Educare al silenzio

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Due album preziosi per educare alla bellezza delle cose taciturne fuori e dentro di sé. Di Duccio Demetrio. 

duccio demetrio silenzio

Il silenzio è un amico e un complice

Finalmente pare che il silenzio debba tornare, anche in educazione, a interrogarci, a divenire un interessante argomento. Non per escogitare trucchi e minacce più efficaci rispetto a classi vocianti e distratte. Si stanno infatti diffondendo sempre più nelle scuole attività dedicate a quanto, già Maria Montessori, riteneva una risorsa fondamentale nella formazione dei più piccoli e dei ragazzi. E tale da indurre in loro la ricerca spontanea di momenti nei quali sostituire alle parole dette, ai suoni inutili e stordenti, più pause dedicate alla pensosità, alla osservazione, all’ ascolto di quei suoni sommessi, discreti, gradevoli che hanno il potere di affinare sensibilità e attenzioni. Tale ritorno, non ritengo sia soltanto una moda, ma piuttosto un’esigenza di maggior intimità, solitudine meditativa, presa di distanza dalle concitazioni contemporanee. Insomma riconducibile all’ insorgere di comportamenti in controtendenza che molti analisti vanno osservando e riproponendo anche ai bambini e ai ragazzi.
Ci riferiamo quindi al silenzio come ad un amico, un complice, un vicino di casa. Con il quale dialogare; e cioè al silenzio come necessità vitale, della quale non possiamo fare a meno. Sfatando il luogo comune che associare al silenzio gesti e attività educative, equivalga soltanto ad evocare comportamenti di carattere disciplinare, regole e pedanterie oggi più che mai ben difficili da instaurare. Quante volte ho visto sui volti degli insegnanti, dinanzi alle proposte pedagogiche della nostra Accademia del silenzio più di un sorriso ironico e sconfortato? Quando invece la “cultura del silenzio” può rappresentare un importante tema da sviluppare e ricondurre alle nostre vite e modi di stare insieme. È una occasione per svolgere, anche nelle scuole, ricerche sugli atteggiamenti infantili, adulti, famigliari, coinvolgendo gli stessi alunni. Con domande del tipo: come ti senti quando c’è silenzio intorno a te? Che significati ha il silenzio? Quanti tipi di silenzio esistono, secondo te?

I colori del silenzio

Insomma, il crescente interesse per il fare, il cercare, il proporre più silenzio (nella molestia dei rumori costanti che pervadono le nostre giornate) è un atteggiamento mentale e civile individuale e collettivo da coltivare fin da piccoli. Per quella che non è soltanto una consapevolezza sensoriale. Dal silenzio spesso si fugge, per le sensazioni di vuoto, se non di timore e abbandono, che suscita in noi. E questo ha sempre contribuito a ritenerla una parola sulla quale non sostare più di tanto: sgradevole e inquietante. Infatti, evocare il silenzio equivale a porsi domande anche se non soprattutto sugli aspetti extrasensoriali che tale dimensione chiama in causa.

Certo, non esistono soltanto i silenzi gradevoli, necessari alle concentrazioni richieste dalla lettura, dal pensiero, dalla scrittura oppure dall’ ascolto tanto degli altri quanto della natura. Il silenzio è anche negazione della parola (e quindi di un diritto); è connesso con la sofferenza, il sopruso, la violenza, la delegittimazione dell’ altro e il suo costringerlo alla ignoranza, all’ impotenza. Silenzio vuol dire tanto condotta moralmente opportuna, quanto omertà; significa vincerlo per esigenze di giustizia, quanto ritrovarlo nelle ingiustizie dell’esistenza.
Il silenzio è ora un atto affettuoso, ora manifestazione di disprezzo e indifferenza.

Quando c’è silenzio ti parlano i pensieri

L’argomento è quindi interessante da proporre, anche a scuola, nella sua contraddittorietà, versatilità e complessità. Tornando però al silenzio da imparare ad amare e da non rifuggire più ecco che ci aiutano ad entrare in argomento, suggerendoci traduzioni didattiche sia nella scuola dell’ infanzia, o in famiglia, che in quella primaria, due testi illustrati di grande suggestione. Il primo Ascolta, il silenzio di Maria Loretta Giraldo e di Nicoletta Bertelle, autrice delle tavole (Edizioni Il gioco di leggere, 2014) è una bella e accattivante introduzione a non averne paura, a imparare quanto sia importante ritrarsi dal rumore che troppo ci distrae e assilla. Ci invita a evitare le assordanti grida inutili, il chiacchiericcio televisivo e mediatico onnipresente che ci impedisce di percepire le aggraziate e sottili “ voci del mondo” divenute sempre più rare: tanto in una città quanto a contatto con la natura.
In questo caso, l’educazione al silenzio si traduce in una educazione a percepire sonorità gradevoli: ticchettii e cinguettii impercettibili, la pioggia sui vetri, lo stormire delle foglie. L’ esito verso il quale però amabilmente l’album ci conduce, si rivela ben presto un’occasione per rendere bimbe e bimbi autori dei loro possibili silenzi da coltivare in loro stessi. Perché: “ quando arriva il silenzio ti parlano i pensieri… Sono là dentro di te. Li tieni racchiusi nella mente, custoditi nel cuore… c’è la voce dei sogni… dei ricordi… E ci sono mille altre voci, quando tace il frastuono. Sono le voci più profonde, le più belle se tu le ascolti”.

In silenzio scopro chi sono

Sulla stessa raffinata lunghezza d’onda ci collochiamo sfogliando, per i bambini più grandi, di Luigi Ballerini e Simona Mulazzani Un posto silenzioso (edizioni Lapis, 2016). Anche in questo caso, attraverso le immagini e i testi accurati, veniamo condotti, mediante la simulazione di un dialogo fitto, tra il silenzio e un bimbo curioso, verso lo scopo principale: offrirgli le “prove” che dentro di lui c’è una vita invisibile agli altri, ricca di ricordi, emozioni desideri, aspirazioni. Una presa di coscienza possibile, il libro ci fa intuire, soltanto se ci si esercita – grazie alle circostanze silenziose che tocca a noi cercare e costruire – a coniare dentro noi stessi le parole nuove con le quali nominare le realtà e le storie circostanti. È importante questo dialogo, che ci invita a metterlo in atto in altre forme, poiché il silenzio può andare e venire, può non più spaventarci, se ne diventiamo i protagonisti e inventori oltre che i confidenti e gli alleati. Quel bambino che prima aveva idee confuse sulla natura di questa dimensione umana, nell’ultimo disegno si scoprirà abitato - nonché padrone in casa propria - di una miriade di situazioni nelle quali il silenzio ha fatto sentire la sua voce singolare e variegata. E potrà rispondere al suo interlocutore, prima ignoto: se tu “Sei in tutti i posti silenziosi. Ci sei anche nel mio…Ti cercherò ancora”.
Due libri dunque preziosi: tanto più perché sono ricchi di suggestioni da riproporre. Per andare a scoprire che la natura del silenzio è appunto sempre molteplice, ma che se tale varietà non viene ricondotta a ciascuno non raggiungerà l’obiettivo di arricchire un senso e un rafforzamento di sé oscillante in perpetuo tra noi stessi e il mondo.

 

Per saperne di più

• L’Accademia del silenzio, fondata da chi scrive e dalla giornalista Nicoletta Polla Mattiot: www.accademiadelsilenzio.it Sede di due scuole di pedagogia del silenzio, a Milano e ad Anghiari.

• Chi fosse interessato invece a conoscere un’esperienza (dal 2015 al 2017) dove la pedagogia del silenzio ha mostrato di funzionare nella scuola secondaria di primo grado, può prendere il contatto con l’attività didattica promossa presso l’istituto comprensivo “Croci” di Paderno Dugnano (Milano) dalla professoressa Beatrice Doriguzzi ed ora documentata a cura delle ragazze e dei ragazzi.

• Un bellissimo lavoro realizzato con i ragazzi della classe quinta a partire dal libro “Un posto silenzioso”, Il dono più grande, è sul blog di Antonella Capetti: www.apedario.blogspot.com. Le immagini dell’articolo sono tratte da questo blog.

• Duccio Demetrio, professore di filosofia dell’educazione all’università di Milano Bicocca, fondatore della Libera Università dell’autobiografia di Anghiari e di Accademia del silenzio. Su tali argomenti ha scritto: L’educazione interiore (2000); Filosofia del camminare (2005); L’interiorità maschile (2010); I sensi del silenzio (2012); Silenzio (2014); La vita si cerca dentro di sé (2017).
 

Leggi anche gli altri articoli nella sezione Punti di vista

Immagini: blog Apedario 

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