Mel Ainscow suggeriscono che lavorare per l’inclusione significa da un lato ridurre al minimo gli “ostacoli all’apprendimento e alla partecipazione” (pp. 112-113), dall’altro “mobilitare le risorse della scuola e della comunità” al fine di “sostenere l’apprendimento e la partecipazione” (pp. 113-114) di tutti gli allievi e le allieve. In questo senso diviene prezioso il tentativo di sviluppare e sperimentare strumenti di osservazione e autovalutazione che possano aiutare insegnanti ed educatori a riflettere sui contesti educativi in cui operano per promuoverne l’equità e l’inclusività.

    Il già citato Index di Booth e Ainscow costituisce, per esempio, uno strumento prezioso in questa direzione. Ma anche in Italia, nello specifico ambito dei percorsi educativi in contesti eterogenei e multiculturali, sono stati sviluppati in questi anni diversi strumenti che insegnanti ed educatori possono usare in tali percorsi di osservazione, autovalutazione e cambiamento orientato dei contesti in cui lavorano. Si pensi, per esempio, alle diverse “versioni” del Quaderno dell’integrazione , ideato da Graziella Favaro e da Lorenzo Luatti e sperimentato poi da tanti gruppi di insegnanti sul territorio. Oppure si pensi a proposte di strumenti per l’autovalutazione della qualità della scuola interculturale come quelle elaborate da Milena Santerini e dai suoi collaboratori o da Monica Ferrari e Filippo Ledda.
    Dentro la complessità quotidiana di contesti che sono spesso impegnativi e contradditori, ma altrettanto spesso anche pieni di potenzialità, strumenti come questi possono aiutarci, come insegnanti, educatori e ricercatori, a costruire piccole ma significative occasioni in cui provare a chiederci – in modo semplice e necessariamente circoscritto, ma, forse, proprio per questo anche in modo costruttivo – non tanto o non solo come possono cambiare gli allievi e le allieve, ma anche come possono cambiare le scuole e gli altri contesti educativi.

    Alcuni strumenti

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