L’accessibilità dei testi

Scrivere (e parlare) chiaro non è un’arte facile, ma è tuttavia un dovere da parte di chi si rivolge a un vasto pubblico, come quello degli alunni, che hanno il diritto di avere testi accessibili.  

di Cristina Peccianti · 01 febbraio 2017
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Il dovere di rispettare gli alunni-lettori

Oggi si parla spesso di accessibilità dei testi scolastici, ma se ne parla quasi come un valore aggiunto, elargito da qualcuno che ci crede e si fa carico delle difficoltà di certe categorie di alunni, primi fra tutti i non italofoni. In realtà l’accessibilità dovrebbe essere una caratteristica intrinseca e imprescindibile dei testi scolastici, quale forma di rispetto per tutti gli alunni, i quali sono obbligati a leggere quei testi per scopi di apprendimento, e la loro comprensione non dovrebbe essere mai un ostacolo fra il lettore i saperi e le competenze che i testi intendono sviluppare.

Ma come scrittori, anche di testi didattici, ci sentiamo in genere con la coscienza a posto in quanto, se la comprensione costituisce un problema, pensiamo che questo non riguardi chi ha prodotto il testo, orale o scritto che sia, ma chi lo legge e la sua inesperienza o ignoranza. E non consideriamo invece che la colpa non è mai di chi non capisce , ma sempre di chi non si spiega o si spiega male, magari perché impegnato nella ricerca dell’eleganza piuttosto che della chiarezza.

Scrivere (e anche parlare) chiaro comunque si può. Non è un’arte facile , così come spesso si crede, e richiede impegno, competenza e consapevolezza, ma si può e si deve. Lasciarci sfuggire il dovere di farci capire sarebbe un vero paradosso con gli alunni stranieri, a partire dai testi delle consegne , universalmente presenti in qualsiasi tipo di materiale scolastico: dai libri di testo di qualsiasi disciplina alle unità di apprendimento, schedari e proposte didattiche di ogni genere. Con le consegne ci rivolgiamo direttamente ai bambini e i bambini dovrebbero essere in grado di capirle in modo chiarissimo, per comportarsi di conseguenza.

Eppure troviamo spesso consegne astratte (grave mancanza per una consegna da cui l’utente si aspetta che gli dica cosa, concretamente, deve fare) che presentano tutta una varietà di “comandi” che non hanno un riscontro pratico.
Ci sono poi consegne complesse e poco chiare, quelle in cui si manda l’utente in confusione, perché si usano parole difficili, sinonimi, giri di parole, incisi ecc.
E ci sono inoltre le infinite e fantasiose variazioni di forma nelle richieste di un’identica operazione (anche in una stessa scheda che richiede più compiti), alcune delle quali piuttosto discutibili.
Quasi mai si dà un esempio, che invece in alcuni casi, e specie nelle prime classi, sarebbe utilissimo.

Alcuni principi dello scrivere chiaro

La chiarezza espositiva, anche se non è un’arte facile, va comunque assolutamente perseguita da parte di chi si rivolge al vasto pubblico degli alunni. Questi, nella migliore delle ipotesi, sono lettori inesperti, quando non hanno difficoltà ulteriori legate alla competenza linguistica, come appunto gli alunni di origine straniera.

Conoscere e seguire alcuni principi fondamentali dello scrivere chiaro può essere di aiuto.
1. Abbiamo sempre presente il destinatario a cui ci rivolgiamo e lo scopo per cui ci rivolgiamo.
2. Prima di scrivere, cerchiamo di avere un progetto di testo , anche se breve, sapendo cosa vogliamo scrivere, in quale ordine ecc.
3. Scriviamo solo quello che è necessario che il destinatario sappia in relazione allo scopo della comunicazione e non altro, anche se pensiamo che potrebbe essergli utile.
4. Scriviamo una frase per ogni informazione fondamentale, specie se si tratta di consegne, in cui a ogni informazione corrisponde «un’azione».
5. Scriviamo frasi brevi. Evitiamo gli incis i, le catene di subordinate, le implicite al gerundio.
6. Usiamo strutture dirette . Evitiamo, al possibile, i passivi, le frasi negative, le forme impersonali.
7. Usiamo, al possibile, parole comuni ad alta frequenza al posto di quelle di registro alto, difficili o tecniche. Questo vale anche per le congiunzioni e le tante locuzioni congiuntive ( dal momento che, posto che, visto che… ) che possono spiazzare i lettori meno esperti.
8. Evitiamo le espressioni cristallizzate , di cui sono ricchi i testi espositivi delle varie discipline, ma che non hanno nessuna vera funzione, se non quella di complicare la comprensione. Eppure ricorrono frequentemente espressioni come queste: l’ammontare del compenso; muovere guerra; trovare posto; rivestire un ruolo; radere al suolo; soffocare nel sangue; essere insigniti; di fronte al precipitare degli eventi.
9. Se dobbiamo usare parole tecniche, settoriali, assicuriamoci che siano veramente tecniche e non termini altisonanti tramandati da un uso inerte, e, nel caso, spieghiamoli.
10. Preferiamo, in genere, la ripetizione , cioè il chiamare allo stesso modo lo stesso oggetto o persona, piuttosto che la variazione realizzata attraverso sinonimi, pronomi, perifrasi ecc.
11. Facciamo attenzione alla punteggiatura , che nella testualità è il regno dell’anarchia. Essa è tuttavia importante, in quanto segna l’articolazione del testo e guida il lettore nella comprensione.
12. Usiamo connettivi espliciti che segnalino gli snodi e guidino il lettore attraverso il testo, piuttosto che lasciare a lui il compito, non sempre facile, di ricostruire legami logici e sintattici impliciti.

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