Pescatori di sogni

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Storie di ragazzi per riflettere insieme su migrazione, convivenza, apertura ed educazione. Di Maria Frigo

viktor galovic

Immagine di Viktor Galović tratta dal sito web della Federtennis Croata http://hts.hr

L'articolo di questo mese propone tre storie di ragazzi, non italiani, che hanno da dirci qualcosa su di noi, su quello che stiamo diventando e su come ci vedono gli altri. La prima è una storia di educazione e di innamoramento, la seconda di migrazione e successi sportivi, l’ultima è una storia triste, di migrazione e morte. I protagonisti sono tre ragazzi nati altrove ma con l’Italia nel cuore.

Il pescatore di sogni

Takeito è venuto in Italia a sedici anni per un programma di scambio studentesco. Ha vissuto un anno come figlio in una famiglia milanese e poi è tornato in Giappone. Ma l’Italia gli è rimasta nel cuore e nel futuro. Quando si è trattato di scegliere gli studi universitari, ha deciso di tornare qui e ha vinto una borsa di studio per una facoltà di lingue a Napoli. E qui, la sua educazione nipponica si è confrontata con la realtà italiana. Cosa poteva fare lui per una Napoli della cui bellezza si stava già innamorando? Semplicemente, poteva continuare quello che in Giappone era già abituato a fare: occuparsi dello spazio intorno a lui. In pratica, dedicare del tempo a raccogliere carte, cicche di sigaretta e rifiuti abbandonati negli spazi comuni dai cittadini. Ha coinvolto altri ragazzi nella sua impresa e fondato un gruppo chiamato poeticamente “I pescatori di sogni”.

Nel video racconta come è nata la sua iniziativa e spiega il suo semplice sogno per una Napoli più pulita.

Dalla guerra alla vittoria sportiva

In fuga dalla guerra in Croazia, Viktor a cinque anni arriva con la famiglia in un paese vicino a Milano. Lui e il fratellino fanno fatica a integrarsi a scuola e nella comunità. Il papà, ex calciatore professionista ora alla guida di camion, intuisce che lo sport può essere una buona strada per trovare dei nuovi amici. Viktor, bambino un po’ gracile a detta degli allenatori, invece che a calcio inizia a giocare a tennis e vince una borsa di studio presso un circolo tennistico. Impara in fretta e, secondo il ricordo del suo maestro “si distingue per correttezza e lealtà: al torneo di Busto Arsizio, quando l’avversario spacca la corda e finisce le racchette, il ragazzino croato scappato dalla guerra gli presta una delle sue. E lì – ricorda con soddisfazione – ci rendiamo conto che il modello educativo ha funzionato. Conta rispettare l’avversario e sapersi comportare, più che sbranare le partite”. Ma poi il ragazzo gracilino cresce e le partite le vince alla grande. Adesso Viktor Galović, 28 anni, 192 centimetri per 88 chili, continua ad allenarsi in Italia e fa parte del quartetto nazionale croato che ha sconfitto la Francia in coppa Davis.

La storia triste del ragazzo con la pagella cucita nella tasca

E infine c’è la storia triste dello studente che una borsa di studio l’avrebbe proprio meritata ma non ha mai potuto ottenerla. Se ne è parlato molto in questi giorni. Di lui, annegato nel tentativo di trovare una vita migliore, sappiamo che veniva dal Mali, aveva circa 14 anni e si era fatto cucire nei vestiti un documento preziosissimo: la pagella scolastica. La sua storia si unisce alle tante storie drammatiche di morte in mare. L’ondata di commozione e la vicinanza emotiva alla tragica vicenda sono state offuscate dalle polemiche, come se la cosa più importante fosse quella di stabilire sotto quale Governo sia morto il giovane migrante e non, invece, fare tutto ciò che è possibile affinché tragedie simili non si ripetano.

Forse veramente abbiamo sempre più bisogno di conoscere le storie vere, di incontrare le persone e di vederle, al di là delle etichette straniero, migrante, rifugiato, di ricordare quelli che non ci sono più, ammirare quelli che sono qui nella loro grandezza o nella loro semplicità. Rimanere aperti al contatto, rimanere umani.

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Maria Frigo: 4 Febbraio 2019 In classe

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