Le scelte della mia scuola multiculturale – Soheila e le favole orientali

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Le scelte della mia scuola multiculturale – Soheila e le favole orientali

Soheila viene dal Bangladesh. In classe osserva tutto e tutti ma è difficile coinvolgerla nelle discussioni. Per non parlare di gite e feste. Finché non entra in classe un libro meraviglioso... Aspettando il convegno “A scuola nessuno è straniero”. 

Vittorio Zecchin, Mille e una notte

Vittorio Zecchin, "Le Mille e una notte", 1914. Fonte immagine: Artribune.

In occasione del convegno A scuola nessuno è straniero. La scuola multiculturale nel tempo delle scelte (18 marzo, Padova) abbiamo chiesto ad alcuni amici di "Sesamo" (insegnanti, educatori, dirigenti scolastici) di raccontarci una delle scelte che la scuola multiculturale si trova a fare ogni giorno. Oggi diamo voce a Maria Chiara Bolognini, insegnante di scuola secondaria (I.C. G. Rodari) a San Lazzaro di Savena che da anni si occupa di alunni stranieri e neoarrivati.

All’inizio fu tutto un problema…

Soheila era una ragazzina alta e sottile, con lunghi capelli scuri e delicati lineamenti orientali. Arrivata dal Bangladesh dopo vari viaggi per il mondo, conosceva abbastanza bene l’Italiano, però era molto chiusa, preferiva stare in disparte, al massimo parlava solo con un’altra ragazzina, musulmana come lei. I compagni dicevano che era difficile coinvolgerla e che lei viveva in modo diverso: non li frequentava nel tempo libero, digiunava nei lunghi periodi del Ramadan, e uscendo da scuola metteva un velo sui capelli. Dopo il suono della campanella, i compagni uscivano correndo e raggiungevano genitori che si salutavano e chiacchieravano fra loro. Soheila invece si allontanava in mezzo ad un gruppo di donne vestite con abiti lunghi e scuri, anche se non era una scena triste, perché tra loro sorridevano e scherzavano. Non era facile neppure coinvolgerla nelle attività della classe perché, cortese ed educata, osservava tutto e tutti ma non partecipava ai dialoghi con i compagni e parlava pochissimo anche con gli insegnanti, solo quando era interpellata direttamente e non poteva proprio farne a meno. All’inizio fu tutto un problema: gite, semplici feste, partecipazione ad iniziative.

Il viaggio e la scoperta reciproca

Per superare questo genere di barriere, nel nostro istituto vengono proposti da diversi anni percorsi didattici interculturali. Queste attività, finalizzate alla maturazione dell’identità e alla socializzazione, favoriscono in classe un clima di apertura e interesse verso l’altro. La proposta di letture legate al tema del viaggio e alla scoperta di altre culture è una delle iniziative più stimolanti. Questo percorso propone ogni anno approfondimenti e riflessioni sui valori culturali e sociali legati a mondi e culture lontani: “Riflettere sulle esperienze di viaggio, reali o vissute attraverso i libri, aiuta a conoscere tradizioni e culture, rappresenta un’occasione di conoscenza e di confronto, essenziale per ridurre pregiudizi e stereotipi, aprirsi alla multiculturalità e sviluppare lo spirito di solidarietà”. Il percorso è articolato in vari momenti: racconto e lettura di un narratore, visione di film, approfondimenti in classe con gli insegnanti, produzione di relazioni, elaborati e disegni, legati ai contenuti del percorso.
In seguito, verso la fine del triennio, Soheila mi raccontò che il suo interesse verso la vita di classe era cominciato proprio il giorno in cui avevamo proposto alcune storie de Le mille e una notte. Aveva sentito che il suo mondo di cultura tanto differente era apprezzato anche dai compagni, incuriositi da storie e modi di vivere diversi. Soheila aveva preparato anche un coloratissimo cartellone sull’argomento, luminoso di scintillanti perline, piccole pietre colorate, le stesse che illuminavano i veli con cui si copriva i capelli. I compagni avevano apprezzato quelle storie e poi quel cartellone che la ragazzina aveva esposto, trovando finalmente il coraggio di comunicare. Quelle descrizioni favolose, quei sogni, quel mondo orientale avevano affascinato tutti e il cartellone è rimasto con noi fino alla fine della terza media.

Integrarsi senza perdersi

Quella serie di letture in classe ebbe un effetto profondo sull’atteggiamento di Soheila. Di lì a poco la ragazza illustrò ai compagni una bellissima lezione sul Bangladesh, assieme ad una compagna nata nel suo stesso paese, poi, fra progetti, iniziative e tranquilla routine, a piccoli passi il suo ruolo all'interno della classe diventò sempre più significativo.
Tante altre occasioni e tanti argomenti di studio avevano in seguito favorito l’integrazione di Soheila, ma lei aveva sempre detto che aveva per trovare fiducia erano state determinanti quelle storie di mondi lontani che avevano affascinato tutti, anche i compagni. Al termine della terza, Soheila aveva deciso di iscriversi Liceo Scientifico, per tornare un giorno come medico in Bangladesh, ed aiutare il suo paese.
A questa ragazza la scuola ha offerto tante opportunità e fra queste quella di difendere come un valore aggiunto le differenze intellettuali, spirituali, di genere o di cultura e la possibilità di valorizzare il diritto ai sogni e alle speranze di tutti.

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