La lingua batte dove il gioco vuole: i bambini imparano l'italiano

I bambini imparano la lingua giocando e facendo. Indicazioni operative e ludiche per l’acquisizione dell’italiano nella scuola dell’infanzia e non solo.   Di Antonio Di Pietro e Marisa Pedrana.

di Redazione GiuntiScuola · 29 marzo 2017
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Tirar fuori la lingua

Come mai si tira fuori la lingua quando ci concentriamo? A riguardo sono state fatte alcune osservazioni di bambini (intorno ai 4 anni) impegnati in diverse azioni. È stato notato che i bambini tirano fuori la lingua quando vorrebbero comunicare qualcosa. La lingua fuori significa che si sta pensando “a parole” che però non vengono dette. Questo gesto è frutto di un collegamento fra le due vicine zone celebrali responsabili del fare e del linguaggio.

In questo articolo , e in altri due che seguiranno, vorrei presentare alcune proposte svolte all'interno del progetto “Conoscersi... per stare bene insieme” del Comune di Prato (su Sesamo un'intervista a Silvia Anichini, referente del progetto ) per coinvolgere i bambini in giochi che invitano a “tirar fuori la lingua” in contesti multiculturali.

La lingua per compiere azioni

Quotidianamente i bambini, come del resto tutti noi, compiamo delle azioni. Molte di queste azioni per realizzarsi hanno solamente bisogno di parole che possono anche cambiare il corso delle azioni stesse. Pensiamo ad esempio ad un bambino a cui durante il gioco autonomo viene chiesto da un suo compagno di avere un giocattolo: il bambino potrebbe dire “dammi il gioco!”, oppure “mi dai il tuo gioco ora?” e sulla base delle parole usate l’azione/reazione potrebbe essere diversa. Quando parliamo, quindi, usiamo la lingua per agire, compiamo cioè degli atti utilizzando delle espressioni linguistiche diverse sulla base dello scopo che vogliamo raggiungere. Ogni “dire” è, quindi, allo stesso tempo un “fare”.
L’idea del linguaggio come azione e quindi la definizione delle funzioni del linguaggio correlate a rispettive forme linguistiche - gli atti linguistici -, già presente in Aristotele, è stata oggetto di una vasta letteratura filosofica e linguistica del Novecento (Bühler 1934; Jakobson 1960; Halliday 1970) che ha portato alla definizione di svariati modelli funzionali. In questa sede facciamo riferimento al modello integrato di Jakobson e di Halliday come base per descrivere le sei funzioni linguistiche che di volta in volta i bambini possono realizzare a partire dal contesto comunicativo in cui si trovano.

Sei funzioni linguistiche

Funzione linguistica Funzionalità Esempi di atti linguistici
Personale Si realizza quando una persona rivela la propria soggettività, la propria personalità attraverso la manifestazione di sentimenti, emozioni, pensieri impressioni, sensazioni. Presentarsi, esprimere il proprio stato fisico, psichico, i propri gusti, dire l'età...
Regolativo-strumentale Consiste nell'usare la lingua per agire sugli altri, ossia per regolare il loro comportamento o ottenere qualcosa al fine di soddisfare le proprie necessità. Dare e ricevere istruzioni, ordini...
Referenziale Si manifesta quando la lingua viene usata per spiegare o descrivere la realtà. Chiedere e dare informazioni, spiegare, descrivere...
Poetico-immaginativa Si realizza quando si vogliono produrre particolari effetti ritmici, suggestioni musicali, associazioni metaforiche, ecc. - agendo quindi soprattutto sulla forma del messaggio - o per creare situazioni e mondi immaginari. Descrivere mondi immaginari...
Interpersonale Si ha quando la lingua serve a stabilire, mantenere o chiudere un rapporto di interazione. Salutare, congedarsi, offrire, accettare, rifiutare, attrarre l'attenzione, rifiutare, iniziare e concludere una comunicazione...
Meta-linguistica Si realizza quando ci si serve della lingua per riflettere sulla lingua stessa (spiegarne i meccanismi, descriverne le caratteristiche, ecc.). Definire una parola, della grammatica, della comunicazione di altre scienze...

Diversi modi di parlare

Ogni funzione è, quindi, un macro-scopo che si realizza attraverso atti diversi, a cui corrispondono varie espressioni linguistiche.
L'impianto teorico delle funzioni linguistiche, prima ancora di progettare itinerari ludici, ci permette di fare alcune considerazioni su come utilizziamo la lingua. A scuola offriamo ai bambini un equilibrio fra i diversi modi di utilizzare e sviluppare il linguaggio? Ad esempio, possiamo notare che tendenzialmente privilegiamo situazioni che attivano la lingua dei bambini in funzione personale (per raccontarsi) e meno referenziale (per descrivere quanto si vede), oppure molto in funzione poetico-immaginativa (per narrare una storia) e quasi per niente in funzione metalinguistica (per definire una parola). Tenere di conto delle “funzioni” ci permette di garantire ai bambini la possibilità di esplorare i diversi modi per mettere in gioco le competenze linguistiche.
In termini ludici, possiamo proporre e predisporre giochi per mettere in funzione i diversi atti linguistici. Giochi per far sì che un bambino sia fortemente motivato ad utilizzare la lingua per raccontarsi, dialogare, ottenere, narrare, spiegare e definire.
Nei prossimi due articoli, presenteremo giochi e attività per sollecitare la presa di parola dei bambini riferita a funzioni comunicative diverse.

Per saperne di più

Leggi la seconda parte: Parole per raccontarsi, giocare, immaginare

Per un approfondimento sulle funzioni linguistiche:
AUSTIN J. L., 1962, How to do things with words, Oxford University Press, Oxfrod.
BALBONI P. E., 1994, Didattica dell'italiano a stranieri, Bonacci Editore, Roma.
BALBONI P. E., 2012, Le sfide di Babele. Insegnare le lingue nelle società complesse, UTET, Torino.
BÜHLER K., 1934, Sprachtheorie, Jena, Fisher, tr.it. 1983, Armando, Roma.
HALLIDAY M. A. K., 1970, “Struttura linguistica e funzione linguistica” (tr. It.) in J. Lyons (a cura di), 1975, Nuovi orizzonti della linguistica, Einaudi, Torino.
JAKOBSON R., 1960, “Closing statements: linguistics and poetics”, (tr. It.) in R. Jakobson, 1966, Saggi di Linguistica generale, Feltrinelli, Milano.
SEARLE J.R., 1973, Speech acts, Cambridge University Press, Cambridge.

Gli autori

Antonio Di Pietro , pedagogista ludico. Referente nazionale del LudoCemea e membro del gruppo internazionale di ricerca Jeux et Pratiques Ludiques dei CEMEA. Collabora presso la Scuola di Studi Umanistici e della Formazione (Università di Firenze) e con LUDEA (Libera Università dell’Educazione Attiva). Svolge consulenze ai servizi educativi, incontri con genitori e formazione pratica. Ha diverse pubblicazioni all’attivo. Scrive per la rubrica “La biblioteca dei piccoli” della rivista “Scuola dell'infanzia” ed ha pubblicato di recente per Giunti Scuola “E ora si balla!”. Dal 2011 collabora al progetto “Conoscersi... per stare bene insieme” del Comune di Prato.

Marisa Pedrana , sinologa, esperta di bilinguismo, docente di didattica delle lingue straniere e moderne presso l’Università della Calabria, si occupa da anni – in particolare nel distretto pratese – di politiche educative e strategie didattiche per la costruzione di contesti accoglienti e inclusivi.
Dal 2015 collabora al progetto “Conoscersi…per stare bene insieme” del Comune di Prato in qualità di mediatrice culturale e linguistica.